Plauso da parte delle 46 principali ONG congolesi e internazionali per le nuove prospettive di pace, sicurezza e cooperazione; si chiedono però azioni ulteriori perché la pace divenga una realtà concreta
24 febbraio 2013

Donna sfollata in fuga a Masisi, luogo di recenti episodi di violenza nella Repubblica Democratica del Congo (Danilo Giannese/JRS)
Una risposta globale alla crisi nella Repubblica democratica del Congo (in inglese)
I vari gruppi sono concordi sull'inadeguatezza dell'Accordo sottoscritto e delineano i passi futuri da intraprendere

Ripetuti appelli alle NU, agli Stati Uniti e all'UE per la nomina di inviati speciali e una maggiore partecipazione a livello regionale

Goma/ Kinshasa/Roma/Washington DC, 24 febbraio 2013 – Di pari passo con loro partner internazionali, 46 ONG congolesi e internazionali di primissimo piano si sono appellate oggi a paesi della regione dei Grandi Laghi perché venga assicurato che l'Accordo quadro di pace, sicurezza e cooperazione sottoscritta ad Addis Abeba goda di un supporto politico sufficiente a far sì che cessi il conflitto che affligge il Congo orientale.

In una pubblica replica e in una serie di lettere indirizzate al presidente della RDC Kabila, a firma del segretario generale delle NU Ban Ki-moon, del presidente dell'Unione Africana Dlamini Zuma, del presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton, i rispettivi gruppi si sono dichiarati soddisfatti del raggiunto Accordo visto come un nuovo impegno decisivo assunto nel contesto di un ventennale conflitto che ha mietuto milioni di vittime congolesi.

Si è voluto precisare che l'Accordo sarebbe privo di significato qualora non si adottassero misure integrative, tra cui: la nomina di un inviato speciale delle NU di alto profilo con il potere di mediare a livello sia nazionale che regionale; l'inclusione nel proposto meccanismo di vigilanza nazionale di partner donatori bilaterali e multilaterali di primo piano provenienti dalla società civile congolese e da Kinshasa; e l'assoggettamento degli aiuti provenienti dai donatori a soggetti di riferimento chiari e concordati, oltre a una genuina collaborazione tra governo, donatori e società civile.

I vari gruppi hanno anche invocato la creazione di un fondo donatori a sostegno di progetti mirati a realizzare una più profonda integrazione economica regionale in modo tale da accentuare i benefici derivanti da una raggiunta stabilità regionale; l'apertura di trattative con i gruppi armati con la mediazione delle NU per evitare i fenomeni di impunità che hanno caratterizzato accordi del passato; e un sostanziale impegno dei donatori nella smobilitazione delle forze ribelli e nel processo di integrazione regionale.

"Serve un nuovo approccio, un processo di pace fondato sui principi della giustizia", sostiene Raphael Wakenge, coordinatore della Congolese Initiative for Justice and Peace (ICJP). "I passati accordi di pace sono stati spesso ciechi di fronte al fenomeno dell'impunità, consentendo così ai criminali di guerra di venire integrati nelle forze armate, nella polizia e nei servizi di sicurezza. Questo ha minato la legittimità del processo di pace e guastato la reputazione dei servizi di sicurezza, non escluso il potere giuridico-legale."

L'Accordo quadro si fonda su due punti principali: porre fine al sostegno esterno ai movimenti ribelli congolesi, e appoggiare una riforma globale delle istituzioni dello stato quali le forze armate, la polizia e il settore giuridico-giudiziario. I gruppi in questione si sono appellati ai facilitatori e agli undici stati firmatari perché siano assicurati punti di riferimento chiari che consentano di ottenere gli esiti voluti. Hanno inoltre suggerito che i donatori commisurino i loro aiuti al progresso conseguito nel processo di pace.

"L'Accordo quadro rappresenta una promessa di tutto rilievo per il popolo congolese, ma bisogna tenere presente che i precedenti processi di pace non hanno avuto un percorso facile per mancanza di trasparenza, scarso impegno a livello internazionale, e assenza di un processo d'insieme", spiega Federico Borello, direttore Grandi Laghi di Humanity United. "Questa volta bisogna assolutamente prendere di petto una volta per tutte i problemi di impunità, interferenza regionale e debolezza dello stato che affliggono il Congo. In caso contrario perderemo quest'occasione d'oro per ristabilire la pace".

I gruppi hanno chiesto inoltre alla comunità internazionale di dare prova di un impegno costante che vada al di là dell'approccio tecnocratico di questi ultimi anni.  Oltre a chiedere la nomina di un inviato speciale delle NU, si sono rivolti agli Stati Uniti e all'Unione Europea perché nominino inviati speciali che appoggino il processo, nonché all'Unione Africana, alla International Conference on the Great Lakes (ICGLR) e alla Southern Africa Development Community (SADC) perché continuino a dare sostegno al processo stesso. Hanno anche chiesto venga indetta una conferenza dei donatori perché si impegnino a stanziare le risorse necessarie per la promozione di una collaborazione economica transfrontaliera nonché di una profonda riforma delle istituzioni congolesi.

"Nonostante il crescendo di violenze, dal 2006 in Congo non c'era stato un concreto processo di pace", fa presente Jason Stearns, direttore dell'Usalama Project per conto del Rift Valley Institute. "L'Accordo quadro fa ben sperare, ma richiederà l'investimento di un sostanziale capitale politico e finanziario per superare interessi profondamente radicati."

I gruppi firmatari dell'odierno documento programmatico: Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati della regione Grandi Laghi, Action Aid, Action des Chrétiens pour l'Abolition de la Torture (ACAT), Action Humanitaire et de Développement Intégral (AHDI), Action pour la Paix et la Concorde (APC), Association pour le Développement des Initiatives Paysannes (ASSODIP asbl), Christian Aid, COJESKI Nyiragongo, Collectif des Organisations des Droits Humains et de la Démocratie au Congo (CDHD), Comité des Observateurs des Droits de l'Homme (CODHO), CordAid, Danish Refugee Council, Dynamique Synergie des Femmes, Enough Project, Eurac, Forum de la Femme Ménagère (FORFEM), Groupe Justice et Libération, Humanity United, IFDP, International Refugee Rights Initiative, ISS, Justice Plus, Ligue des Electeurs (L.E), Ligue pour la Cohabitation Pacifique et de Prévention des Conflits (LCPC), MDF, Norwegian Refugee Council, Peace and Human Rights Centre (PHRC), Réseau pour la Réforme du Secteur de Sécurité et de Justice (RRSSJ), Youth Program for the Development of Africa (YPDA).

Copia delle raccomandazioni dei gruppi è disponibile all'indirizzo - https://www.jrs.net/assets/Regions/IOR/media/files/comprehensive_approach_final.pdf

Per maggiori informazioni, contattare:

Nina Blackwell | Humanity United
nblackwell@humanityunited.org

+1-917-584-4314

Jonathan Hutson | Enough Project
jhutson@enoughproject.org

Jason Stearns | Rift Valley Institute
jasonkstearns@yahoo.com
+254 787899568




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