
Il pilastro della missione del JRS è offrire servizi olistici e umani ai migranti forzati. Tutte le sovvenzioni del mondo non sarebbero sufficienti a sostituire il calore dell’aiuto offerto da un essere umano a un suo simile. Il JRS riconosce in ogni rifugiato la dignità umana attraverso l’accompagnamento.
È questo approccio diretto e personale di interazione individuale e di cooperazione con i rifugiati che arricchisce sia i rifugiati stessi che lo staff del JRS. Accompagnando i rifugiati, facendosi toccare dalla loro esperienza nei campi profughi, nelle zone di conflitto, nei centri di detenzione o dovunque si trovino, lo staff del JRS capisce qual è il modo migliore di servirli e di difendere i loro diritti.
| "Il nostro contatto stretto e diretto con la gente, la nostra presenza accanto a loro... ci permette di comprendere i loro veri bisogni," ha detto Padre Bernard Arputhasamy SJ, ex direttore del JRS Asia del Pacifico. |
Accompagnare significa essere compagni. Noi siamo compagni di Gesù, quindi desideriamo essere compagni di quelli con cui lui preferiva essere associato, i poveri e gli emarginati. È un’azione pratica e efficace. Non di rado è esattamente così che si offre protezione. È un modo di 'internazionalizzare' una situazione. La presenza di un team internazionale a volte impedisce che i rifugiati vengano attaccati. Inoltre, la presenza può essere un segno. Il fatto che una persona libera scelga consapevolmente e fedelmente di accompagnare chi non è libero, chi non ha potuto scegliere riguardo alla propria presenza in un determinato luogo, è un segno in sé, è un modo di suscitare speranza.
Il nostro accompagnamento afferma che Dio è presente nella storia umana, anche nei suoi episodi più tragici. Noi sperimentiamo questa presenza. Dio non ci abbandona. Nel nostro lavoro pastorale, ci concentriamo su questa prospettiva e non ci lasciamo fuorviare da manovre politiche e divisioni etniche, che possono verificarsi tra i rifugiati o tra le agenzie e i governi che determinano il loro destino..



