Australia: il JRS amplia il progetto di accoglienza in comunità
30 aprile 2012
Sydney, 30 aprile 2012 – Nel contesto di un processo di ampliamento senza precedenti, il JRS Australia sta triplicando il numero dei propri dipendenti in risposta al rilascio di numerosi richiedenti asilo da parte di centri di detenzione immigrati.
La situazione venutasi a creare è direttamente conseguente alle nuove politiche governative riguardanti la detenzione. Il ministro per l'immigrazione e la cittadinanza, Chris Bowen MP, ha annunciato di recente che un certo numero di richiedenti asilo debitamente selezionati, finora trattenuti in istituti di detenzione australiani, saranno posti in stato di detenzione in comunità con la partecipazione attiva di organizzazioni ecclesiali o comunitarie, come ad esempio il JRS Australia.
Come risposta all'annuncio, il JRS ha ampliato il proprio piccolo Progetto di determinazione della residenza in modo tale da assicurare una sistemazione abitativa e il sostegno legale ai richiedenti asilo adulti in condizioni di vulnerabilità e ai gruppi familiari rilasciati da centri di detenzione.
Fine primario del Progetto di determinazione della residenza è quello di creare un ambiente di vita sicuro, dignitoso e di sostegno che consenta agli ospiti vulnerabili di migliorare le proprie condizioni fisiche e mentali e al momento opportuno inserirsi nella comunità divenendo autosufficienti. Per conseguire un tale obiettivo, il JRS ha affiancato il Marist Youth Care, accordando sostegno a 40 richiedenti asilo identificati dal Ministero dell'immigrazione e cittadinanza come troppo vulnerabili per riuscire ad essere autosufficienti in seno alla comunità.
"Il nostro impegno per un ulteriore ampliamento del Programma di determinazione della residenza" – dice il direttore del JRS Australia, Aloysious Mowe SJ – "si fonda sull'esperienza e la competenza derivate dal nostro lavoro con le donne e gli uomini ospiti del Sydney Shelter Project, giunto al suo quinto anno di attività, come pure sul lavoro da noi svolto nel seguire i minori non accompagnati nel processo di determinazione della residenza".
Spiega ancora p. Mowe che non soltanto molti richiedenti asilo che accedono alla comunità sono traumatizzati, un gran numero sono divenuti dipendenti dal prossimo per le più basilari necessità. Uno dei motivi per cui si rende necessario allargare i confini della detenzione in comunità è di cercare di indurre i richiedenti asilo a una maggiore indipendenza e resistenza di fronte alle difficoltà.
Dopo anni di advocacy mirata a eliminare la misura restrittiva della detenzione per immigrazione sicura applicata ai richiedenti asilo, p. Mowe fa sapere che ora il JRS può vedere realizzati i propri principi in materia grazie al progetto che prevede la detenzione in comunità.
"È più che giusto che i fondi di cui disponiamo vadano dove più serve, e che si dimostri all'Australia che esistono alternative possibili alla detenzione per motivi di sicurezza. I richiedenti asilo non hanno commesso alcun reato e quindi non dovrebbero essere costretti dietro muraglioni o recinzioni di filo spinato. È assurdo che molti di loro giungano qui in cerca di libertà, per poi vedersela negare in questo modo crudele. Una politica confinaria sicura non dovrebbe vedere calpestata la dignità umana e la giustizia naturale".
Questo articolo è stato pubblicato originariamente da Catherine Marshall sulla e-newsletter Province Express.
30 aprile 2012
| Uno dei motivi per cui si rende necessario allargare i confini della detenzione in comunità è di cercare di indurre i richiedenti asilo a una maggiore indipendenza e resistenza di fronte alle difficoltà. |
La situazione venutasi a creare è direttamente conseguente alle nuove politiche governative riguardanti la detenzione. Il ministro per l'immigrazione e la cittadinanza, Chris Bowen MP, ha annunciato di recente che un certo numero di richiedenti asilo debitamente selezionati, finora trattenuti in istituti di detenzione australiani, saranno posti in stato di detenzione in comunità con la partecipazione attiva di organizzazioni ecclesiali o comunitarie, come ad esempio il JRS Australia.
Come risposta all'annuncio, il JRS ha ampliato il proprio piccolo Progetto di determinazione della residenza in modo tale da assicurare una sistemazione abitativa e il sostegno legale ai richiedenti asilo adulti in condizioni di vulnerabilità e ai gruppi familiari rilasciati da centri di detenzione.
Fine primario del Progetto di determinazione della residenza è quello di creare un ambiente di vita sicuro, dignitoso e di sostegno che consenta agli ospiti vulnerabili di migliorare le proprie condizioni fisiche e mentali e al momento opportuno inserirsi nella comunità divenendo autosufficienti. Per conseguire un tale obiettivo, il JRS ha affiancato il Marist Youth Care, accordando sostegno a 40 richiedenti asilo identificati dal Ministero dell'immigrazione e cittadinanza come troppo vulnerabili per riuscire ad essere autosufficienti in seno alla comunità.
"Il nostro impegno per un ulteriore ampliamento del Programma di determinazione della residenza" – dice il direttore del JRS Australia, Aloysious Mowe SJ – "si fonda sull'esperienza e la competenza derivate dal nostro lavoro con le donne e gli uomini ospiti del Sydney Shelter Project, giunto al suo quinto anno di attività, come pure sul lavoro da noi svolto nel seguire i minori non accompagnati nel processo di determinazione della residenza".
Spiega ancora p. Mowe che non soltanto molti richiedenti asilo che accedono alla comunità sono traumatizzati, un gran numero sono divenuti dipendenti dal prossimo per le più basilari necessità. Uno dei motivi per cui si rende necessario allargare i confini della detenzione in comunità è di cercare di indurre i richiedenti asilo a una maggiore indipendenza e resistenza di fronte alle difficoltà.
Dopo anni di advocacy mirata a eliminare la misura restrittiva della detenzione per immigrazione sicura applicata ai richiedenti asilo, p. Mowe fa sapere che ora il JRS può vedere realizzati i propri principi in materia grazie al progetto che prevede la detenzione in comunità.
"È più che giusto che i fondi di cui disponiamo vadano dove più serve, e che si dimostri all'Australia che esistono alternative possibili alla detenzione per motivi di sicurezza. I richiedenti asilo non hanno commesso alcun reato e quindi non dovrebbero essere costretti dietro muraglioni o recinzioni di filo spinato. È assurdo che molti di loro giungano qui in cerca di libertà, per poi vedersela negare in questo modo crudele. Una politica confinaria sicura non dovrebbe vedere calpestata la dignità umana e la giustizia naturale".
Questo articolo è stato pubblicato originariamente da Catherine Marshall sulla e-newsletter Province Express.
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James Stapleton
international.communications@jrs.net
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