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Goma, 12 febbraio 2013 – Sulle strade impervie e fangose del Nord Kivu, provincia del Congo orientale, capita spesso di incontrare, tra le fila dei numerosi gruppi armati attivi nell'area, ragazzi minorenni che imbracciano grossi fucili o altri tipi di armi da fuoco. In molti casi, si tratta di bambini-soldato vittime del reclutamento forzato. In altri, sono gli stessi ragazzi ad aderire ai gruppi ribelli, non avendo altre valide prospettive per il futuro. 

In occasione della Giornata delle Mani Rosse, dedicata alla piaga dei bambini-soldato nei paesi in conflitto, che si celebra il 12 febbraio di ogni anno, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Africa Grandi Laghi pone l'accento sull'importanza dell'istruzione e dell'accesso alla scuola come strumento privilegiato per scongiurare l'ingresso dei minori tra i ribelli. Il JRS reitera inoltre l'invito alle autorità congolesi a proteggere i minori da ogni forma di sfruttamento militare.

Secondo l'esperienza dello staff del JRS nel Nord Kivu, dove oggi si contano più di 900 mila sfollati a causa della costante insicurezza, andare a scuola contribuisce a tenere viva la speranza nell'avvenire di bambini e ragazzi. L'istruzione risulta inoltre fondamentale perché gli adulti di domani non imbraccino le armi e per formare futuri dirigenti dediti alla pace e allo sviluppo del paese.

"Abbiamo constatato che i ragazzi che entrano volontariamente nei gruppi armati sono quelli che non vanno a scuola. Per questo è importante che nel Nord Kivu ci siano sempre più scuole e giovani istruiti. In classe gli studenti imparano la convivenza pacifica: noi li formiamo perché domani siano loro i costruttori della pace nel Congo", spiega Esperance Nsengimana, insegnante di didattica generale nella scuola secondaria Kanyangohe a Mweso, costruita dal JRS nel 2012.

Andare a scuola mi ha ridato speranza. Claude Wiringye ha appena compiuto 18 anni ma vive nei campi di sfollati da quando ne aveva dieci. Attualmente risiede nel campo di Mweso con la madre e i fratellini e frequenta l'ultimo anno alla scuola Kanyangohe. "La vita nel campo è molto difficile, soprattutto trovare qualcosa da mangiare visto che non abbiamo la nostra terra da coltivare. Per fortuna vado a scuola e so che questo potrà aiutarmi nel futuro”, racconta Claude.

Claude ha le idee molto chiare: superare l'esame alla fine dell'anno e diventare insegnante di psicologia: "Così, da un lato avrò un lavoro e potrò permettermi di aiutare la mia famiglia e dall'altro, grazie alle conoscenze in ambito psicologico, potrò rendermi utile nella comunità per insegnare agli altri a vivere nella pace e nel rispetto reciproco. Andare a scuola ha restituito speranza alla mia vita”.

A scuola nelle zone di guerra. Per i bambini sfollati, tuttavia, andare a scuola è tutt'altro che scontato. Avendo perso l'unica forma di reddito che possedevano, la terra, nella maggior parte dei casi i genitori non hanno infatti la possibilità di pagare le tasse scolastiche per mandare i figli a scuola, né quella di acquistare quaderni o uniformi. Ecco perché, quando il JRS costruisce una scuola in un villaggio, il preside dell'istituto si impegna ad accogliere gratuitamente un certo numero di studenti sfollati. Nella zona di Mweso, nel 2012 il JRS ha costruito quattro scuole.

Le continue violenze perpetrate dai gruppi ribelli rappresentano tuttavia un grande ostacolo all'accesso all'istruzione da parte dei bambini. In seguito alle azioni dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23), che lo scorso 20 novembre si erano impossessati del capoluogo della provincia, Goma, almeno 240 mila bambini hanno perso diverse settimane di lezione.

Reclutamento forzato. Se grazie alla scuola si può far sì che i ragazzi restino lontani dai ribelli, è anche necessario che le autorità congolesi si assumano il compito di proteggere i bambini dal fenomeno del reclutamento forzato nelle bande armate.

Lo scorso settembre, il JRS è stato tra i firmatari di un comunicato stampa che ha chiesto al governo congolese di garantire la protezione dei bambini contro il reclutamento forzato. Secondo quanto afferma Human Rights Watch, da maggio a settembre 2012 sono stati almeno 48 i bambini assoldati dall'M23.

A ottobre 2012, il governo di Kinshasa e le Nazioni Unite hanno firmato formalmente un piano d'azione per la protezione dei minori dal reclutamento forzato e da altre violazioni dei diritti umani ad opera di gruppi armati o forze di sicurezza regolari.

Durante la recente crisi di Goma, tuttavia, agenzie dell'Onu e ONG hanno denunciato sistematiche violazioni dei diritti quali "uccisioni, sequestri di persona, torture e distruzione di proprietà private”, nelle quali sono stati coinvolti anche minori.


Danilo Giannese, Responsabile per la comunicazione e l'advocacy del JRS Grandi Laghi

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