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Goma, 28 settembre 2012 - È una giornata come tutte le altre in uno dei centri di alfabetizzazione per le donne sfollate gestiti dal JRS nella provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Oltre a esercitarsi nella lettura e nella scrittura, però, quest'oggi le studentesse affrontano il delicato argomento delle violenze sessuali, per comprendere come superare traumi e stigmatizzazioni ad esse collegate. 

Il corso offre alle donne sfollate un ambiente protetto e discreto dove acquisire nuove competenze, ritrovare un senso di normalità nella propria vita quotidiana e riacquisire fiducia in se stesse e nelle altre compagne di classe.

Quando la formatrice del JRS tocca l'argomento delle violenze sessuali, le donne, una dopo l'altra, alzano la mano, chiedono la parola e raccontano la propria esperienza. Parlando e raccontando si danno entusiasmo l'un l'altra, si rendono conto di condividere la sensazione di essere vulnerabili ed esprimono il desiderio di essere protette dalle autorità competenti e di ottenere la giustizia a cui avrebbero diritto. 

È la prima volta che queste donne parlano tra di loro delle loro esperienze traumatiche di vittime di violenze sessuali ad opera di uomini armati o di civili senza scrupolo. L'argomento, nella comunità, è considerato un tabù a causa della stigmatizzazione sociale a cui vanno spesso incontro le donne. 

Le testimonianze. JRS ha raccolto le voci di due di queste donne che, con coraggio, vorrebbero far sentire la propria voce. 

La prima, Diane, racconta di essere stata braccata da alcuni militari mentre si trovava nei campi per cercare legna da ardere o lavorare la terra. Racconta di aver cercato di difendersi ma gli uomini l'hanno sopraffatta, l'hanno sbattuta contro un albero, l'hanno colpita più volte alle spalle e alle testa e le hanno strappato i vestiti prima di violentarla. 

La vittima, coraggiosamente, si è recata alla polizia per denunciare l'accaduto: per i militari nessuna conseguenza penale se non quella di essere trasferiti in un'altra località. La donna confida che da quel giorno continua a sentirsi male e che ha perso la capacità di concentrarsi.

La seconda donna, Divine, è una vedova che, in seguito alla guerra, è dovuta fuggire dal proprio villaggio per cercare rifugio in un campo di sfollati. Racconta di essere stata violentata da un uomo che si è presentato nella sua piccola capanna nel cuore della notte.

In seguito alla violenza, la donna ha concepito due gemelli che ha messo al mondo nel campo in cui vive. La sua famiglia, però, l'ha rigettata e non vuole aiutare né lei né i due bambini, accusando la donna di essere responsabile della violenza subita. La giovane madre racconta che da quel giorno ha paura di andare nei campi per coltivare la terra. Vorrebbe che l'autore del crimine da lei subito fosse ricercato dalla giustizia e che le fosse garantita una riparazione economica. 

La violenza basata sul sesso e sul genere (SGBV) è una vera e propria piaga nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Secondo uno studio pubblicato nel 2011 dall'American Journal of Public Health, ogni ora 48 vittime sono vittime di violenze sessuali in tutto il paese. Le conseguenze di tali crimini sono devastanti sia sul piano fisico che su quello mentale e morale per le donne. In più, a causa dell'inefficienza del sistema giudiziario congolese e della diffusione di un clima di impunità per gli autori delle violenze (che appartengono sia a gruppi ribelli armati che al'esercito congolese, oltre ad essere dei civili), alle donne non è quasi mai garantita la giustizia a cui avrebbero diritto. 

Bisogno di protezione. In Nord Kivu i diritti alla dignità e all'integrità fisica, mentale e morale delle donne sfollate sono costantemente violati. Le donne necessitano urgentemente di essere protette contro stupri e ogni altra forma di violenza, una responsabilità che spetta, in primis, alle autorità congolesi. A seconda dei loro rispettivi mandati, poi, anche la MONUSCO, la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Congo, e l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, giocano una parte fondamentale al fine della tutela dei diritti degli sfollati. 

Danilo Giannese, responsabile dell'advocacy e della comunicazione – JRS Grandi Laghi

Per maggiori informazioni su azioni di advocacy contro la violenza basata sul sesso e sul genere nella Repubblica Democratica del Congo, visitate il sito web della Campagna Internazionale "Stop Rape in Conflict".

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