Programma educativo del JRS per rifugiati iracheni ad Amman, Giordania (Peter Balleis SJ/Servizio dei gesuiti per i rifugiati)
Washington DC, 4 dicembre 2009 – Il Servizio dei gesuiti per i rifugiati/USA ha sottoscritto di concerto con i suoi partner le lettere inviate rispettivamente al Dipartimento di Stato USA e all’Alto Commissario delle NU per i rifugiati, in cui si esprime condivisione con la posizione del gruppo di lavoro della InterAction Humanitarian Partnership nonché del Comitato per la protezione del Refugee Council USA riguardo alle problematiche chiave che la prossima settimana verranno portate al tavolo di dialogo dell’Alto Commissario sul tema della protezione.

Il Dialogo sulle problematiche della protezione si svolgerà a Ginevra il 9-10 dicembre, e si incentrerà sul tema degli ostacoli che si pongono ai rifugiati e agli sfollati con la forza nelle città e in altri contesti urbani.

Nel 2007, l’Alto commissario delle NU per i rifugiati, António Guterres, ha istituito il Dialogo per facilitare lo scambio informale di idee tra UNHCR, le varie nazioni, il mondo accademico, le organizzazioni non governative e altre parti interessate, sulle problematiche della protezione globale.

Il Servizio dei gesuiti per i Rifugiati/USA e i suoi partner salutano la pubblicazione del documento  “UNHCR Policy on Refugee Protection and Solutions in Urban Areas”, e si dichiarano concordi con i principi e le direttive di ordine generale in esso contenuti. Il documento rappresenta un notevole progresso rispetto a precedenti politiche e approcci dell’UNHCR riguardanti queste fasce di popolazione.

L’esigenza di una rinnovata politica non poteva essere più urgente, in  quanto la maggior parte dei rifugiati ora vive esterna ai campi, e nel 21° secolo saranno verosimilmente proprio i rifugiati urbani il vero volto del dislocamento. La sfida ora è assicurare la sua puntuale ed effettiva attuazione. Rimane la preoccupazione che, mentre il documento presenta un solida struttura per l’azione, non fornisce quella guida operativa di cui la comunità umanitaria ha urgente bisogno. Le problematiche sono complesse ed esigono nuovi approcci, nuove partnership, nuove competenze.

Ci auguriamo che il Dialogo costituisca un importante sede per l’identificazione delle principali questioni operative, nonché della pianificazione iniziale della loro attuazione. Sollecitiamo il governo USA a integrare in sede di Dialogo e nei mesi successivi l’invito degli USA a provvedere a detta attuazione con l’impegno ad inserire il tema delle questioni che preoccupano i rifugiati urbani tra le tematiche trattate dalla diplomazia americana, con l’assicurazione che il sostegno finanziario degli USA alla protezione e assistenza ai rifugiati preveda l’inclusione anche dei rifugiati insediati in contesti urbani. La comunità internazionale dei donatori dovrà operare con maggior coordinazione ricorrendo, per rispondere alle necessità dei rifugiati urbani, anche alle “riserve” per lo sviluppo e gli aiuti umanitari. Gli USA possono dimostrare il proprio sostegno a questa risposta integrata assicurando che i flussi finanziari, compresi quelli presi in esame da PRM e USAID, siano flessibili tanto da consentire di aiutare sia le fasce di rifugiati urbani vulnerabili, sia i rifugiati che vivono nei campi. Come prima nazione nel provvedere al reinsediamento come soluzione durevole, gli USA possono fare ancora molto  nel promuovere  il ricorso strategico al reinsediamento come modo per sbloccare situazioni di rifugiati urbani protratte nel tempo, oltre che promuovere l’integrazione a livello locale e il rimpatrio volontario.

Chiediamo inoltre con forza di convogliare i fondi USA destinati alle strategie dell’UNHCR in modo da creare una più profonda partnership tra le agenzie delle NU, e tra queste e i vari governi e organizzazioni non governative (ONG), in modo da rispondere meglio alle necessità dei rifugiati urbani, come espresso nella nuova politica.

Tenuto conto degli ostacoli insiti nell’avvicinare i rifugiati nei contesti urbani, la risposta sul campo richiederà una varietà di approcci, mobilitando le competenze di diversi attori, tra cui le NU, le organizzazioni umanitarie e per lo sviluppo, gli organismi governativi locali e nazionali, e le ONG locali e internazionali. La comunità internazionale dovrà lavorare a contatto assai più stretto di prima con gli enti locali e nazionali, in modo da creare un ambiente cooperativo in cui i rifugiati urbani possano essere identificati, protetti e serviti.

Le ONG in particolare hanno un ruolo critico da svolgere nella trasformazione di una buona politica in una decisa programmazione sul campo. Le nostre organizzazioni, sia umanitarie che per lo sviluppo,  stanno già operando nelle aree urbane. Abbiamo collegamenti eccellenti con ONG locali e godiamo di accesso alle comunità che ci consentono di servire i rifugiati e le fasce vulnerabili nelle aree urbane.  Esistono precedenti di cooperazione tra l’UNHCR, i governi e le ONG in diverse realtà urbane. Le buone pratiche, già identificate nel corso di questa cooperazione, possono servire da piattaforma per lo sviluppo di progetti pilota  innovativi.

In alcuni contesti, l’UNHCR e i governi  si sono già associati con le ONG, collaborando nell’identificazione, avvicinamento e assistenza ai gruppi di rifugiati urbani. Guardiamo con favore all’interesse per le partnership attualmente riscontrabile nella politica, e saremo lieti di lavorare con l’UNHCR e i governi per istituire meccanismi di partnership in tutte le fasi di risposta nelle realtà urbane, dall’identificazione all’assistenza.

Il sostegno dei donatori sarà fondamentale. Le sistemazioni abitative, l’educazione, gli aiuti monetari, l’assistenza medica saranno più costosi. L’opera di avvicinamento e di identificazione sarà faticosa, quindi più onerosa. Alla luce delle cospicue risorse che la nuova politica richiede, ci auguriamo di aprire un dibattito su come le attività implicate nella sua attuazione si rifletteranno e otterranno priorità nel processo di valutazione delle necessità globali. Saremo lieti di collaborare con i governi e con l’UNHCR nel rendere edotti i donatori e ogni altro attore interessato delle crescenti risorse che saranno necessarie per portare  adeguate protezione e assistenza nei contesti urbani.

Forse l’UNHCR dovrà, ora più che mai, potenziare il proprio ruolo di advocacy e le sue competenze in fatto di protezione legale. Mantenere uno spazio protettivo nei contesti urbani, particolarmente alla luce delle politiche di confinamento nei campi, degli arresti e detenzioni arbitrarie,  e del mancato rispetto o riconoscimento da parte degli stati dei dettati della legge internazionale sui rifugiati, sarà impresa ardua. Le ONG sono pronte a unirsi all’UNHCR in un’opera di advocacy pubblica in favore dei rifugiati che vivono in contesti urbani.

Fortunatamente, diverse ONG statunitensi parteciperanno al Dialogo: verranno preparate a parlare su tutta una serie di argomenti e problematiche inerenti all’ordine del giorno, e che rappresentano soltanto una valutazione preliminare della politica e una serie di suggerimenti circa il percorso da seguire. Ci auguriamo di poter inoltre contare sul sostegno del governo USA alle nostre raccomandazioni in questo complesso e importante ambito.
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