Hayat Sheik Mohamed, studentessa somala di diploma, mostra il suo nuovo tesserino di studente della Regis University. (Angelika Mendes/JRS)
Oxford, 18 ottobre 2011 – La mancanza di opportunità di istruzione superiore per i rifugiati, molti dei quali sono costretti alla fuga prima di aver completato la loro educazione, è un problema ampiamente riconosciuto.

Grazie alle nuove tecnologie informatiche e al miglioramento della connettività alla rete internet in Africa, il il progetto Jesuit Commons-Istruzione superiore alle frontiere (JC-HEM) del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati dal 2010 ha reso accessibile l'accesso all'istruzione terziaria negli insediamenti di rifugiati, mettendo in collegamento professori universitari negli Stati Uniti con studenti dei campi profughi di Kakuma in Kenya e Dzaleka in Malawi. Il JC-HEM permette ai rifugiati di studiare, in inglese, per conseguire via internet il Diploma in studi umanistici.

Circa 30 studenti l'anno si iscrivono a ciascuno di questi programmi di istruzione a distanza. Il principio è semplice: docenti volontari di varie università dei gesuiti negli Stati Uniti fanno da istruttori agli studenti, offrendo consulenza online per aiutarli a studiare per i corsi e a sostenere gli esami. Il sistema americano di crediti consente di superare il problema di ‘temporaneità permanente' che i rifugiati affrontano. Per ciascun corso di otto settimane, gli studenti conseguono crediti che possono essere spendibili in altre università.

La tecnologia. Ciascun sito è attrezzato con un'aula di informatica e una connessione internet ed è supportato in loco da un tecnico IT (scelto dallo staff del programma) e da un assistente IT rifugiato. La sfida quotidiana è assicurare ogni giorno un funzionamento regolare, senza interruzioni di corrente dovuti a problemi tecnici o a guasti, ma la fornitura iniziale di attrezzatura ha previsto l'acquisto di alcune unità di riserva per aiutare a fare i conti con questa realtà.

A Kakuma una connessione internet affidabile è offerta da WiMAX2 da un provider locale keniota; costa meno di un satellite, che prima era l'unica soluzione disponibile in località tanto remote. Il campo profughi di Kakuma si trova in una zona semi-arida del Kenya nord-occidentale, circa 95 km a sud dal confine con il Sudan. La temperatura oscilla tra 30 e 40 gradi Celsius e le tempeste di polvere sono frequenti. Per proteggere l'attrezzatura, per le aule di informatica c'è bisogno di vetri alle finestre (cosa non comune per gli standard locali) e di aria condizionata per regolare la temperatura nelle stanze dove si trovano computer e server.

A Dzaleka è stato istallato un sistema di pannelli solari per assicurare una riserva costante di energia rinnovabile, ma purtroppo è stato danneggiato da uno sbalzo di tensione. In mancanza di competenze locali sull'energia solare, si è dovuto inviare il pezzo danneggiato in Sud Africa perché fosse riparato e il programma è rimasto privo di una fonte di elettricità affidabile per più di due mesi.

Le organizzazioni interessate ad attivare un programma simile dovrebbero essere consapevoli degli investimenti che le iniziative di formazione online richiedono. Computer moderni ed edifici sicuri, una fornitura costante di corrente elettrica e una connessione internet veloce sono tutti elementi essenziali, come pure un'adeguata competenza tecnica in loco.

"Questo mi ricorda sempre che sono ancora nel campo, dove le cose non possono cambiare totalmente da un giorno all'altro." Maurice, studente di 35 anni a Dzaleka, dalla RDC.

A Dzaleka un piccolo internet café con 12 computer deve provvedere alle necessità di oltre 14mila rifugiati. Alcuni sono abbastanza fortunati da possedere un cellulare con possibilità di connessione alla rete, ma chiamare da un cellulare è molto costoso e la rete è anche lenta e spesso non raggiungibile.

"La mancanza di accesso a internet ha confinato i rifugiati al neolitico, mentre il resto del mondo vive nell'era di internet." Paul, studente di 45 anni a Dzaleka, dal Ruanda.

Le letture richieste e le conferenze videoregistrate sono scaricate su un server locale negli orari in cui il traffico è meno intenso, soprattutto di notte. Gli studenti possono anche effettuare ricerche su internet o usare la biblioteca online della Regis University, oltre che comunicare con i loro insegnanti. Dal momento che non esistono orari fissi per le lezioni e che c'è la possibilità di avere accesso ai materiali di studio in qualsiasi momento, gli studenti hanno una maggiore flessibilità, che li aiuta a conciliare le loro responsabilità accademiche con il lavoro volontario nel campo, i doveri familiari e la fatica quotidiana, spesso totalizzante, di vivere in un campo profughi.

Imparare. La maggior parte degli studenti nel programma aveva usato raramente il computer o internet prima di iscriversi al programma per conseguire il diploma online. Nonostante un ‘corso ponte' organizzato all'inizio del programma per offrire agli studenti le competenze di informatica base e un rafforzamento della lingua inglese e della capacità di scrittura a livello universitario, la curva di apprendimento per gli studenti durante il corso per il diploma è stata particolarmente ripida. Gli studenti avevano bisogno di prendere confidenza con l'interfaccia online; le loro difficoltà hanno evidenziato la necessità di un tutor in loco. Le esperienze finora mostrano l'importanza di acquisire solide capacità informatiche prima di affrontare l'insegnamento di altre materie.

"Mi sono trovato in difficoltà a usare [questi programmi] in un primo momento. Non sapevo dove trovare i miei feedback, dove scrivere una mail o dove mandare il mo lavoro. Per questo genere di cose c'era bisogno di qualcuno qui che mi mostrasse dove cliccare ", Jean-Marc, studente di 23 anni a Dzaleka, dalla RDC.

Gli studenti del JC-HEM avevano avuto solo esperienze di insegnamento frontale prima di iniziare il programma. I nuovi studenti erano preoccupati del fatto che questa potesse non essere una istruzione ‘vera' e di come avrebbero potuto stabilire delle relazioni senza interazione fisica. Stranamente, dopo pochi mesi di formazione, i feedback mostravano che uno degli elementi più apprezzati dell'esperienza fino a quel momento era proprio la capacità di costruire rapporti online sia con gli insegnanti che con gli altri studenti.

"Mi sorprende il fatto che sento di conoscere alcune di queste persone da internet meglio di quanto conosca i miei vicini nella comunità ", Yusuf, studente somalo di 24 anni, a Kakuma.

Tutti gli studenti apprezzano gli insegnanti online perché "fanno un vero sforzo per capire le difficoltà che gli studenti potrebbero incontrare nel loro studio ". Dall'esperienza del primo gruppo, sembra che sia importante scambiare informazioni, fotografie e video per aiutare gli studenti e i professori a capire meglio i rispettivi ambienti.

Dopo i primi corsi, è stato evidente che non sono solo gli studenti a trarne beneficio. Alcuni insegnanti hanno notato che insegnare ai rifugiati ha cambiato il loro modo di guardare alcuni testi e argomenti e che li ha sfidati a adattare il curriculum di studi alle specifiche esperienze e interessi di apprendimento degli studenti rifugiati, che vengono da esperienze di vita molto diverse da quelle degli studenti che solitamente si iscrivono a questi programmi online negli Stati Uniti. Gli insegnanti hanno riferito che queste esperienze saranno d'insegnamento anche per i loro studenti americani.

Programmi futuri. Gli studenti a Dzaleka raccontano che il loro livello di autostima e energia è cresciuto e anche che "l'uso di internet ci ha permesso di migliorare il nostro status nella società dei rifugiati " (Joel, studente ruandese di 40 anni a Dzaleka). Un elemento trasversale a tutto il programma JC-HEM è il focus sull'uso dell'educazione a vantaggio sia degli studenti che delle comunità. Come spiega Vincent, studente congolese di 31 anni a Dzaleka, "Questa istruzione resta una grande opportunità per me e aiuta persone diverse di diverse comunità." Chi è coinvolto nel programma ora sta cercando modi per permettere agli studenti di restituire qualcosa alla comunità, come ad esempio fare da tutor agli studenti di scuola superiore o aiutare gli studenti dei corsi di informatica a usare internet.

I programmi di istruzione superiore online mirano a rafforzare le competenze di rifugiati che sono stati lasciati ai margini a causa del loro esilio. Perciò è cruciale fare in modo che le donne rifugiate prendano pienamente parte alle iniziative di formazione online. Degli studenti attualmente iscritti ai programmi di diploma, solo due su 30 a Dzaleka e sette su 35 a Kakuma sono donne. Per i prossimi corsi, lo staff del programma sta lavorando per raggiungere un maggior numero di donne; coinvolgere più donne nei programmi di istruzione superiore implica assicurare l'accesso a servizi di asili nido per e giovani madri, oltre a organizzare eventi di sensibilizzazione rivolti in modo specifico alle donne.

L'uso della tecnologia per portare l'istruzione terziaria nei campi profughi non è una soluzione per le situazioni di esilio prolungato, ma è tuttavia uno strumento utile per assistere i rifugiati nell'educazione continua e nello sviluppo del loro potenziale umano durante l'esilio.

Petra Dankova (dankova.petra@gmail.com) fino a luglio 2011 è stata vice Direttore di progetto per il JRS e coordinatrice del JC-HEM nel campo di Kakuma, Kenya. Clotilde Giner (clotilde.giner@gmail.com) è Direttore di Progetto per il JRS e coordinatrice del JC-HEM nel campo di Dzaleka, Malawi. Le citazioni di frasi degli studenti del campo di Dzaleka sono tratte da saggi scritti da 27 studenti iscritti al programma. I nomi degli studenti sono stati cambiati.


Petra Dankova e Clotilde Giner
1 Un programma simile per rifugiati urbani è in corso ad Aleppo in Siria.

2 WiMAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) è una tecnologia wireless di accesso a banda larga che offre accesso a internet da rete fissa e rete mobile.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel numero di ottobre (n. 38) di Forced Migration Review, edita dal Refugee Studies Centre dell'Oxford Department of International Development, Università di Oxford.

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