Internazionale: rapporto del JRS pone in evidenza come la politica avversi sistematicamente l'arrivo di rifugiati
07 dicembre 2011

Richiedente asilo proveniente dall'Ucraina guarda fuori attraverso le sbarre del centro di detenzione di Medvedov, Slovacchia. (ACNUR)
(Dicembre 2011) Questo rapporto tratta delle esperienze dei rifugiati alle frontiere dell'UE e analizza i problemi giuridici e politici evidenziando come e perché il sistema di proezione stia fallendo e quali ne siano le conseguenze per le singole persone e le loro famiglie.
A sessant'anni dall'adozione formale della Convenzione delle NU sui rifugiati del 1951, molti governi continuano a inventare nuove scuse a giustificazione della chiusura delle proprie frontiere ai richiedenti asilo, anziché lavorare per trovare soluzioni durevoli al trasferimento forzato, ha dichiarato il Direttore Internazionale del JRS, Peter Balleis SJ.
Giornata internazionale dei diritti umani

Comunicato stampa
 
Una pratica sempre più in uso in tutto il mondo

Roma, 7 dicembre 2011 – Nel suo ultimo rapporto, Safe and Secure: How do Refugees Experience Europe's Borders?, il JRS trova ampia evidenza di come i governi ostacolino attivamente l'arrivo di rifugiati. Gli uffici sul campo del JRS confermano che l'esistenza di queste pratiche deplorevoli non si limita all'Europa, anzi si sta facendo rapidamente norma in tutta l'Asia e l'Africa.

In occasione della commemorazione mondiale, il 10 dicembre, di quell'incisivo documento che è la Dichiarazione universale dei diritti umani, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati esorta gli stati a:
  • provvedere con prontezza a tutti i migranti e rifugiati che si trovano in pericolo in mare e offrire a tutti coloro che sono presi in custodia, compreso alle frontiere terrestri, accesso alle procedure intese a determinare se necessitino di protezione internazionale; e
  • porre fine alla pratica del trasferimento forzato dei migranti in paesi terzi dove i loro diritti umani non possono essere efficacemente protetti.

"A sessant'anni dall'adozione formale della Convenzione delle NU sui rifugiati del 1951, molti governi continuano a inventare nuove scuse a giustificazione della chiusura delle proprie frontiere ai richiedenti asilo, anziché lavorare per trovare soluzioni durevoli al trasferimento forzato. Questo approccio conduce a una tremenda sofferenza umana, ignorando al contempo l'obbligo universale alla protezione dei diritti umani fondamentali dei migranti forzati", ha dichiarato il Direttore Internazionale del JRS, Peter Balleis SJ.

L'esperienza di un rifugiato eritreo, riferita in questo rapporto, è fin troppo familiare. L'imbarcazione sulla quale stava fuggendo è stata intercettata da autorità di stato greche che hanno confiscato il mezzo abbandonandone gli occupanti. Se lui è stato poi tratto in salvo da alcuni pescatori, non va dimenticato che dal 1994 a oggi sono più di 15.000 le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa. E un numero incalcolabile si pone a rischio di altre gravi violazioni dei diritti umani, come hanno dimostrato i recenti eventi in Libia.

Anche coloro che riescono ad arrivare in Europa non possono ritenersi al sicuro. La ricerca dimostra che la politica UE che prevede il respingimento dei richiedenti asilo nello stato membro di primo ingresso non tiene conto degli ampi margini di variazione nelle pratiche nazionali di asilo in termini di qualità, accesso e salvaguardie. Di conseguenza, molti rifugiati rischiano arbitri, e possono essere rimpatriati, direttamente o indirettamente, nei loro paesi di origine – in violazione della legge internazionale sui rifugiati e i diritti umani

Numerosi stati nella regione dell'Asia del Pacifico pongono regolarmente in essere pratiche illegali che negano accesso ai propri territori ai migranti con la forza ed espellono quelli in arrivo senza tener conto delle loro richieste di asilo. Le autorità thailandesi impediscono con la forza l'approdo ai richiedenti asilo Rohingya. Cambogia, Malaysia e Thailandia hanno respinto in Cina tutti i richiedenti asilo di etnia Uighur prima che le loro richieste di asilo potessero essere esaminate; e l'Australia ha provato di recente a rimandare in Malaysia chi è giunto via mare. Sebbene al momento questa politica sia stata abbandonata, rappresenta comunque una crescente tendenza esclusionista.

Negli ultimi anni, numerosi paesi africani – che continuano a farsi carico di un onere superiore in fatto di rifugiati di quanto facciano i paesi sviluppati – hanno cercato di impedire che un maggior numero di sfollati attraversasse le loro frontiere. Il Kenya, per esempio, ha ripetutamente chiuso i propri confini con la Somalia ai rifugiati in fuga dal conflitto, costringendoli a carcerazioni arbitrarie, violenze fisiche e violazioni dei diritti umani, tra cui espulsioni forzate.

Angola e Sudafrica impediscono arbitrariamente ai rifugiati che hanno attraversato un paese di transito come la Repubblica Democratica del Congo, il Mozambico e lo Zimbabwe, di entrare nei propri territori, sostenendo che avrebbero potuto fare richiesta di asilo in quei paesi. Purtroppo, come rilevato di recente in uno studio della ONG Lawyers for Human Rights, in quegli stessi paesi non esistono meccanismi di protezione, per cui i rifugiati sono esposti a un elevato rischio di persecuzione e sfruttamento.

"Chiediamo agli stati europei e ad altri paesi industrializzati di aiutare quelli in via di sviluppo che ospitano un numero sproporzionato di migranti con la forza. Ciò potrebbe essere realizzato, almeno in parte, reinsediando un maggior numero di rifugiati nelle nazioni più ricche e allocando una quantità più ingente di risorse tecniche e finanziarie presso i paesi ospitanti più poveri" ha soggiunto p. Balleis.

Note

Questo rapporto del JRS evidenzia le difficoltà che i richiedenti asilo affrontano nell'accedere alla protezione in territorio europeo. Le politiche UE che avversano la protezione dei rifugiati in favore di un controllo frontaliero più energico, sono un fattore chiave. Gli accordi di riammissione con i paesi confinanti consentono agli stati UE di rimandare i migranti nei loro paesi con scarse garanzie di protezione, come l'Ucraina.

Il rapporto comprende contribuiti di:

  • due rifugiati: il primo, Sayeed Mujadadi, somalo, racconta i tentativi falliti di trovare protezione in Belgio e le ripetute detenzioni in strutture ungheresi; e la seconda, Hakima Marina, afghana, riferisce con precisione lo sconvolgente viaggio compiuto con la famiglia dall'Afghanistan e la loro detenzione in Ucraina.
  • due autori ospiti, Guy Goodwin Gill, accademico di fama studioso del fenomeno dei rifugiati, che sostiene come le politiche UE  contravvengano alla fondamentale legge globale di protezione dei rifugiati; e l'arcivescovo Agostino Marchetto, in rappresentanza del Vaticano, che definisce la protezione dei rifugiati un principio cristiano fondamentale ed esorta gli stati a cooperare per il loro bene.

Il rapporto sarà reso pubblico l'8 dicembre in occasione di un evento che avrà luogo a Bruxelles. Tra i relatori:

  • Guy Goodwin Gill;
  • Arcivescovo Marchetto;
  • Europarlamentare Barbara Lochbihler (Germania/Verdi); e
  • Andrea Vonkeman dell'Ufficio europeo dell'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR).
  • Tre rifugiati presenteranno le loro testimonianze.

Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati è un'organizzazione cattolica internazionale, attiva in più di 50 paesi, la cui missione è accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati. Lavorano per l'organizzazione 1.200 persone: laici, gesuiti e religiosi di altre congregazioni che operano per far fronte a necessità educative, sanitarie, sociali e di altro genere di 500.000 rifugiati e IDP, di cui più della metà donne. I servizi sono forniti senza distinzioni di razza, origine etnica o credo religioso. I 14 uffici del JRS in Europa erogano servizi diretti ai migranti forzati e alle loro famiglie, compresi aiuti materiali, alimentari o abitativi, assistenza legale e sostegno sociale.

Per ulteriori informazioni contattare
James Stapleton,
Coordinatore della comunicazione
Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Ufficio Internazionale)
Tel: +39-06 68977468; +39 346 234 3841
Email: international.press@jrs.net; www.jrs.net

Phillip Amaral
Responsabile per la comunicazione e l'advocacy
JRS Europa
Tel: +32 2 250 3223; +32 485 173 766
Email: europe.advocacy@jrs.net; www.jrseurope.org





Press Contact Information
James Stapleton
international.communications@jrs.net
+39 06 6897 7465