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America Latina: difficoltà alla frontiera tra Colombia e Venezuela
12 ottobre 2012

Secondo il Consultorio per i Diritti Umani e la Migrazione Forzata, l'effettivo numero degli sfollati interni a causa del conflitto colombiano dalla metà degli anni Ottanta supera i 5 milioni. Inoltre, più di 600mila persone sono rifugiate nei Paesi confinanti. (JRS Venezuela)
In totale, 2.574 rifugiati e sfollati sono stati identificati, curati e sostenuti in 5 città.
Bogotà, 12 ottobre 2012 – Il mese scorso l'ufficio del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati America Latina e Caraibi  ha iniziato il progetto Prevenzione della violenza e ripristino dei diritti degli sfollati e dei rifugiati sulla frontiera colombiano-venezuelana; il progetto è finanziato dalla Fondazione Alboan e del governo basco di Spagna.

Questo progetto mira a continuare il lavoro precedentemente svolto dal JRS a Barrancabermeja, San Pablo e Cucuta, in Colombia, e a Ureña e El Nula, in Venezuela. In queste zone, il JRS offre accompagnamento globale e sostegno, in una prospettiva bi-nazionale, a migliaia di rifugiati, donne, uomini, ragazzi, ragazze e adolescenti.

Secondo il Consultorio per i Diritti Umani e la Migrazione Forzata (CODHES), l'effettivo numero delle persone che sono state costrette alla fuga dal conflitto all'interno della Colombia dalla metà degli anni '80 supera i 5 milioni. Inoltre, più di 600mila persone hanno attraversato il confine e sono rifugiati nei Paesi vicini.

Secondo i dati dell'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), 54.965 rifugiati, soprattutto colombiani, vivono in Ecuador. A Panama, ci sono 15mila persone bisognose di protezione internazionale. In Brasile, il numero è cresciuto del 300% negli ultimi due anni, e in Venezuela ci sono più di 200mila persone bisognose di protezione internazionale.

In Venezuela, una delle principali lacune del sistema di protezione è il diniego dello status di rifugiato o la difficoltà di accedere alla procedura. In Colombia, la migrazione interna continua e le persone non sono in grado di accedere a soluzioni durevoli che permettano loro di vivere in dignità. Questo progetto ha l'obiettivo di rafforzare la capacità di queste persone di difendere ed esercitare i propri diritti umani davanti alle autorità competenti, con il supporto di forti organizzazioni di base.

Un altro problema presente nella regione è il rischio che bambini e giovani siano coinvolti, in diverse forme, nel conflitto armato, il che comporta che abbandonino la scuola e perdano la struttura familiare. Avendo identificato questo problema, il progetto verrà implementato anche attraverso l'educazione di comunità.
Inoltre verrà condotta una ricerca a livello regionale e attività di advocacy che, combinate con azioni di sensibilizzazione, comunicazione e di formazione, aumenteranno la consapevolezza in merito alle difficoltà quotidiane che le vittime dei conflitti affrontano, facilitando così la loro integrazione nella comunità ospite e prevenendo la violenza.

Uno sguardo all'indietro. La prima fase del progetto è stata realizzata tra il 2010 e il 2011. In quel periodo i rifugiati e gli sfollati sono stati informati dei loro diritti e hanno appreso i modi in cui possono chiedere di farli valere.

In totale, 2.574 rifugiati e sfollati sono stati identificati, curati e sostenuti in 5 città. 1.856 persone (per il 62% donne) hanno ricevuto assistenza umanitaria di emergenza, consulenze legali e misure di supporto psicosociale. Più di 1.235 persone (per il 52% donne), tra cui leader di comunità e sfollati interni, hanno preso parte a 95 laboratori di capacity-building e incontri di coordinamento per rafforzare i meccanismi di protezione, promuovere i loro diritti e sostenere il processo di integrazione locale.

"Il nostro sostegno alle famiglie è stato integrato e globale per assicurare la sostenibilità in Venezuela. Questo sostegno multidimensionale va dall'intervista iniziale al rilascio di un documento provvisorio, l'individuazione e offerta di alloggio con l'aiuto dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, fino all'accesso all'istruzione, alla salute, al micro-credito, all'assisenza legale e al follow-up di ciascun caso", dice Ingrid Bournat, una psicologa che coordina il team del JRS a Tachira, Venezuela.

Il JRS ha offerto informazioni agli enti pubblici in merito allo status dei rifugiati e degli altri migranti forzati per definire l'assistenza di cui hanno bisogno, aiutando ad assicurare che sia basata sulle priorità già identificate. Il JRS ha anche offerto formazione e assistenza tecnica per i funzionari di polizia per definire e implementare politiche, piani e programmi per le vittime della migrazione forzata.

I risultati di questo primo intervento permettono al JRS di identificare le lacune del sistema di protezione e le attuali capacità di operare nelle situazioni di emergenza umanitaria sul confine. Inoltre, il JRS ha realizzato 75 azioni per informare l'opinione pubblica sulle varie questioni relative ai rifugiati e ai migranti forzati.

In tutte le fasi, i rifugiati sono stati l'elemento trainante nello sviluppo di ogni attività. La loro disponibilità, il loro sostegno (molti hanno messo a disposizione le loro case come sede di servizi e workshop) e la loro guida in situazioni nuove o non previste ha catalizzato la formulazione di nuove proposte e le modifiche negli interventi già in atto.

L'obiettivo è mettere i rifugiati in condizione di difendere in prima persona i propri diritti e, in ultima analisi, di migliorare le proprie condizioni di vita.

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User reflections
Animo a todos los que trabajan en el JRS por la labor que están realizando. Gracias a gente como ellos a lo mejor algún día conseguimos "un mundo mejor"
Montse Romera - Jesuit Refugee Service International Office - novembre 04, 2012
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