Haiti: priorità ai diritti degli sfollati
14 gennaio 2013

In questi ultimi tre anni, il JRS ha accompagnato sfollati in sette campi di Port-au-Prince nonché in comunità haitiane di Fonds-Parisien, Anse-à-Pitres e Los Cacaos con tutta una serie di programmi. Automeca camp, Port-au-Prince, Haiti (Peter Balleis/JRS)
Bogotá, Roma, Washington, D.C., Port-au-Prince, 14 gennaio 2013 – A tre anni dal sisma che ha squassato Haiti il 12 gennaio 2010, circa 400.000 sfollati vivono ancora nei campi della capitale, Port-au-Prince, e nelle zone circostanti in condizioni di vulnerabilità e privi di ogni forma di protezione.

Il 21 percento degli sfollati è sotto l'incombente minaccia di cacciata da parte dei proprietari dei terreni dove sono stati sistemati i campi dopo il cataclisma. A ciò si aggiunga che questa popolazione  è particolarmente esposta a tutta una serie di altre difficoltà, tra cui focolai di colera, insicurezza alimentare, alluvioni e ondate di fango nella stagione degli uragani, e comunque a condizioni di vita estremamente precarie. I servizi sociali di base ufficiali sono praticamente inesistenti nei campi, tant'è che il JRS è una delle poche agenzie a fornire servizi psicosociali.

Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) non nasconde la propria grave preoccupazione per il fatto che i diritti e le garanzie di protezione degli sfollati, così come definiti nei Principi guida delle NU per gli sfollati interni, continuano a non essere rispettati. Ne consegue che gli sfollati di Haiti sono tra i gruppi più vulnerabili e necessitano di una sempre maggiore protezione.

A tre anni dal sisma, il JRS si appella alle autorità haitiane, alle agenzie e ai paesi donatori, alle organizzazioni umanitarie e a ogni altro attore del caso nella comunità internazionale perché sia riconosciuta priorità ai diritti umani degli sfollati, soprattutto al loro diritto alla vita, alla sicurezza, all'alimentazione, educazione, salute e sistemazione abitativa.

Il JRS sollecita peraltro le autorità haitiane e le agenzie internazionali competenti a dare protezione e assistenza umanitaria a tutti gli sfollati, in particolare a quelli che si trovano in condizioni di massima vulnerabilità come le donne in stato di gravidanza, i giovani e gli anziani. Parimenti, invita le stesse a lavorare con la popolazione sfollata perché siano ristabiliti quanto prima i mezzi e le condizioni per il reinsediamento e la reintegrazione nella società, come previsto dai Principi guida delle NU per lo sfollamento interno.

Le tende non reggono più. Passati ormai tre anni, è intollerabile che così tante persone siano ancora alloggiate in tende all'interno di campi, o comunque in sistemazioni provvisorie. Le condizioni di vita deplorevoli degli sfollati sistemati nei campi sono incompatibili con il principio del rispetto della dignità umana.

Nel campo Automeca, uno dei più grandi della capitale haitiana in cui vivono tuttora 1.307 nuclei familiari, "tutte le tende sono in condizioni pessime, non più in grado di riparare da alcunché", denuncia Wismith Lazard, SJ, direttore dei progetti del JRS in sette campi di Port-au-Prince.

"È vero che si è cercato più volte di reinsediare la popolazione dei campi, ma finora non si è giunti a un accordo definitivo su come risolvere i problemi che deriverebbero dalla chiusura di tutti i campi e sulla soluzione abitativa in generale," ha precisato il gesuita haitiano. "Tutto sembra suggerire che la chiusura dei campi e la risistemazione degli sfollati in soluzioni permanenti non sia cosa di domani".

Accompagnamento delle comunità locali. A dispetto degli enormi problemi che si pongono loro nei campi, gli sfollati cercano di rifarsi una vita. 

In questi ultimi tre anni, il JRS ha accompagnato sfollati in sette campi di Port-au-Prince nonché in comunità haitiane di Fonds-Parisien, Anse-à-Pitres e Los Cacaos con tutta una serie di programmi. Siamo stati testimoni oculari della creatività delle comunità locali e della loro capacità di ricostruirsi un futuro se solo gliene viene data la possibilità.

La chiave di volta è quella di accompagnare le comunità locali prestando loro ascolto così da scoprire in quale modo le si può aiutare a rispondere da sé alle proprie necessità ed esigenze. I programmi vanno strutturati tenendo conto delle necessità locali, e non in base a ciò che dall'esterno si ritiene necessario.

L'oblio è il grande rischio che corre Haiti. Col passare del tempo Haiti è sempre meno presente sull'agenda internazionale. 

"Le organizzazioni non governative (ONG) internazionali stanno abbandonando sempre più buona parte dei campi o comunque riducono i propri progetti e piani d'intervento per mancanza di fondi, mentre la situazione nel paese non è sostanzialmente migliorata e le prospettive per gli sfollati sono decisamente cupe," spiega Merlys Mosquera, direttore regionale del JRS America Latina e Caraibi (JRS-LAC).

"L'oblio è il grande rischio che corre Haiti". 

Il terzo anniversario del sisma dovrebbe imporre una pausa di riflessione nel ricordo di Haiti, e un più vivo impegno di solidarietà con il suo popolo, oltre a un maggiore attenzione da parte della cooperazione internazionale ai diritti umani degli sfollati colpiti dal sisma del 2010 e da altre successive calamità.




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