Repubblica Democratica del Congo: nuovi rischi per gli sfollati nel Kivu Nord
18 novembre 2011

La diceria diffusa dai leader di villaggio secondo la quale gli sfollati sarebbero obbligati ad andarsene ha suscitato tensione nel campo rifugiati di Mweso, distretto di Masisi, RDC orientale. (Peter Balleis, SJ/JRS)
I leader locali stanno manipolando le recenti dichiarazioni del World Food Programme delle NU (WFP), afferma ancora il JRS, diffondendo il messaggio che gli IDP non riceveranno più alcuna assistenza alimentare e devono lasciare i campi.
Goma, 18 novembre 2011 – Il JRS Grandi Laghi riferisce come, nel tentativo di espropriare dei terreni, i leader del villaggio di Mweso nel Congo orientale stiano cercando di allontanare gli sfollati (IDP) seminando la paura per spingerli ad abbandonare i campi.

I leader locali stanno manipolando le recenti dichiarazioni del World Food Programme delle NU (WFP), afferma ancora il JRS, diffondendo il messaggio che gli IDP non riceveranno più alcuna assistenza alimentare e devono lasciare i campi.

Alla fine del mese scorso, per far sì che gli IDP capiscano che se ne devono andare, di fronte a molte abitazioni del campo Kalembe Remblais sono stati piantati dei banani. Gli sfollati, che già hanno dovuto affrontare tante sfide nella regione del Kivu Nord colpita dal conflitto, hanno reagito con rabbia, provocando un aumento significativo del livello di tensione già presente nel campo.

L'opera di mediazione tra operatori delle ONG, tra i quali membri del personale del JRS, ha convinto i leader di villaggio a rimuovere gli alberi di banano, ristabilendo così la calma all'interno del campo.

Una nuova strategia per assistere gli IDP

A partire dal 1° novembre, il WFP ha introdotto una nuova strategia di assistenza alimentare per gli IDP che risiedono nel distretto di Masisi dove questo tipo di assistenza gratuita è fornita in base alla vulnerabilità, e non dipende dalla condizione di sfollato come era in precedenza.

Secondo una recente indagine del WFP, meno dei due terzi delle famiglie di IDP che risiedono in cinque campi a Masisi, ovvero il 63 percento, continuerà a ricevere assistenza alimentare. Il restante 37 percento riceverà invece altre forme di assistenza che li aiutino a diventare indipendenti.

Le ricerche sulla vulnerabilità sono tuttora in corso, e non è quindi ancora possibile avviare la nuova strategia nei 24 campi di Mweso. Sia ai leader di villaggio sia agli IDP sono tuttavia giunte indiscrezioni circa i criteri per stabilire la vulnerabilità.

"Il problema maggiore è che i leader di villaggio stanno manipolando la strategia del WFP, riferendo agli IDP che il WFP vuole che tutti i gruppi non vulnerabili lascino il campo. E questo non è affatto vero. Il WFP e le ONG sul campo devono prendere misure affinché questo punto sia inequivocabilmente chiaro sia alle autorità locali sia agli IDP che risiedono nel campo", ha spiegato Danilo Giannese, responsabile della comunicazione e l'advocacy del JRS Grandi Laghi.

Abbandonati?

Eppure, a quanto afferma Giannese, questo approccio non è privo di rischi. Uno dei possibili esiti è che i gruppi più vulnerabili, come i disabili, gli anziani e gli orfani, rischino di essere abbandonati nei campi perché altri membri delle comunità, non avendo diritto agli aiuti alimentari, decidono di andarsene.

"La stessa strategia è stata utilizzata nel 2009 nei campi di Goma, capitale provinciale del Kivu Nord in cui l'assistenza alimentare era prevista soltanto per le persone in condizioni di vulnerabilità. Gli IDP che non ne avevano diritto lasciarono il campo abbandonando genitori, fratelli, sorelle e parenti vulnerabili", ha raccontato Beatriz Garcia, direttore di progetto del JRS che opera a Mweso con i gruppi vulnerabili.

"Dopo due anni, solo i malati cronici, gli anziani e gli affetti da malattie mentali risiedono ancora  nel campo Mugunga III a Goma. Continuano a ricevere assistenza da agenzie umanitarie internazionali, ma non sono più insieme alle loro famiglie", ha soggiunto la Garcia.

"La comunità internazionale ha consentito alle popolazioni IDP di lasciare il campo e sottrarsi alla responsabilità verso i parenti in condizioni di vulnerabilità. Oggi, nutriamo veramente la speranza che gli IDP vulnerabili di Masisi non siano abbandonati", ha concluso Beatriz Garcia.



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