Masisi, 14 settembre 2012 – A Masisi, provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo orientale, un torneo di calcio interscolastico organizzato dal JRS ha fatto dimenticare a studenti, arbitri e spettatori divisioni etniche e differenze tra sfollati e abitanti locali.

La competizione sportiva, intitolata 'Pamoja Tutashinda' (Insieme vinceremo, in lingua kiswhaili), ha voluto lanciare alla popolazione un messaggio chiaro: comunità unite sono comunità più forti, nonostante la guerra e le sue conseguenze di sofferenza che caratterizzano, da anni, questo lembo d'Africa.

Il torneo. In un arco di tempo di quattro mesi, da marzo a luglio, gli studenti di 54 squadre di altrettante scuole secondarie si sono sfidati sui campi fangosi della zona di Masisi, dando vita a partite intense, all'ultimo respiro e, in alcuni casi, spettacolari. Nonostante le inevitabili proteste da una parte e dall'altra del rettangolo di gioco, il motto che ha fatto eco durante tutta la competizione è stato  "fair play" e correttezza tra gli uomini in campo. In questo senso, del resto, nelle settimane precedenti l'inizio del torneo, lo staff del JRS ha dato formazione ad allenatori, arbitri e guardalinee, non solo in fatto di tattica o sulla regola del fuorigioco, ma anche su come far rispettare la disciplina in campo e promuovere la correttezza tra i giocatori.

Le partite disputate sono state 105, e ben 310 le reti segnate. I 54 tra arbitri e guardalinee, cui il JRS ha donato divise, bandierine e fischietti regolamentari, si sono succeduti tra una partita e l'altra, estraendo 26 cartellini rossi e 176 gialli.

 

Ad aggiudicarsi la vittoria sono stati gli studenti dell'istituto Birega, che hanno sconfitto per 2 a 1, in una finale molto combattuta, i loro coetanei dell'istituto Maanga. I vincitori indossavano la casacca ufficiale arancio della Costa d'Avorio, mentre gli avversari quella bianconera della squadra congolese più famosa, il Tout Puissant Mazembe.

Sifa, ragazza-arbitro. Ad arbitrare la gara, Sifa Paypay, una ragazza di 16 anni che si è distinta per la direzione impeccabile, tanto da essere applaudita da tutti i giocatori, dai due allenatori e dal numeroso pubblico presente.

'Sono contentissima del mio arbitraggio e di aver fatto questa esperienza per me così nuova. La cosa che più mi ha colpito? Sentire che gli uomini mi rispettavano e avevano stima di me in quanto donna', ha dichiarato alla fine della partita.

'Lo sport abbatte le barriere'. Alla premiazione di vincitori e vinti, che si è svolta in un clima di festa e danze che hanno coinvolto uomini, donne e bambini venuti ad assistere all'evento, erano presenti anche alcune autorità locali, come il rappresentante a Masisi del Ministero dell'Istruzione (EPSP, Ecole Primaire Secondaire Professionel EPSP), Gabriel Bahati.

'Questo torneo ha permesso a studenti di scuole ed etnie diverse, a ragazzi sfollati e non, di unirsi e di sentirsi fratelli e parte di una medesima comunità. È un esempio di come lo sport possa abbattere le barriere che dividono le nostre tribù. Inoltre, attività del genere aiutano gli sfollati a dimenticare per un po' la guerra e le loro sofferenze', ha voluto precisare.

'Ora ti riconosco'. Innocent, il capitano del Birega, nominato peraltro miglior giocatore in campo, non stava nella pelle per aver ottenuto la tanto agognata vittoria del torneo. Oltre alla soddisfazione calcistica, però, ha tenuto a sottolineare un altro aspetto della sua esperienza personale in questa occasione. 'Fino a ieri un ragazzo di un'altra scuola e di un'altra tribù era per me uno sconosciuto, uno straniero" ha detto. "Ora invece so che possiamo vivere e giocare insieme, che abbiamo tanto da condividere, e che siamo tutti parte della medesima famiglia'. 

Per il parroco di Masisi, Théodore Mbuleki, è importante dar vita ad attività che unifichino la popolazione nella provincia del Nord Kivu, e che siano volte all'integrazione e al rispetto della popolazione sfollata. 'Questa è una terra piena di sfollati e di gente costretta a fuggire a causa della guerra. È fondamentale che gli sfollati non si sentano abbandonati e che sappiano che c'è qualcuno che si occupa di loro e che vuole stare al loro fianco. Vedere tante persone, di ogni etnia, assistere tutti insieme a questa manifestazione, vedere il fair play e l'amicizia tra studenti che vivono nei campi e no, mi ha trasmesso un grande entusiasmo e mi spinge a pensare che bisogna ripetere il più possibile queste esperienze', sono le sue parole.    

Educazione formale a Masisi. Il torneo 'Pamoja Tutashinda' è stato organizzato in collaborazione con la direzione provinciale dell'EPSP, nell'ambito del progetto di educazione formale che il JRS ha in corso a Masisi dal 2010, e che comprende attività quali la costruzione e la riabilitazione di scuole secondarie, la formazione di presidi e insegnanti, e la distribuzione di materiale scolastico. Il progetto del JRS mira a garantire l'accesso all'istruzione dei giovani, soprattutto delle ragazze, e a integrare, tra i banchi di scuola, studenti sfollati che vivono nei campi o in famiglie di accoglienza, e studenti autoctoni.

Danilo Giannese, Responsabile Advocacy e Comunicazione, JRS Grandi Laghi, Africa

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