Ruanda: dopo 17 anni al fianco dei rifugiati congolesi, il JRS si ritira dal Paese
15 marzo 2013

All'interno del campo profughi di Kiziba, nell'ovest del Ruanda, vivono attualmente circa 19mila rifugiati congolesi (Danilo Giannese/JRS)
Quando abbiamo incontrato i primi rifugiati in fuga dal Congo, nei loro occhi abbiamo notato la paura e lo smarrimento di aver perso tutto ciò che possedevano. Dopo così tanti anni vivono ancora nei campi e non hanno nessuna certezza per il futuro. Vorrebbero tornare in Congo, ma non possono perché lì la guerra non è mai finita.
Bujumbura, 15 marzo 2013 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ha chiuso i suoi progetti in Ruanda lo scorso gennaio, dopo 17 anni di presenza costante al fianco di circa 40mila rifugiati originari della regione orientale del Congo. Si chiude così una delle attività di più lunga durata del JRS in tutto il mondo. 

Dal 1996, il JRS ha operato in due dei tre campi profughi presenti nel Paese, Kiziba e Gihembe, che si trovano rispettivamente a ovest e a nord del Ruanda, con l'obiettivo di accompagnare i rifugiati con servizi d'istruzione formale e informale, assistenza agli individui più vulnerabili e attività ricreative e pastorali. L'anno prima, del resto, il JRS aveva già avviato delle attività nel Paese per fornire assistenza agli sfollati ruandesi sopravvissuti al genocidio del 1994.

Rifugiati in esilio protratto. I rifugiati di Kiziba e Gihembe sono fuggiti dal Nord Kivu nel 1996, nel corso della prima guerra del Congo. Da allora continuano a vivere nei campi e non possono ritornare nei loro villaggi d'origine a causa dell'insicurezza costante nell'est del Congo. Migliaia di bambini sono nati nei campi in questi anni: basti pensare che degli oltre 38mila rifugiati che vivono oggi a Kiziba e Gihembe più della metà è costituita da bambini tra 0 e 17 anni.

"Quando abbiamo incontrato i primi rifugiati in fuga dal Congo, nei loro occhi abbiamo notato la paura e lo smarrimento di aver perso tutto ciò che possedevano. Dopo così tanti anni vivono ancora nei campi e non hanno nessuna certezza per il futuro. Vorrebbero tornare in Congo, ma non possono perché lì la guerra non è mai finita", racconta Mateo Aguirre sj, il primo direttore del JRS Grandi Laghi che ha inaugurato la presenza del JRS in Ruanda nel 1995. 

Le attività del JRS. I progetti del JRS, alcuni dei quali sono stati realizzati con il supporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, hanno coinvolto mediamente 20mila rifugiati all'anno, tra cui tutti i bambini in età scolare presenti nei due campi. 

Nel 2012, ad esempio, più di 10mila bambini hanno frequentato le scuole materne, elementari e secondarie che il JRS, in tutti questi anni, ha gestito attraverso la selezione e la formazione degli insegnanti, i lavori di restauro e costruzione e la distribuzione di materiale didattico e uniformi. L'alta percentuale di successo negli esami di scuola elementare e secondaria da parte degli studenti testimonia, del resto, la qualità dell'istruzione fornita. 

Per agevolare i giovani nella ricerca di un lavoro ed incoraggiarli a non lasciarsi vincere dalla monotonia dei campi, sono stati organizzate vari corsi di formazione professionale, tra cui corsi per elettricisti, cuochi, pasticceri, lezioni di informatica e una serie di attività sportive e culturali, come tornei di basket e pallavolo, proiezioni di film e spettacoli teatrali.

L'accompagnamento del JRS nei confronti dei rifugiati si è concretizzato infine attraverso un programma di distribuzione di cibo e altri beni di prima necessità alle persone più vulnerabili che vivono nei campi, tra cui anziani, malati, disabili, orfani e vedove. 
Il programma pastorale ha invece garantito ai rifugiati la possibilità di partecipare ai servizi religiosi e ai più giovani di prepararsi ai sacramenti.

Dopo 17 anni, il JRS ha scelto di chiudere i progetti in Ruanda per poter concentrare energie e risorse economiche sugli ingenti bisogni e le emergenze umanitarie che attualmente coinvolgono centinaia di migliaia di persone in altri Paesi della regione dei Grandi Laghi. Le attività educative nei campi profughi ruandesi saranno assicurate da altre ONG.

Danilo Giannese, Responsabile dell'Advocacy e della Comunicazione, JRS Africa Grandi Laghi   




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