Europa: primo workshop sulla detenzione dei migranti nell'UE
29 novembre 2012

Serghei, un migrante moldavo che vive in Portogallo, è stato arrestato perché, dato che i suoi documenti erano stati rubati, non è stato in grado di esibirli a un controllo di routine per strada. Serghei è stato detenuto presso l'Unidade Habitacional Santo Antonio, un ex carcere minorile che oggi è usato per la detenzione di migranti irregolari e richiedenti asilo, a Porto (Don Doll)
Una delle principali preoccupazioni individuate è stata l'ancora frequente detenzione di bambini migranti, compresi minori non accompagnati e di altri gruppi vulnerabili, quali vittime di tortura e di tratta e migranti con particolari problemi di salute nell'UE.
Bruxelles, Atene, 26 novembre 2012 – La detenzione dei migranti sta diventando una questione di crescente importanza in Europa: per questo le ONG di 15 Paesi europei si sono riunite in Grecia per discutere di come prevenire l'ingiustificata e dannosa pratica della detenzione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. La Grecia è stata scelta per ospitare l'incontro a causa delle critiche internazionali alle sue politiche in materia di migrazione e di detenzione. Il gruppo ha concluso che la detenzione dei migranti è diffusa in tutta l'Unione e sebbene esistano delle alternative, chiaramente vantaggiose dal punto di vista economico, esse solitamente non vengono utilizzate.

Il workshop si è concluso con la decisione di costituire un gruppo di lavoro sulla detenzione nell'UE.  La Coalizione Internazionale sulla Detenzione (IDC), in collaborazione con il Consiglio Greco per i Rifugiati (GCR), ha riunito più di 20 organizzazioni di 15 stati membri dell'UE per il primo workshop sulla detenzione dei migranti nell'Unione Europea ad Atene, Grecia dal 22 al 23 novembre.

L'obiettivo era sviluppare un piano strategico e di azione della società civile europea sulla detenzione, oltre a condividere preoccupazioni e priorità sul tema. Tra i partecipanti c'erano ONG europee come Consiglio Europeo per i Rifugiati (ECRE), il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), Amnesty International, l'Hungarian Helsinki Committee e France Terre d'Asile, oltre all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR).

Durante i due giorni, oltre 45 partecipanti hanno discusso delle diverse politiche e prassi sulla detenzione dei miranti in vigore negli stati membri dell'UE, come Belgio, Bulgaria, Grecia, Italia, Malta, Olanda, Romania e Gran Bretagna, e hanno condiviso statistiche rilevanti sul tema. Il nuovo quadro legislativo dell'UE sulle condizioni di accoglienza, procedure e rimpatrio è stato discusso approfonditamente: in particolare è stata sottolieata la mancanza di un esplicito divieto di applicare la detenzione ai bambini e di un limite temporale massimo per la detenzione dei migranti.

Gli enti hanno utilizzato la seconda giornata del workshop per identificare elementi comuni di preoccupazione e gruppi maggiormente vulnerabili, ma anche modi creativi di fare advocacy per il miglioramento della legislazione nazionale e europea al fine di mettere fine alla detenzione immotivata di migranti. 

Preoccupazioni condivise al livello europeo sulla detenzione dei migranti. Una delle principali preoccupazioni individuate è stata l'ancora frequente detenzione di bambini migranti, compresi minori non accompagnati e di altri gruppi vulnerabili, quali vittime di tortura e di tratta e migranti con particolari problemi di salute nell'UE. A questo proposito, una delle iniziative di advocacy menzionata è stata la Campagna Globale per Fermare la Detenzione dei Bambini. Alla campagna hanno già aderito 80 organizazioni per chiedere agli Stati di mettere fine alla detenzione dei bambini, ai singoli di impegnarsi in prima persona firmando una petizione e ai bambini di registrare dei videomessaggi di supporto per i bambini detenuti. 

Un'altra chiara preoccupazione è stato lo scarso uso di misure alternative alla detenzione, sia nel caso che già esistano, sia nel caso che siano potenzialmente implementabili a livello nazionale. Perciò la necessità di studiare e sviluppare misure alternative alla detenzione dei migranti nell'UE è risultata una priorità per le organizzazioni presenti al workshop, ma anche, a livello globale, per la IDC.

Territori extra-europei. Alcune statistiche e pratiche si sono rivelate di particolare rilevanza e interesse. Per esempio, nel caso della Francia, le pratiche di detenzione nel continente europeo sono diverse dei territori extra-europei, come Reunion, Guyana e Mayotte, dove non c'è effettivo controllo da parte dell'autorità giudiziaria, l'assistenza legale è limitata e la trasparenza pressoché inesistente. Analogamente, a Mayotte nel 2011 più di 5.000 minori si trovavano in detenzione, mentre la Francia ha una chiara politica contro la detenzione dei bambini migranti. 

In Italia, le condizioni di detenzione dipendono dagli accordi e dalle politiche dell'ente privato che gestisce ciascuno dei Centri di Identificazione e Espulsione. Perciò, alcuni centri non permettono ai detenuti di indossare scarpe, alcuni vietano l'uso di smartphone e alcuni costringono I detenuti ad andare in una vera e propria gabbia per radersi. Lo scorso anno,  7.735 migranti erano presenti nei centri di detenzione italiani.

In Grecia, la detenzione è una pratica diffusa e si applica a migranti senza documenti e a richiedenti asilo automaticamente, indiscriminatamente e spesso in condizioni disumane, essendo intesa come una sorta di misura punitiva. La detenzione dei minori non è espressamente vietata dalla legge greca, così durante il 2011 in un solo centro di detezione sul confine, il Centro di Detenzione di Filakio, ben 573 minori non accompagnati sono stati detenuti. Inoltre, la legge greca è stata recentemente modificata per aumentare il periodo massimo di detenzione dei richiedenti asilo da tre a dodici mesi: questo emendamento è stato introdotto per scoraggiare la presentazione di domande d'asilo. 

Per giunta, il rifiuto da parte delle autorità greche di accogliere e registrare più di 20 domande d'asilo a settimana si traduce spesso in un prolungamento della detenzione, dal momento che molti potenziali richiedenti asilo non riescono a formalizzare la loro domanda. Questo implica che il loro primo contatto con le autorità greche finisce per essere un decreto di espulsione che include un provvedimento di detenzione. 

Il Regno Unito è il solo Stato membro dell'Unione Europea che pratica la detenzione dei migranti senza limite di tempo e attualmente circa 160 persone sono in detenzione da oltre un anno. Tuttavia, la Gran Bretagna ha recentemente introdotto una procedura di rimpatrio familiare che intende promuovere il ritorno volontario e a ridurre al minimo il ricorso alla detenzione. Alcuni Paesi, come  Malta, Olanda e Grazia continuano a considerare la detenzione uno dei mezzi più efficaci di gestire il fenomeno migratorio mentre altri, come il Belgio, la Danimarca e la Svezia, stanno sempre più spesso ideando e implementando Alternative alla Detenzione (ATD), quali centri di accoglienza aperti e gestione dei singoli casi. 

Claudia Liute, persona di contatto per la Coalizione Internazionale sulla Detenzione

La Coalizione Internazionale sulla Detenzione (IDC) è una coalizione di più di 250 tra ONG e individui che operano in oltre 50 Paesi del mondo. La IDC chiede un più pieno rispetto dei diritti umani dei detenuti; questo include limitare l'uso della detenzione, cercare misure alternative e utilizzare le forme meno restrittive di detenzione dei migranti. La IDC intende coinvolgere costruttivamente i governi del mondo in una discussione sulle alternative alla detenzione dei migranti, in particolare in riferimento ai bambini e ai giovani, che sono maggiormente penalizzati da tale misura.





Press Contact Information
James Stapleton
international.communications@jrs.net
+39 06 69 868 468