Repubblica Democratica del Congo: i ribelli firmano uno storico accordo di pace a Masisi
07 febbraio 2013

Tra gli applausi e le manifestazioni di gioia della popolazione locale, i capi ribelli hanno annunciato la loro nuova alleanza e una nuova era di pace. (JRS Masisi)
Masisi, 7 febbraio 2013 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati accoglie favorevolmente l'accordo di pace firmato il 5 febbraio 2013 da diversi gruppi armati per mettere fine alla violenza interetnica e riportare la pace a Masisi, una zona ricca di minerali nella provincia del Nord Kivu. L'accordo ha come obiettivo quello di porre fine alle violenze a sfondo etnico che dall'aprile 2012 hanno provocato la morte di 310 persone, lo sfollamento di decine di migliaia di uomini, donne e bambini e la distruzione di villaggi e campi profughi.

"Si tratta di un evento storico per Masisi. Proprio di fronte alla nostra abitazione, centinaia di uomini armati di svariati movimenti ribelli e gruppi etnici si sono riuniti per accompagnare i loro capi nel tentativo di trovare una soluzione al conflitto. È la prima volta che questi leader si sono mostrati in pubblico tutti assieme. Fino a qualche settimana fa i gruppi armati si facevano la guerra l'un l'altro. La popolazione ha accolto l'iniziativa con entusiasmo e partecipazione e speriamo che d'ora in avanti la gente non soffrirà più a causa della guerra e dello sfollamento a Masisi", spiega Danilo Giannese, responsabile per l'advocacy e la comunicazione del JRS Grandi Laghi (Africa).

Con la firma dell'accordo di pace, i ribelli hanno annunciato la fine del conflitto e delle divisioni tra le popolazioni hunde e hutu nell'area di Masisi. È giunto il tempo, hanno affermato, di vivere in pace e lasciarsi alle spalle il clima di paura che regnava durante il conflitto nelle loro comunità. 

Alla riunione hanno partecipato i leader ribelli di APCLS (Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano), una milizia mai mai legata alla comunità hunde; di Nyatura, un gruppo ribelle hutu; di FDC-Guide, una milizia hunde e di Raia Mutomboki, un altro gruppo armato locale.

Le parole dei ribelli. Tra gli applausi e le manifestazioni di gioia della popolazione locale, i capi ribelli hanno annunciato la loro nuova alleanza e una nuova era di pace.

"Chiediamo alla popolazione di dimenticare gli errori del passato. Non ci sono più né Nyatura né APCLS, né hunde, né hutu. Da questo momento in poi saremo parte della stessa famiglia", ha affermato il generale Janvier Buingo Karairi, leader di APCLS.

Parlando in nome della popolazione hutu, il capo della polizia del vicino villaggio di Lushebere, Nyunga Munyamariba, ha sottolineato l'impegno per la pace della sua comunità.

"Oggi è il giorno della fine delle divisioni etniche a Masisi. Vogliamo instaurare la pace nella zona e dobbiamo amarci gli uni gli altri come fratelli e sorelle".

Le reazioni della popolazione. Nonostante a Masisi fosse giorno di mercato, la popolazione locale si è radunata in massa attorno al centro parrocchiale dove ha avuto luogo l'incontro. L'interesse era così grande che una grande folla aveva raggiunto l'area attorno alla parrocchia già dalle prime ore del mattino. Donne, bambini e uomini armati, tra cui numerosi bambini-soldato, condividevano lo stesso spazio.

"Siamo contenti di vedere che i gruppi ribelli hanno finalmente deciso di deporre le armi. Si sono resi conto che la forza non è la strada giusta per ottenere la pace", ha detto Julien*, un abitante di Masisi. 

"Ciò che è avvenuto oggi ha un'importanza storica per tutti noi, ma soprattutto per gli anziani, i malati e i bambini che non sono in grado di fuggire durante gli scontri. Spero davvero che a partire da oggi la popolazione di Masisi possa contribuire allo sviluppo di comunità di pace e di solidarietà", ha proseguito l'uomo.

Tuttavia, parte della popolazione nutre ancora dubbi sull'esito del processo di pace.

"Temo si tratti solo di un gioco politico. In questa zona circolano incontrollate ancora troppe armi e finché la gente non si sentirà davvero al sicuro non ritornerà nei propri villaggi", ha confidato uno sfollato che vive in un campo vicino alla città di Masisi.

*Il nome è stato cambiato per proteggere l'identità della persona coinvolta.

Per saperne di più sulle conseguenze del conflitto interetnico a Masisi, leggere i due comunicati stampa del JRS rilasciati durante la crisi e pubblicati il 14 novembre e il 5 dicembre 2012

Il JRS nel Congo orientale. Un'organizzazione internazionale cattolica che opera in più di 50 paesi al mondo, il JRS ha iniziato a lavorare nel Nord Kivu nel 2008, prestando la propria opera nei campi per sfollati allestiti intorno a Goma. In seguito all'improvvisa chiusura dei campi nel settembre 2009, il JRS si è spostato con le persone nelle zone di origine e nei luoghi di nuovi sfollamenti. Attualmente, il JRS opera in tre zone del Nord Kivu, vale a dire nei distretti di Masisi e Mweso, e nei dintorni del capoluogo Goma.

Masisi: Insediatosi qui nel 2010, il JRS ha da allora ampliato l'offerta dei propri servizi a cinque campi ufficiali per sfollati e ad altri campi improvvisati, offrendo corsi di educazione formale e informale, nonché assistenza di emergenza.

Oltre a provvedere alla costruzione e al ripristino di scuole secondarie, i team del JRS provvedono al materiale educativo e alla formazione pratica di insegnanti in 84 scuole secondarie.

Particolare attenzione è dedicata alle necessità della popolazione femminile. Sono infatti previsti corsi di alfabetizzazione e formazione professionale per donne, molte delle quali sono state vittime di violenza sessuale.

Terza componente del progetto è la prestazione di assistenza individuale ad anziani e disabili. Laddove si rende necessario, il personale rinvia queste persone ad altre agenzie. Di recente, con l'istituzione di cinque campi improvvisati, di cui tre ospitano persone che versano in condizioni di estrema indigenza, il JRS ha avviato la distribuzione di cibo e teloni di plastica.

Alla fine del 2012, il JRS ha inoltre avviato un progetto di educazione nei dintorni di Goma per offrire istruzione ai bambini che risultano sfollati in seguito alla presa del capoluogo del Nord Kivu da parte dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23), lo scorso novembre.

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese, responsabile per l'advocacy e la comunicazione, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Grandi Laghi (Africa); tel: +243 821 778 696; +257 78991302; email: grandslacs.advocacy@jrs.net; www.jrs.net

James Stapleton, coordinatore internazionale della comunicazione, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Ufficio Internazionale; tel: +39 06 68977468; +39 346 234 3841; email: international.press@jrs.net; www.jrs.net




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