Dopo quattro giorni di intense discussioni e dibattiti, qualità, partecipazione e apprendimento sono risultati essere i principi guida dell'operato del JRS con i rifugiati nelle aree urbane.
Il personale ha identificato sei aree prioritarie di intervento negli scenari urbani: accesso ai servizi, salute psicosociale e mentale, istruzione, necessità materiali e di base, oltre a questioni legali, protezione e diritti. Sono stati inoltre elaborati i principi guida per l'intervento e definiti i passi da tenere in considerazione nell'attuazione dei progetti in ciascun'area.
Avendone riconosciuta la priorità globale nel suo Quadro strategico 2012-2015, il JRS è da tempo consapevole che servire le popolazioni rifugiate che risiedono nelle aree urbane costituisce una sfida di primissimo piano. In questo contesto, l'isolamento, le politiche di governo restrittive e inadeguate e le risorse limitate assumono ancor più significato.
"Il maggiore impegno del JRS nella programmazione di qualità nelle aree urbane può sorprendere alcuni. Voglio dirlo con chiarezza, noi puntiamo sempre e dovunque alla qualità; il fatto è che operare nelle aree urbane è molto più complesso. Nei campi, lavoriamo soprattutto insieme ad altre agenzie, imparando gli uni dagli altri. I rifugiati sono registrati presso l'agenzia per i rifugiati delle NU, ed è più facile identificare chi è più vulnerabile", ha spiegato il vicedirettore internazionale del JRS, Ken Gavin.
"Nelle città, i rifugiati diventano invisibili, e nelle aree urbane i programmi del JRS di portata più o meno equivalente costano 17 volte di più, senza alcuna garanzia di riuscire a raggiungere chi si trovi in condizioni di maggiore vulnerabilità. Stiamo cercando di aiutare i rifugiati ad avere accesso ai servizi pubblici di stati che spesso fanno molto poco per servire la propria popolazione. Le attività commerciali gestite dai rifugiati operano peraltro in ambienti molto più complessi. Ecco perché questioni legate alla qualità, alla partecipazione e all'apprendimento sono molto più pertinenti".
Aree esistenziali critiche delle persone. Nell'ambito di studi condotti con i membri del nostro personale, di cui molti hanno lavorato con i rifugiati urbani per anni, le sei aree scelte coprono quelle che nella vita delle persone rivestono primaria importanza. Purtuttavia, lo staff ha chiarito che questa selezione non deve escludere un impegno del JRS in altre aree. Operando in oltre 50 paesi di tutto il mondo, non si può essere prescrittivi in assoluto.
Nel corso delle consultazioni, il personale ha preso in considerazione i principi guida di ciascun'area di intervento e i passi pratici da compiere prima che i programmi abbiano inizio. Per esempio, nel cercare di evitare la duplicazione di servizi già esistenti, il JRS dovrebbe rafforzare i rifugiati affinché abbiano accesso a questi servizi senza necessitare di ulteriore assistenza. In pratica, lo staff deve fare in modo di essere a conoscenza dei servizi esistenti nelle rispettive città e delle necessità dei rifugiati che stanno servendo.
Nel portare avanti il processo, l'Ufficio Internazionale del JRS ha in progetto di istituire, traendo da tutta l'organizzazione, una task force ad interim costituita da personale dotato di grande esperienza, affinché individui strategie per la elaborazione e valutazione dei principi guida e dei passi pratici da compiere. Il JRS Internazionale istituirà inoltre un forum interno che incoraggi la discussione e il dibattito a livello più ampio nell'organizzazione, e la condivisione delle migliori pratiche.
James Stapleton, coordinatore internazionle della comunicazione, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati
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