I vicini di casa hanno chiesto all'équipe mobile del JRS di far visita a Ngendahayo e Furama, due fratelli che vivono in condizioni disperate, per aiutarli a gestire le razioni alimentari e trovare il modo di frequentare la scuola, Ruanda (Danilo Giannese/JRS)
Kibuye, 18 giugno 2012 – "Siamo rifugiati e viviamo in condizioni difficili, ma in questo campo ci sono rifugiati ancora più vulnerabili di noi: anziani, orfani, malati. Crediamo in Dio e quindi è nostro dovere assisterli e star loro vicini, per quel che possiamo".

Dieudonné Niyileiyi vive nel campo di rifugiati di Kiziba, nel Ruanda occidentale, dal lontano 1996, insieme ad altre 18 mila persone di origine congolese fuggite dalla guerra nel Congo orientale. Volontariamente, ha aderito al programma di attività pastorali del JRS che mira a offrire ospitalità e accompagnamento ai più vulnerabili e a diffondere un clima di solidarietà tra gli stessi rifugiati.

Il gruppo che si occupa dei servizi pastorali è composto da dieci catechisti: sei uomini, tre donne e una ragazza, tutti rifugiati. Tra le attività organizzate, oltre al catechismo e alla preghiera presso le 19 comunità di base del campo, vi sono le visite a domicilio agli individui più vulnerabili con lo scopo di ascoltare i loro problemi e attivarsi poi per risolverli.

Ogni venerdì mattina il gruppo di catechisti, che si è autodefinito ‘équipe mobile', si riunisce per esaminare e discutere i casi più urgenti, di cui i singoli componenti sono venuti a conoscenza a partire dalle proprie attività pastorali nelle comunità di base. Dopo di che si dividono in gruppi di due e partono per il campo alla volta della famiglia o della persona da incontrare.

La storia di Furama e Ngendahayo, due fratellini. Furama è una ragazzina di 15 anni che vive da sola con il fratello di 13, Ngendahayo. I due sono orfani da molti anni, da quando la loro mamma è morta improvvisamente. Quando l'équipe mobile del JRS ha fatto loro visita, si è subito resa contro che Furama non riesce a sfamare a sufficienza se stessa e il fratello. In più nessuno dei due va a scuola: lei perché passa il tempo a cercare da mangiare, lui perché, avendo problemi alle gambe, non riesce a raggiungere la scuola, troppo lontana dalla loro capanna.

Furama e Ngendahayo vivono chiusi in casa, stanno sempre in silenzio e non hanno amici. Non sono stati loro a chiedere l'aiuto dell'équipe mobile del JRS, di cui non erano nemmeno a conoscenza, ma alcuni vicini che si sono resi conto della loro situazione, spinti a prendersi cura del prossimo in seguito all'opera di sensibilizzazione comunitaria organizzata dai catechisti del JRS.

I due fratellini hanno trovato grande conforto nel raccontare la loro storia ai due catechisti che, da allora, sono andati a trovarli periodicamente. Furama ha imparato a gestire razionalmente il cibo che viene loro distribuito dal Programma Alimentare Mondiale ed evitare che questo finisca dopo appena pochi giorni. In questo modo, la ragazzina si è resa conto che, al mattino, può andare a scuola anziché cercare cibo. E anche per Ngendahayo i catechisti del JRS si sono impegnati a trovare una soluzione chiedendo alle autorità che gestiscono il campo di Kiziba di offrire al piccolo nucleo familiare una casa più vicina alla scuola, perché il ragazzo possa tornare a studiare.

Diffondere solidarietà tra i rifugiati, prendersi cura del vicino. "La base del nostro servizio è nelle sensibilizzazioni alla comunità che realizziamo nel campo - afferma Dieudonné Niyileiyi -. Grazie ad esse, la gente si rende conto che seguire Dio vuol dire soprattutto prendersi cura dei propri vicini e quindi ci segnalano i casi di anziani, orfani o malati che hanno bisogno di assistenza, come accaduto nel caso di Furama e Ngendahayo".

Tra gli altri interventi che normalmente compie l'équipe mobile dei catechisti ricordiamo l'accompagnamento di malati in ospedale e la realizzazione di lavori manuali, come la riabilitazione delle case o la costruzione di cucine esterne, per i quali soprattutto gli anziani non sarebbero in grado di vedersela da soli.

"In più, durante le nostre sensibilizzazioni in chiesa, organizziamo collette per aiutare i più bisognosi. Ognuno, nella comunità di base, si priva di una piccola parte della propria razione mensile di cibo, la vende al mercato e con il ricavato compriamo cibo, vestiti e saponi che poi distribuiamo. È un modo per aiutarci tra di noi, anche perché nella nostra comunità di rifugiati prevalgano solidarietà e ospitalità, sebbene le condizioni in cui viviamo siano molto dure per tutti", racconta ancora Dieudonné Niyileiyi.

Danilo Giannese, responsabile per l'advocacy e la comunicazione del JRS Grandi Laghi-Africa


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