Repubblica Democratica del Congo: le carenti condizioni nei campi improvvisati rendono gli sfollati vulnerabili
12 settembre 2011

In seguito al deflagrare del conflitto lo scorso febbraio, circa 900 famiglie sono fuggite dalle proprie abitazioni rifugiandosi nel campo non ufficiale di Kishundja, Masisi, Kivu Nord, Repubblica Democratica del Congo (Peter Balleis SJ/ JRS)
Li aiutiamo dando loro latte e altri alimenti, o accompagnandoli all'ospedale. Per ridare fiducia e fargli sentire il nostro amore, a volte basta parlare con loro, ascoltare i loro problemi, dice sr Regina Missanga, direttore di progetto del JRS che lavora presso le persone vulnerabili di Masisi
Masisi, 9 settembre 2011 – A quanto riferisce il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, gli sfollati (IDP) presenti nei sette campi informali del distretto di Masisi, nella provincia del Kivu Nord, Congo orientale, hanno grave e urgente necessità di assistenza umanitaria.

Pare che in sette campi improvvisati, vivano ben 3.550 nuclei familiari sfollati che difficilmente possono contare su un'assistenza umanitaria. Questi campi ospitano gruppi estremamente vulnerabili, tra cui soggetti disabili, anziani, ragazze madri. Alla fine del 2010, la popolazione di sfollati presente nel Kivu Nord era calcolata in circa un milione di persone.

"I campi improvvisati ottengono di gran lunga meno forme di sostegno di quelli ufficialmente riconosciuti. L'assistenza non vi è assicurata e le persone devono lottare per trovare qualcosa da mangiare. Le ragazze costituiscono il gruppo più vulnerabile: sono apatiche, non hanno sogni né progetti per il domani, ed è proprio per questo che costituiscono per noi una priorità. Dobbiamo aiutarle a ritornare a scuola perché possano in seguito rifarsi una vita", spiega il direttore di programma di Masisi, sr Inés Oleaga.

Se fosse loro consentito di vivere in un campo ufficialmente riconosciuto, o se questi campi fossero riconosciuti dalle autorità regionali, riceverebbero cibo e altre forme di assistenza concreta da parte dell'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR) e dal Programma Alimentare Mondiale. Si tratterebbe di un importante passo avanti.

Purtroppo molti politici congolesi preferiscono invece dedicarsi alle prossime elezioni presidenziali e legislative che si terranno il 28 novembre. Le agenzie delle NU e le ONG sia locali che internazionali devono necessariamente sollecitare le autorità del Kivu Nord perché individuino soluzioni in grado di alleviare le sofferenze degli sfollati.

Sopravvivere nei campi improvvisati

Faida è un venticinquenne che vive nel campo improvvisato di Kishondja, nel distretto di Masisi, Kivu Nord, nel Congo orientale. I team del JRS lo hanno conosciuto nel campo il giorno dopo il suo arrivo con moglie e due bambini.

"Nel villaggio di Ngululu dormivano tutti. Alle quattro del mattino, un centinaio circa di uomini armati sono entrati a sorpresa nelle nostre case rubando tutto quello che trovavano. Hanno ucciso almeno due persone, e ferito molte altre. Come gran parte dei miei vicini, sono scappato nella foresta con i miei familiari. Da lontano vedevo quegli uomini violentare donne e ragazze, dare fuoco alle case," racconta.

Prima di perdere la sua terra, la sua casa, Faida era agricoltore. Ora è costretto a vivere con i suoi in una capanna rudimentale fatta di fango e foglie di banano. Quello di Kishondja è un campo improvvisato, non riconosciuto ufficialmente dalle autorità competenti né dall'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR), per cui Faida e la sua famiglia non ricevono né cibo, né alcuna forma di assistenza materiale.

La storia di Faida è comune da queste parti. Dal 2009, migliaia di uomini, donne e bambini sono fuggiti dalle loro case e vivono tuttora in campi improvvisati sorti in questa zona del Kivu Nord. Il loro sfollamento è dovuto principalmente agli attacchi sferrati da diversi gruppi di ribelli presenti nell'area e alla mancanza di protezione da parte dell'esercito congolese.

Dice sr Regina Missanga, direttore di progetto del JRS che lavora presso le persone vulnerabili di Masisi: "Li aiutiamo dando loro latte e altri alimenti, o accompagnandoli all'ospedale. Per ridare fiducia e fargli sentire il nostro amore, a volte basta parlare con loro, ascoltare i loro problemi".

In risposta alla grave situazione umanitaria  che caratterizza i campi improvvisati, il JRS ha iniziato  recentemente a operare in tre di essi, ovvero nei campi di Kishondja, Kihuma e Bonde.

Tra le attività svolte nei campi si annoverano corsi di alfabetizzazione per donne e ragazze, la realizzazione di scuole secondarie, e la distribuzione di materiale scolastico. Tenuto conto del fenomeno delle violenze sessuali e di genere (SGBV) diffuso nei campi, il personale del JRS organizza corsi di sensibilizzazione su questo delicato tema, rivolti a donne e ragazze presenti nei campi, oltre a fornire servizi di counselling alle vittime dei soprusi.




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