Europa: il JRS plaude alla scelta di indagare sulla morte di migranti nel Mediterraneo
29 marzo 2012
Bruxelles, 29 marzo 2012 – A quanto afferma il JRS richiamandosi al nuovo rapporto pubblicato dal Consiglio d'Europa "Vite perdute nel Mediterraneo: chi ne è responsabile?", siamo di fronte a un ennesima triste riconferma del fatto che risolvere il problema della protezione è imprescindibile, in sostanza questione di vita o di morte.
Oggi, la Commissione migrazioni, rifugiati e popolazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa esaminerà il rapporto. Ove il testo fosse approvato dalla Commissione, il rapporto sarà inoltrato al plenum dell'Assemblea parlamentare costituito da 642 membri, per il dibattito e la successiva votazione il 24 aprile a Strasburgo (Francia). L'approvazione del rapporto eserciterebbe un impatto notevole sul dibattito in corso in Europa su come ci si aspetta che i vari governi rispondano alla questione dei migranti e rifugiati bloccati ai suoi confini.
Il rapporto, stilato dalla parlamentare olandese signora Tineke Strik rappresenta il punto di arrivo di un'inchiesta durata nove mesi conseguente all'incidente del marzo 2011 che ha visto 63 persone in fuga dal conflitto armato in corso in Libia perdere la vita in mare, essendo state le loro richieste di aiuto ignorate persino dalle autorità militari operanti nell'area.
"Le persone rischiano la vita nella traversata del Mediterraneo a causa di gravi carenze nelle misure protettive", spiega il responsabile delle politiche europee del JRS, Stefan Kessler.
Stando alle stime dell'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR), nel 2011 oltre 1.500 migranti sono annegati o andati dispersi in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo diretti in Europa, facendo di questo tratto di mare la traversata più rischiosa per i rifugiati.
Durante il conflitto libico, numerosi erano i richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti tali che trovandosi nel mezzo del tiro incrociato delle fazioni in guerra cercavano disperatamente di fuggire. Tra questi molti africani perseguitati provenienti dall'area subsahariana e scambiati per mercenari.
Spiega la signora Kessler che "Fuggire in Europa via mare era per loro l'estrema possibilità di salvezza; purtroppo per alcuni si è rivelata una scelta fatale".
Malta è perlopiù il primo porto raggiungibile per quei migranti che la spuntano sui mille rischi di una traversata in alto mare. Nel 2011, su questa minuscola isola-stato sono sbarcati 1.579 migranti giunti via mare, di cui il 46 percento proveniva da Somalia ed Eritrea. Secondo l'UNHCR, il 65 percento delle persone cui l'anno scorso a Malta è stata assicurata protezione erano di provenienza somala ed eritrea.
Sempre nelle parole della signora Kessler, "le morti oggetto dell'indagine condotta dal Consiglio d'Europa costituiscono una duplice tragedia. Innanzitutto le richieste di aiuto lanciate dai migranti sono state ignorate pur in una fase di intensa attività navale e di sorveglianza in mare aperto; in secondo luogo, queste persone sono perite nel loro viaggio alla volta dell'Europa, dove contavano di ottenere protezione da gravi violazioni dei diritti umani e concreti rischi per la propria vita in Libia ".
Per anni i governi UE hanno concesso incentivi ai paesi nordafricani nel tentativo di impedire la migrazione di rifugiati alla volta dell'Europa. Paesi come la Libia detenevano queste persone in condizioni spaventose. Le testimonianze dei rifugiati, pubblicate nel rapporto 2009 del JRS Malta rivelano a chiare note il ricorso da parte delle autorità libiche a violenze fisiche ai danni dei rifugiati, non da ultimo l'elettroshock.
Il JRS si appella ai governi UE perché si prodighino con decisione nel prestare aiuto a quanti necessitano di protezione internazionale. Tutti i mezzi navali che trasportano migranti e che si trovano in difficoltà nelle acque del Mediterraneo andrebbero aiutati senza indugio e accompagnati al più vicino porto, dove vanno valutate le condizioni fisiche ed eventuali vulnerabilità di ogni singola persona. A ciascun migrante deve essere data la possibilità di chiedere il riconoscimento dei diritti spettanti ai rifugiati.
FINE
Contatto per eventuali informazioni
Philip Amaral
Responsabile per le politiche e la comunicazione
JRS Europa
Tel: +32 2 250 32 23
europe.advocacy@jrs.net
Sul Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS)
Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) è un'organizzazione cattolica internazionale presente in 50 paesi di tutto il mondo, che si pone come missione di accompagnare, servire e svolgere opera di advocacy in favore di rifugiati e migranti forzati.
In Europa, gli uffici del JRS sono presenti in 14 paesi, e forniscono sostegno legale e sociale ai richiedenti asilo e ai migranti che si trovano in stato di detenzione o che vivono nei centri urbani. Dal 2004, il JRS dirige un progetto di avvicinamento dei migranti detenuti con il fine di informare i richiedenti asilo dei loro diritti e identificare le persone in condizioni di vulnerabilità. Il personale del JRS Malta visita con cadenza settimanale i centri di detenzione per informarsi sulle condizioni e le richieste dei detenuti. Le persone valutate vulnerabili dal JRS vengono segnalate alle autorità maltesi perché siano messe in libertà.
Le attività svolte dal JRS Malta sono descritte in un rapporto pubblicato nel settembre 2011 a cura della Commissione cattolica internazionale per la migrazione, e intitolato, "Mayday! Strengthening responses of assistance and protection to boat people and other migrants arriving in Southern Europe" (Aiuto! Rafforzare le risposte di assistenza e protezione alle persone giunte via mare e ad altri migranti approdati nel sud d'Europa). Nel rapporto viene descritto in dettaglio qual è la risposta di Malta, Italia, Grecia e Spagna agli sbarchi di migranti.
29 marzo 2012
| Fuggire in Europa via mare era per loro l'estrema possibilità di salvezza; purtroppo per alcuni si è rivelata una scelta fatale. |
Nuovo rapporto del Consiglio d'Europa getta luce sulle morti di migranti nel 2011
Bruxelles, 29 marzo 2012 – A quanto afferma il JRS richiamandosi al nuovo rapporto pubblicato dal Consiglio d'Europa "Vite perdute nel Mediterraneo: chi ne è responsabile?", siamo di fronte a un ennesima triste riconferma del fatto che risolvere il problema della protezione è imprescindibile, in sostanza questione di vita o di morte.
Oggi, la Commissione migrazioni, rifugiati e popolazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa esaminerà il rapporto. Ove il testo fosse approvato dalla Commissione, il rapporto sarà inoltrato al plenum dell'Assemblea parlamentare costituito da 642 membri, per il dibattito e la successiva votazione il 24 aprile a Strasburgo (Francia). L'approvazione del rapporto eserciterebbe un impatto notevole sul dibattito in corso in Europa su come ci si aspetta che i vari governi rispondano alla questione dei migranti e rifugiati bloccati ai suoi confini.
Il rapporto, stilato dalla parlamentare olandese signora Tineke Strik rappresenta il punto di arrivo di un'inchiesta durata nove mesi conseguente all'incidente del marzo 2011 che ha visto 63 persone in fuga dal conflitto armato in corso in Libia perdere la vita in mare, essendo state le loro richieste di aiuto ignorate persino dalle autorità militari operanti nell'area.
"Le persone rischiano la vita nella traversata del Mediterraneo a causa di gravi carenze nelle misure protettive", spiega il responsabile delle politiche europee del JRS, Stefan Kessler.
Stando alle stime dell'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR), nel 2011 oltre 1.500 migranti sono annegati o andati dispersi in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo diretti in Europa, facendo di questo tratto di mare la traversata più rischiosa per i rifugiati.
Durante il conflitto libico, numerosi erano i richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti tali che trovandosi nel mezzo del tiro incrociato delle fazioni in guerra cercavano disperatamente di fuggire. Tra questi molti africani perseguitati provenienti dall'area subsahariana e scambiati per mercenari.
Spiega la signora Kessler che "Fuggire in Europa via mare era per loro l'estrema possibilità di salvezza; purtroppo per alcuni si è rivelata una scelta fatale".
Malta è perlopiù il primo porto raggiungibile per quei migranti che la spuntano sui mille rischi di una traversata in alto mare. Nel 2011, su questa minuscola isola-stato sono sbarcati 1.579 migranti giunti via mare, di cui il 46 percento proveniva da Somalia ed Eritrea. Secondo l'UNHCR, il 65 percento delle persone cui l'anno scorso a Malta è stata assicurata protezione erano di provenienza somala ed eritrea.
Sempre nelle parole della signora Kessler, "le morti oggetto dell'indagine condotta dal Consiglio d'Europa costituiscono una duplice tragedia. Innanzitutto le richieste di aiuto lanciate dai migranti sono state ignorate pur in una fase di intensa attività navale e di sorveglianza in mare aperto; in secondo luogo, queste persone sono perite nel loro viaggio alla volta dell'Europa, dove contavano di ottenere protezione da gravi violazioni dei diritti umani e concreti rischi per la propria vita in Libia ".
Per anni i governi UE hanno concesso incentivi ai paesi nordafricani nel tentativo di impedire la migrazione di rifugiati alla volta dell'Europa. Paesi come la Libia detenevano queste persone in condizioni spaventose. Le testimonianze dei rifugiati, pubblicate nel rapporto 2009 del JRS Malta rivelano a chiare note il ricorso da parte delle autorità libiche a violenze fisiche ai danni dei rifugiati, non da ultimo l'elettroshock.
Il JRS si appella ai governi UE perché si prodighino con decisione nel prestare aiuto a quanti necessitano di protezione internazionale. Tutti i mezzi navali che trasportano migranti e che si trovano in difficoltà nelle acque del Mediterraneo andrebbero aiutati senza indugio e accompagnati al più vicino porto, dove vanno valutate le condizioni fisiche ed eventuali vulnerabilità di ogni singola persona. A ciascun migrante deve essere data la possibilità di chiedere il riconoscimento dei diritti spettanti ai rifugiati.
FINE
Contatto per eventuali informazioni
Philip Amaral
Responsabile per le politiche e la comunicazione
JRS Europa
Tel: +32 2 250 32 23
europe.advocacy@jrs.net
Sul Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS)
Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) è un'organizzazione cattolica internazionale presente in 50 paesi di tutto il mondo, che si pone come missione di accompagnare, servire e svolgere opera di advocacy in favore di rifugiati e migranti forzati.
In Europa, gli uffici del JRS sono presenti in 14 paesi, e forniscono sostegno legale e sociale ai richiedenti asilo e ai migranti che si trovano in stato di detenzione o che vivono nei centri urbani. Dal 2004, il JRS dirige un progetto di avvicinamento dei migranti detenuti con il fine di informare i richiedenti asilo dei loro diritti e identificare le persone in condizioni di vulnerabilità. Il personale del JRS Malta visita con cadenza settimanale i centri di detenzione per informarsi sulle condizioni e le richieste dei detenuti. Le persone valutate vulnerabili dal JRS vengono segnalate alle autorità maltesi perché siano messe in libertà.
Le attività svolte dal JRS Malta sono descritte in un rapporto pubblicato nel settembre 2011 a cura della Commissione cattolica internazionale per la migrazione, e intitolato, "Mayday! Strengthening responses of assistance and protection to boat people and other migrants arriving in Southern Europe" (Aiuto! Rafforzare le risposte di assistenza e protezione alle persone giunte via mare e ad altri migranti approdati nel sud d'Europa). Nel rapporto viene descritto in dettaglio qual è la risposta di Malta, Italia, Grecia e Spagna agli sbarchi di migranti.
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