Ruanda: viaggio nello spazio via Skype per i bambini nei campi rifugiati
15 dicembre 2011

Skype e altre tecnologie web ultilizzate in molte scuole occidentali non fanno pare della quotidiana a Kibuye, Ruanda (Peter Balleis SJ/JRS)
L'esperimento è andato molto bene e, in futuro, speriamo di avere le risorse economiche necessarie per poterlo ripetere, visto che una lezione del genere ha dei costi importanti, dice ancora la direttrice di JRS Ruanda.

Kibuye, 15 dicembre 2011 – Nel campo profughi di Kiziba, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) organizza lezioni di scienze e matematica assai particolari. E gli studenti, per la prima volta, imparano a usare Skype in collegamento video con gli USA.

Per un giorno, hanno dimenticato di vivere in un campo di rifugiati e si sono trasformati in veri e propri astronauti in viaggio nello spazio attraverso il sole, la luna, le stelle e i pianeti. Sono gli studenti della scuola media di Kiziba, un campo di rifugiati nell'ovest del Ruanda, ai quali, nell'ambito di un progetto del JRS è stata data la possibilità di cimentarsi con la matematica e le scienze in modo creativo e divertente, utilizzando quelle tecnologie che per i loro coetanei occidentali fanno parte della vita quotidiana.

Una lezione…stellare. Al posto della solita lezione a base di numeri, diagrammi e rappresentazioni del sistema solare disegnate alla lavagna, per i 18 alunni rifugiati, infatti, i banchi di scuola sono diventati le postazioni di una navicella spaziale, mentre al posto del solito professore c'era un'insegnante della Wheeling Jesuit University 2 della West Virginia vestito da astronauta, in collegamento video via Skype dall'altra parte del mondo.

Imparare divertendosi. Scopo della lezione/missione, per i ragazzi, era quello di aiutare il loro capo astronauta americano a salvare i suoi compagni i quali, a bordo delle loro navicelle, si erano dispersi nei meandri dello spazio. Per far ciò, i giovani rifugiati, dalla loro aula sabbiosa nel campo di Kiziba, dovevano risolvere dei quesiti a base di nozioni di scienze e matematica.

"I ragazzi erano a dir poco entusiasti. Si sono divertiti tantissimo e, allo stesso tempo, stavano praticando le scienze e la matematica – afferma Erin McDonald, direttrice di JRS Ruanda. L'esperimento è stato utile sotto vari punti di vista: i ragazzi hanno utilizzato delle tecnologie come Skype a cui non sono abituati, hanno usufruito di tecniche di apprendimento creative e hanno avuto modo di praticare l'inglese con un insegnante madrelingua".

Rinchiusi in un campo. "Nel mondo occidentale – prosegue McDonald – i ragazzi, già da giovanissimi, sono abituati a usare internet e il computer, a guardare video, andare in un negozio e acquistare libri, film o musica. La loro creatività è alimentata in infinti modi. Per i ragazzi di Kiziba, invece, tutto questo non esiste. Con le loro famiglie, vivono ‘rinchiusi' in un campo di rifugiati lontani da ogni stimolo proveniente dal mondo esterno, dal quale non possono uscire a causa delle perenni condizioni di guerra e insicurezza nei loro villaggi di origine".

In fuga dal Congo. Il campo di rifugiati di Kiziba ospita 18 mila rifugiati congolesi che sono fuggiti dall'allora Zaire nel 1996 a causa del conflitto che portò alla caduta del regime di Mobuto Sese Seko. Da quel momento, tuttavia, la Repubblica Democratica del Congo non ha ancora conosciuto la pace e la stabilità, a causa dei numerosi gruppi armati attivi soprattutto nei due Kivu. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati è attivo in Ruanda dal 1995 dove porta avanti, in due dei tre campi di rifugiati presenti nel piccolo paese dell'Africa dei Grandi laghi, progetti di istruzione formale e informale, assistenza agli individui più vulnerabili, servizi di accesso alle tecnologie e accompagnamento spirituale e pastorale.

La speranza di ripetere l'esperimento. L'idea di insegnare le scienze e la matematica agli studenti attraverso Skype e le nuove tecnologie fa parte di una collaborazione tra il JRS e il Challenger Learning Center della Wheeling Jesuit University.

"L'esperimento è andato molto bene e, in futuro, speriamo di avere le risorse economiche necessarie per poterlo ripetere, visto che una lezione del genere ha dei costi importanti. Per l'istruzione dei nostri studenti rifugiati sarebbe davvero una grande opportunità", dice ancora la direttrice di JRS Ruanda.

L'articolo è stato pubblicato il 10 diciembre 2011 su "La Repubblica"





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