Repubblica Democratica del Congo: appello per un vero processo di pace
14 febbraio 2013

Goma, 14 febbraio 2013 – Per anni la comunità internazionale ha tentato di aiutare a stabilizzare la regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), investendo miliardi di dollari USA, eppure una pace sostenibile resta un miraggio. Le elezioni nel novembre 2011 sono state da molti considerate poco credibili(1) e le elezioni provinciali e locali sono state rimandate a tempo indeterminato.

Ci sono stati scarsi progressi rispetto a riforme significative sulla giustizia, la sicurezza, il territorio e la governance. Sucessive campagne militari non sono riuscite a allontanare gruppi armati stranieri e locali e hanno aumentato le sofferenze della popolazione causando migrazioni forzate su larga scala. Una varietà di gruppi armati continua a controllare varie zone della regione orientale della RDC e uno di essi, M23, si è dimostrato sufficientemente forte da prendere la città di Goma, capitale della provincia di Nord Kivu, nel novembre 2012.

Fin da aprile 2012 a Nord Kivu e da dicembre 2011 a Sud Kivu le condizioni della sicurezza si sono significativamente deteriorate, mentre le attività dell'esercito e dei gruppi armati e le tensioni a sfondo etnico si andavano intensificando. Lo scioglimento degli accordi di Ihusi all'inizio del 2012 si è tradotto in combattimenti tra FARDC e M23 e ha anche causato la rinascita e l'espansione di altri gruppi armati.

Questo ha provocato la più recente di una lunga serie di crisi, che sono seguite a tentativi falliti di ristabilire la pace, che hanno però ignorato le cause principali della violenza. L'impatto sulla popolazione della provincia di Kivu è stato devastante; è stata la gente comune a soffrire di più. Mentre il controllo sulle comunità continua a passare di mano tra attori armati, la gente presa tra due fuochi è sempre più vulnerabile alle violazioni dei diritti umani.(2)

Tra gennaio e settembre 2012, 767 mila persone hanno lasciato le loro case tra Nord e Sud Kivu e altre 60mila sono fuggite in Uganda e Ruanda.(3) Alla fine del 2012 si stimavano più di 2,7 milioni di sfollati in RDC, rispetto a 1,7 milioni del 2011.(4)

Alcuni studi hanno mostrato che le cause del conflitto nella regione orientale della RDC hanno a che fare con la distribuzione del potere e delle risorse economiche e sono inestricabilmente connesse al modo in cui funzionano le strutture politiche e sociali del Paese.(5) Esse combinano dinamiche locali, nazionali e regionali, creando un clima di conflitto particolarmente complesso, che tende ad avere un effetto paralizzante sui politici. 

Ottenere la pace nell'est della RDC e la stabilità nella RDC nel suo complesso richiede una risposta specifica rispetto al contesto, basata su un'onesta analisi delle cause reali e delle dinamiche del conflitto. Tale analisi dovrebbe essere compartecipata da tutti i rilevanti stakeholder e tradotta in una strategia generale focalizzata su iniziative concrete. 

Soprattutto, ottenere la pace richiede un processo inclusivo e partecipato localmente, supportato con decisione a livello nazionale e regionale. Questo fornirebbe la cornice per azioni coerenti e a lungo termine da parte delle società civili e dei governi nella regione, con il songster di donatori internazionali.

A questo fine,
raccomandiamo al governo della RDC di:

  1. Dare priorità alle soluzioni non militari del conflitto nell'est, considerando che le azioni militari finora intraprese non sono riuscite a risolvere pienamente la presenza di gruppi armati non statali e hanno avuto un impatto negativo sulla popolazione civile.
  2. Iniziare un dialogo inclusivo a base ampia con attori provinciali e locali nell'est, volto a raggiungere una visione coerente e condivisa per la pace e un piano dettagliato per la sua implementazione.
  3. In linea con questo piano, rivedere il Programma di Stabilizzazione e Ricostruzione per l'est della RDC (STAREC), in coordinamento e dialogo con i partner internazionali, gli attori della società civile congolese che operano in comunità coinvolte dal conflitto e le instituzioni della RDC.
  4. Formulare Piani di Azioni realistici e dettagliati per realizzare le riforme strutturali necessarie per una pace durevole nell'est della RDC. Ciò deve includere elezioni, decentralizzazione, rinforzo del settore della sicurezza del Paese, creazione di un sistema giudiziario solido, riforme della proprietà e della gestione di terra e risorse naturali, nonché il disarmo e lo smobilito degli ex combattenti.
  5. Intraprendere passi concreti per affrontare le tensioni a sfondo etnico e avviare un processo per proteggere i diritti delle minoranze, includendo sostegno alle iniziative di dialogo interetnico e l'imputazione di chi istiga all'odio etnico.
Raccomandiamo ai governi della regione di:
  1. Rafforzare il loro ruolo come attori positivi per il processo di pace nell'est della RDC sostenendo le strategie non militari e il dialogo politico, come previsto dagli impegni internazionali relativi alla pace nella regione quali il "Patto su stabilità, sicurezza e sviluppo nella Regione dei Grandi Laghi" del 2006.
  2. Supportare attivamente i tentativi di raggiungere la pace, per quanto attiene alle dinamiche regionali del conflitto, quali il traffico illegale di armi, lo spostamento di migranti forzati, il movimento/sostegno di gruppi armati non statali nelle zone di confine e il traffico illegale di risorse naturali.
Raccomandiamo agli attori internazionali bilaterali e multilaterali di:
  1. Coinvolgere il Governo della RDC in un dialogo politico sul peacebuilding e sulle necessarie riforme di governance sopra menzionate.
  2. Monitorare e sostenere l'impegno del governo della RDC e degli attori regionali a innescare e implementare un significativo processo di pace.
  3. Nominare urgenemente e impegnare l'Inviato Spegiale delle NU per i Grandi Laghi, il cui mandato dovrebbe focalizzarsi sul supporto di specifici dialoghi nazionali - tra cui gli attuali negoziati con M23 – ma anche avere una portata più ampia per sostenere il dialogo di peacebuilding a livello regionale.
  4. Riconoscere il fallimento delle passate iniziative militari per risolvere il conflitto, riesaminare criticamente tutti i piani proposti dalla Forza Neutrale Internazionale (NIF) laddove la missione comprenda neutralizzare gruppi armati non statali attraverso l'intervento militare. Ogni iniziativa militare proposta può funzionare soltanto se accompagnata da una soluzione politica, in particolare per prevenire la formazione di nuovi gruppi armati.
  5. Supportare pienamente la revisione della Strategia di sostegno della Sicurezza e della Stabilizzazione, analizzando criticamente la sua capacità di sostenere il processo di pace e di assicurare agli attori della società civile congolese e alle istituzioni congolesi di prendere parte alla sua formulazione. Se la strategia, anche rivista, rimane un programma tecnico, separato da un reale processo di pace e dagli sforzi di ottenere impegni chiari, realistici e a lungo termine da parte dello stato congolese, allora non potrà avere nessun effettivo impatto.
  6. Intraprendere iniziative urgenti per migliorare il coordinamento dei donatori e per un'analisi condivisa che rafforzi la coerenza dei programmi dei donatori, migliorandone l'impatto.
  7. Continuare a offrire sostegno per i processi di pace a livello di comunità e per le iniziative, a altri livelli, intraprese da attori congolesi.
Firmatari
  • Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Grandi Laghi
  • Cafod
  • Care
  • Christian Aid
  • Combattons L'Injustice
  • Dynamique Synergie des Femmes, Uvira and Fizi
  • Innovation et Formation pour le Développement et la Paix
  • International Alert
  • Kvinna till Kvinna
  • Mercy Corps
  • Chiesa norvegese
  • Norwegian Refugee Council
  • Oxfam
  • SAIPED, Dungu
  • Reconciliation Resources
  • Search for Common Ground
  • Trócaire
  • War Child
  • World Vision
Note
  1. Unione Europea, Missione degli Osservatori Elettorali, RDC, 2011, Comunicato Stampa – 13 dicembre 2011; Carter Center: Le elezioni presidenziali in RDC mancano di credibilità, Comunicato Stampa, 10 dicembre 2011.
  2. Cfr: Oxfam, 'Comodità della guerra. Le comunità rivelano il vero costo del conflitto', Briefing Paper 164, novembre 2011.
  3. Fonte: UNOCHA, UNHCR. http://www.unhcr.org/5058439a6.html
  4. Fonte: UNOCHA.
  5. International Alert: Superare l'impasse – Trovare una nuova visione per la pace nella RDC orientale', ottobre 2012.




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