Europa: UE-Nordafrica mettono a rischio i diritti dei migranti
06 dicembre 2012

Uno dei tanti edifici abbandonati di Boush Bouk, quartiere di Algeri (Algeria), in cui vivono immigrati indigenti (Andrew Galea Debono/JRS Europe)
Anziché limitarsi a demandare la responsabilità della protezione dei rifugiati distogliendo l'attenzione dal problema, l'UE deve prendere in mano la questione e far sì che i diritti umani siano considerati elemento non negoziabile di ogni trattativa con i paesi terzi.
Comunicato stampa

Rimpatri forzati e violazioni dei diritti umani costituiscono la norma per i migranti in Marocco e Algeria, a quanto si apprende dall'ultimo rapporto stilato dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati

Bruxelles, Roma, 6 dicembre 2012 – Si registrano con sempre maggior frequenza in Marocco raid della polizia e conseguenti espulsioni di immigrati mentre in Algeria sono costretti a vivere in strutture abitative fatiscenti. La mancanza in ambedue i paesi di una legge sull'asilo lascia un numero spropositato di migranti forzati senza accesso allo status di rifugiati. Al contempo, persistono diffuse violazioni dei diritti di questa popolazione, perlopiù imputabili a una troppo frequente "distrazione" da parte dell'Unione Europea. È quanto si apprende da un rapporto pubblicato in data odierna dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Europa.

Il dott. Andrew Galea Debono, ricercatore del JRS Europa, precisa infatti che "per anni l'UE ha speculato sul fatto che il Marocco tratteneva i migranti senza provvedere ad alcuna procedura di identificazione di quanti necessitavano di protezione. Anche in Algeria numerosi migranti rimangono bloccati senza forme di protezione, e sono quindi spesso costretti a mendicare lungo le strade e trovare riparo in edifici abbandonati".

I rifugiati che risiedono in Algeria spesso si adattano a vivere in edifici abbandonati perché il governo non consente loro di lavorare nel paese; il che costituisce un grosso ostacolo al conseguimento di un'indipendenza economica.

Nel suo rapporto Lives in Transition, il dott. Debono riferisce la vicenda agghiacciante del 37enne Armel, camerunense, che ha tentato nel 2006 una traversata notturna di 2 chilometri a nuoto dalla costa marocchina all'enclave spagnola di Ceuta, portando con sé una donna in stato di gravidanza trainata con una corda cui era fissata una camera d'aria. Erano ancora lontani dalla costa quando la camera d'aria si è forata: nella lotta per non annegare, la donna ha perso i sensi. Caso ha voluto che una motovedetta della Guardia Civil spagnola li intercettasse e facesse salire a bordo.

"Ma anziché portarci in salvo e aiutare la donna a riprendersi", ha raccontato Armel, "ci hanno riportato sottocosta in Marocco e ci hanno rigettati in mare. Ho spiegato loro che la donna era incinta, ma non mi hanno voluto credere. Ci hanno buttati giù che la donna era ancora priva di sensi. La polizia marocchina ci ha visto e ci ha aiutato a raggiungere la riva a nuoto -- ci siamo salvati, ma la donna ha perso il bambino". 

Il dott. Galea Debono ha parlato con numerosi migranti che più volte sono stati respinti nel deserto sia dalle autorità marocchine che da quelle algerine. A quanto viene riferito, le autorità marocchine spesso deportano la persone direttamente sul confine senza curarsi delle circostanze individuali dei singoli migranti, per cui succede che molti subsahariani cui è stato riconosciuto lo status di rifugiati, spesso detentori di regolare visto, sono stati espulsi per motivi banali come può essere quello di avere la pelle scura. ONG locali operanti in Marocco hanno confermato al JRS Europa l'aumento significativo di queste deportazioni fin dall'inizio del 2012. 

"Ai migranti fermati nel corso dei raid della polizia viene solitamente sequestrato il cellulare, e di fatto impedito di avvisare i propri familiari", prosegue il dott. Galea Debono. "Per giunta, i malcapitati vengono derubati di ogni loro avere da malviventi e persino da agenti della stessa polizia, rimanendo di conseguenza bloccati sull'uno o l'altro versante del confine tra Marocco e Algeria". 

Il JRS Europa si aspetta che in tutti gli accordi bilaterali con Marocco e Algeria l'UE e i suoi stati membri diano priorità alla questione dell'accesso alle procedure di riconoscimento dei rifugiati e della protezione dei diritti umani fondamentali dei migranti. 

Tutti i governi singolarmente dovrebbero abolire la pratica dei rimpatri forzati, assicurando contestualmente il rispetto dei diritti di ogni migrante e rifugiato. Inoltre, i migranti non andrebbero in ogni caso inviati nelle zone confinarie desertiche particolarmente inclementi, quale che sia il loro status giuridico; semmai, all'occorrenza, si dovrebbe ricorrere alla misura del rimpatrio volontario assistito.

"È evidente che né il Marocco né l'Algeria possono considerarsi paesi sicuri per i migranti che necessitano di protezione," afferma il responsabile per le Politiche del JRS Europa, Stefan Kessler. "Anziché limitarsi a demandare la responsabilità della protezione dei rifugiati distogliendo l'attenzione dal problema, l'UE deve prendere in mano la questione e far sì che i diritti umani siano considerati elemento non negoziabile di ogni trattativa con i paesi terzi".

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Per contatti: 
Amaya Valcarcel
Coordinatore per l'Advocacy, JRS Internazionale
Cellulare: +39 333 888 7434 
Email: international.advocacy@jrs.net

Note per il redattore:
  • Il rapporto Lives in Transition: The Experiences of Migrants Living in Morocco and Algeria sarà reso pubblico martedì 6 dicembre in occasione di un evento pubblico che si terrà presso il Residence Palace di Bruxelles dalle ore 10.00 alle 12.00. Relatori saranno: 
    • Stefan Kessler, responsabile per le Politiche del JRS Europa, che presenterà alcune indicazioni in fatto di politiche da adottare.
    • Armel Nya, dal Camerun, vissuto in Marocco come immigrato dal 2004 2007 e attualmente residente in Spagna.
    • Teresa Alonso, della spagnola Asociación Elin, che riferirà sull'accordo di cooperazione tra Spagna e Marocco e delle sue conseguenze per i migranti. 
  • Il lavoro di ricerca per Lives in Transition si è svolto nell'estate-autunno 2012, e si basa su interviste a migranti effettuate a Casablanca, Rabat e Tangeri (Marocco), nonché ad Algeri, Oran e Tamanrasset (Algeria).
  • Il JRS è un'organizzazione cattolica non governativa con sede in più di 50 paesi, che ha come missione quella di accompagnare, servire e svolgere opera di advocacy in favore dei rifugiati e degli sfollati con la forza. In Europa è presente in 14 paesi, dove il personale e i volontari visitano centri di detenzione per immigrati, forniscono servizi a immigrati bisognosi, e assicurano accesso alla protezione ai migranti sui confini del continente europeo.
  • In Marocco, e precisamente a Casablanca, il JRS sta portando avanti un progetto denominato SAM, Service Accueil Migrants, che fornisce servizi di base, istruzione e formazione professionale a donne immigrate e una scuola materna per i loro bambini.




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