Hassan e Nureddin sono nati ambedue in esilio in Siria, essendo i loro genitori fuggiti dall'Iraq nel 2006 a causa delle violenze in atto. Il JRS si sforza di fornire servizi psicosociali alle famiglie in condizioni di isolamento sociale e con la prospettiva di un futuro incerto.
Aleppo, 25 maggio 2012 – Scoppiettanti di energia, Hassan e Nurredin sono eccitati per via della nostra presenza nella loro piccola casa. Sono davvero iperattivi, e approfittando della nostra distrazione provano a bere il caffè dalle nostre tazze. La loro è una vita isolata, e un visita del JRS è spesso il momento centrale della giornata.

Hassan mostra con entusiasmo un piccolo quaderno dove ha imparato a scrivere in inglese, e tutto fiero si esibisce compitando la parola "Nurredin", il nome del fratellino. Giocano a palla in un piccolo spazio adiacente alla cucina, dove la mamma ha steso il bucato sotto un telo per ripararlo. Nati in Siria come rifugiati, i due bambini e la loro sorellina non sono mai stati in Iraq. Nel 2006, pochi mesi dopo la nascita di Hassan, i genitori sono infatti fuggiti per cercare salvezza in Siria.

È stata la violenza a spingere la famiglia alla fuga. Il padre, Salah, era stato sequestrato mentre si trovava nel suo negozio di barbiere a Baghdad, per poi essere tenuto in custodia e torturato per più giorni. A determinare le torture sono state la crescente violenza settaria e l'intolleranza nei confronti dei matrimoni misti. Salah è infatti sunnita e sua moglie Nour sciita.

Dopo essersi nascosto per tre mesi dai suoceri fingendo di essere sciita, Salah ha deciso di fuggire in Siria con la famiglia, giungendo così ad Aleppo nel 2006.

Vivono miseramente in un quartiere densamente popolato. L'abitazione è composta di un'unica stanza che fa loro da soggiorno e camera da letto, più un cucinino e un bagno. Date le estreme condizioni climatiche del Medio Oriente, il fatto che la casa non abbia un vero e proprio tetto la rende calda in estate e fredda in inverno: viverci è sgradevole come trovarsi all'aperto.

Per le torture subite, Salah non può svolgere lavori fisici, il che rende ancora più difficile sbarcare il lunario.

"Quando sogno o penso a quello che è successo, sento un dolore in questo punto", dice indicando le spalle.

È evidente che le ferite psicologiche che ha riportato sono più gravi di quelle fisiche. Durante gli anni trascorsi in Siria sono morti i genitori e il fratello, e Salah non è potuto rientrare in Iraq per i funerali. Il suo timore è che non potrà mai più farvi ritorno.

Nel vedere sui media il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, molti iracheni hanno una sorta di  déjà vu: tornano a galla i ricordi, gli incubi, del recente passato. La situazione della sicurezza in Iraq è tutt'ora preoccupante, e molti rifugiati che sono in contatto con il JRS non mostrano alcun desiderio di rientrarvi per paura di tornare a essere vittime. Non è inoltre opportuno spostarsi in un paese vicino poiché le richieste di reinsediamento in paesi terzi (Australia, Canada e Stati Uniti) già inoltrate potrebbero essere rimandate o, peggio, invalidate.

Un futuro incerto. Come tutti i genitori, Salah è preoccupato per il futuro dei figli. Al momento non hanno ancora raggiunto i cinque anni, ma presto dovrà preoccuparsi di mandarli a scuola. I maschietti sono vivaci, curiosi e intelligenti. Nurredin è calmo e serio, Hassan esuberante. Sono affascinati dalla macchina fotografica e dal suo schermo, e cercano di premere tutti i tasti.

Come madre, Nour esprime la sua preoccupazione per i figli, il cibo di cui hanno bisogno, la salute, e la necessità che suo marito trovi un lavoro. A ciò si aggiunge il fatto che la bambina è malata, è febbricitante. I suoi occhi neri sono lucidi, e piange sommessa in grembo alla madre.

Il team del JRS fa visita regolarmente a Salah e alla sua famiglia. Testimoniare e ascoltarli è parte della missione dell'organizzazione. È questo approccio che informa il servizio del JRS e la sua advocacy. Ove si renda necessario, e possibile, i team indirizzano i rifugiati da medici, consulenti legali e altri professionisti. Nel caso di Salah, questo significa assicurare che la figlia riceva cure mediche, e che vengano forniti indumenti pesanti e coperte per i bambini mano a mano che si avvicina il freddo invernale.

Avere accesso ad altri servizi, compresi quelli gestiti dal JRS, può essere una vera sfida. Per molti rifugiati urbani che risiedono lontano dal centro di Aleppo, la distanza è un ostacolo. Non possono pagarsi i mezzi di trasporto per arrivare al centro del JRS, che potrebbe offrire loro l'opportunità di incontrare altri iracheni e sentirsi parte di una comunità.

Cercare soluzioni all'ostacolo rappresentato dai mezzi di trasporto – sovente causa del loro isolamento – è una delle più impellenti priorità del JRS: consentirebbe infatti di espandere i servizi a quanti si trovano in circostanze di estrema vulnerabilità.

Zerene Haddad, JRS Medio Oriente e Nord Africa


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