17 maggio 2011
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| Un gruppo di persone fuggite dalla Libia arrivato di recente via mare sull'isola italiana di Lampedusa. (Mauro Seminara/AFP) |
| "È moralmente inaccettabile che un'imbarcazione ometta di rispondere a richieste di soccorso. Vedere migliaia di rifugiati africani, messi in fuga da persecuzioni, che continuano a morire nel tentativo di ottenere la sicurezza a cui hanno diritto sotto gli occhi dell'Unione Europea è un vero shock", ha dichiarato il direttore internazionale, Peter Baleis SJ. |
Roma, 17 maggio 2011 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati esorta gli Stati dell'Unione Europea a mettere a punto un meccanismo efficace di salvataggio in mare nel Mediterraneo prima che altre vite siano sacrificate senza motivo.
Si stima che circa 1.200 persone siano morte nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo negli ultimi due mesi. Le controversie in merito alle responsabilità stanno costando vite umane. È arrivato il momento che la necessità di salvare delle vite abbia la priorità rispetto al controllo delle frontiere.
Gli Stati membri dell'UE e della NATO spesso hanno risposto tardivamente, e in più di un'occasione non hanno risposto affatto, alle richieste di aiuto delle imbarcazioni in difficoltà. Il 7 maggio, una barca con a bordo 71 migranti e rifugiati è affondata: ci sono stati soltanto 9 superstiti. Nonostante le reiterate richieste di aiuto, non è stato fatto alcun tentativo per mettere in salvo queste persone. Sembra che un'altra barca, che trasportava 600 rifugiati, sia stata lasciata oltre due settimane alla deriva, rovesciata.
Le leggi marittime internazionali obbligano tutte le imbarcazioni, incluse quelle militari, a rispondere agli S.O.S. di barche nelle vicinanze e a offrire aiuto, ove possibile.
"È moralmente inaccettabile che un'imbarcazione ometta di rispondere a richieste di soccorso. Vedere migliaia di rifugiati africani, messi in fuga da persecuzioni, che continuano a morire nel tentativo di ottenere la sicurezza a cui hanno diritto sotto gli occhi dell'Unione Europea è un vero shock", ha dichiarato il direttore internazionale, Peter Baleis SJ.
Le continue dispute tra gli Stati dell'Unione su chi sia competente per il salvataggio di migranti e rifugiati in pericolo sono vergognose. Privilegiare il controllo delle frontiere rispetto alla salvaguardia di vite umane è in contrasto con la principale responsabilità dell'Europa, quella di offrire protezione.
Dall'inizio dell'instabilità politica in Libia, l'UE ha accolto appena il 2% dei migranti forzati provenienti da quel Paese. Negli ultimi tre mesi, in Italia e Malta sono arrivate navi con a bordo circa 14mila persone, prevalentemente rifugiati africani.
Molti Stati europei – tra cui Germania, Polonia, Spagna e Slovenia – hanno accettato di accogliere in programmi di reinsediamento rifugiati rimasti intrappolati in Libia, oppure arrivati a Malta. Si tratta di iniziative positive, a cui devono seguirne altre affinché un maggior numero di persone possa essere reinsediato. L'Europa ha certamente la capacità di proteggere chi ne ha più bisogno.
Contatti
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Note:
Il JRS opera in oltre 50 Paesi del mondo, offrendo assistenza a circa 500mila migranti forzati.Il JRS ha due uffici operativi nella regione del Mediterraneo: Italia e Malta. Il JRS Italia offre servizi di accoglienza, orientamento legale, assistenza sanitaria e formazione linguistica, oltre a organizzare iniziative di sensibilizzazione sul diritto d'asilo. Nel 2010, il JRS Italia/Centro Astalli ha offerto assistenza a circa 26mila persone a Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza.
A Malta, lo staff del JRS offre servizi legali, sociali e pastorali a richiedenti asilo nei centri chiusi e nei centri aperti e opera per la sensibilizzazione sui temi connessi al diritto d'asilo.
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