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Sudan: risultati ufficiali confermano ipotesi di indipendenza
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Cittadini del Sud Sudan partecipano a una manifestazione per la pace mentre il paese si prepara a votare sull'indipendenza, (Boniface Mwangi/IRIN)
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| I sudanesi del sud hanno combattuto 21 anni per ottenere questa liberazione, e le loro aspettative sul processo di democratizzazione. |
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Juba, 8 febbraio 2011 – Come evidenziato dai risultati del referendum
finale resi noti a Khartoum lunedì 7 febbraio, la popolazione del Sud
Sudan ha votato per l'indipendenza dal Sudan.
I risultati
comprovano che ha votato per la secessione dal Sudan il 93,83 percento
degli aventi diritto, risultato che dovrebbe portare il più giovane
degli stati africani all'indipendenza formale nel prossimo luglio.
"Non
appena si è sentita la notizia alla radio, sono iniziati i
festeggiamenti", ha raccontato Anyanzo Charles Jacob, coordinatore del
JRS per l'educazione alla pace che opera a Nimule, Sud Sudan.
"I
soldati hanno sparato colpi in aria, la gente ha cominciato a ballare e
a pregare Dio cantando, suonando le percussioni e altri strumenti
musicali del luogo. Sono andati avanti così tutta la notte".
Prima
che sia sancita l'indipendenza, restano comunque da negoziare aspetti
di cruciale importanza. Spetterà ai due partiti di governo - il Partito
del congresso nazionale (NCP) del nord e il Movimento popolare di
liberazione del Sudan (SPLM) – trovare un accordo sulle soluzioni.
Aspetti chiave da sottoporre a negoziato
Il
confine tra Nord e Sud Sudan non è stato ancora definito e il processo
permane lento. Le negoziazioni si basano su carte geografiche del
periodo coloniale che tracciano i confini del Sudan risalenti al 1956.
Dal momento che il confine tra nord e sud attraversa zone ricche di
risorse minerarie e petrolio, soprattutto ad Abyei, la questione è
controversa.
Lo status della contesa regione confinaria di Abyei
sarebbe dovuto essere definito per mezzo di un referendum distinto
fissato per l'inizio del gennaio scorso, che però non essendosi tenuto
ha lasciato in sospeso la situazione.
È comunque necessario
pervenire a un accordo che regolamenti la condivisione dei profitti
derivanti al petrolio. Le riserve si trovano nel sud, ma tutte le
condotte sono dirette a nord. Entrambe le parti dipendono ampiamente
dal reddito prodotto dal petrolio, il governo del sud addirittura per
il 98 percento del proprio budget. Altra preziosa risorsa è l'acqua;
bisognerà pertanto trovare un accordo anche sulla condivisione delle
risorse idriche del Nilo.
Da ultimo, è importante si trovi
soluzione relativamente alla cittadinanza dei molti sudanesi che
risiedono nelle aree di confine, e di quelli del sud o del nord che
vivono nell' "altra" parte del Sudan. Il sud vuole che sia possibile
avere la doppia cittadinanza, un'opzione che il nord si è mostrato
riluttante ad accettare.
Le aspettative restano elevate
Il
referendum è stato il punto culminante dell'accordo di pace del 2005
tra nord e sud che ha posto fine alla più lunga guerra civile africana
in cui hanno perso la vita due milioni di persone e quattro milioni
sono stati sfollati entro e fuori dal Sudan.
"I sudanesi del sud
hanno combattuto 21 anni per ottenere questa liberazione, e le loro
aspettative sul processo di democratizzazione, la riforma del sistema
giudiziario, l'istituzione di uno stato di diritto e l'erogazione di
servizi efficienti sono elevate", ha detto Anyanzu. "Se non saranno
soddisfatte, il Sud Sudan continuerà a vivere situazioni di conflitto".
"Potremo
sentirci davvero liberi solo se avremo pace, democrazia, buon governo e
affidabilità finanziaria, se sapremo sradicare la povertà e gestire
responsabilmente le nostre risorse, se la società civile sarà impegnata
nei processi politici e le donne prenderanno parte ai processi
decisionali".
Il JRS ha accompagnato i sudanesi del sud in
diverse località attraverso l'intero processo referendario, fornendo
educazione sull'iter elettorale e la risoluzione del conflitto nelle
comunità locali.
Sudafrica: i documenti dei rifugiati continuano a essere un problema
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Senza documenti, la capacità dei rifugiati di contribuire alle rispettive società ospitanti viene gravemente limitata, Pretoria, Sudafrica, (Peter Balleis SJ/JRS)
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| I permessi e i documenti rivestono un'importanza fondamentale perché i rifugiati e i richiedenti asilo possano vivere, lavorare e prendere parte all'economia del paese ospitante. |
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Johannesburg, 11 febbraio 2010 – Come dimostrato nel corso di una
recente battaglia giudiziaria svoltasi presso il tribunale di appello
di Cape Town, in Sudafrica i documenti dei rifugiati rappresentano
tuttora un problema.
I rifugiati e i richiedenti asilo che non
possono pagare i 250 euro (2.500 rand sudafricani) di multa per il
rinnovo tardivo dei loro permessi possono vedersi confiscare i
documenti. I richiedenti asilo devono rinnovare il permesso ogni tre
mesi.
Da parte loro, i rifugiati a Cape Town ribattono che il
motivo del ritardo nel rinnovo è dovuto alle lunghe code presso i
centri del ministero degli interni deputati al disbrigo delle pratiche.
Si aggiunga il fatto che i centri spesso impiegano settimane a evadere
le richieste.
Il Refugee Rights Project della Facoltà di
giurisprudenza della University of Cape Town ha assunto il patrocinio
di otto dei 59 richiedenti a rischio di arresto ed espulsione a causa
della confisca dei permessi.
Problemi con i documenti si
riscontrano anche in altri grandi centri urbani. Verso la fine del
2010, l'organizzazione Lawyers for Human Rights di Johannesburg ha
vinto una battaglia intesa a consentire l'uso dei permessi rilasciati
ai rifugiati come documenti di identità validi per l'accesso ai servizi
bancari. In precedenza, ciò veniva loro negato, così come l'accesso a
qualsiasi conto aperto a loro nome.
Il problema era
riconducibile a modifiche operate nella legislazione finanziaria che
non riconosceva ai permessi rilasciati ai rifugiati validità ai fini
dell'identificazione. Nonostante questa vittoria, a Johannesburg ci
sono banche che ancora negano ai rifugiati alcuni servizi.
Diritto di viaggiare
I
permessi di viaggio per i rifugiati sollevano un'altra preoccupazione:
il ritardo con cui si rilasciano ai rifugiati documenti di viaggio a
lettura strumentale di fatto impedisce a molti di lasciare il
Sudafrica. Pie-Pacifique Kabalira-Uwase, rifugiato proveniente dal
Ruanda che attualmente lavora in Sudafrica nel settore finanziario, ha
aspettato più di nove mesi un documento che gli consentisse di
viaggiare per lavoro.
"Sono certo che capirete quanto sarebbe
frustrante se non potessi svolgere la mia attività per il fatto di non
poter uscire dal Sudafrica", ha detto Kabalira-Uwase, che ha poi
spiegato di aver dovuto restituire in dicembre il suo documento di
viaggio originale per via di un errore nella trascrizione del nome e di
non averne ricevuto uno nuovo per 12 mesi.
I permessi e i
documenti rivestono un'importanza fondamentale perché i rifugiati e i
richiedenti asilo possano vivere, lavorare e prendere parte
all'economia del paese ospitante. Il JRS Sudafrica informa Lawyers for
Human Rights (Sudafrica) e Wits Law Clinic di tutti i casi di rifugiati
che non riescono ad avere accesso ai propri diritti di legge.
Thailandia: rifugiati shan sbarcano il lunario
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Ricovero temporaneo per 136 famiglie rifugiate di etnia shan provenienti dalla Birmania, confine settentrionale con la Thailandia, (Oliver White/JRS)
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| Nel campo, la tessitura è l'attività di generazione di reddito (IGA) di maggior successo. |
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Bangkok, 10 febbraio 2011 – Sebbene siano state costrette a lasciare
il proprio paese, più di 130 famiglie birmane rifugiate vivono in
ricoveri di fortuna nelle colline al confine settentrionale con la
Thailandia.
Nel 2001, alcune famiglie di quattro villaggi shan
hanno attraversato il confine con la Thailandia, fermandosi sui terreni
di un monastero. L'anno successivo è stato loro consentito di allestire
un alloggio temporaneo. Ma, non trattandosi di un formale campo
rifugiati, le autorità thailandesi possono subentrare in ogni momento e
costringerle a tornare in Birmania.
Dal momento che il ricovero
è considerato temporaneo, queste persone ricevono poca assistenza
esterna, e non gli è consentito costruire strutture permanenti né di
cercare lavoro nel paese. Privi come sono dello status di rifugiati,
non possono essere reinsediati in un paese terzo, come gli Stati Uniti
o l'Australia.
Le abitazioni, la scuola e gli edifici di
comunità dei rifugiati sono fatti di bambù, e l'unico lavoro che è
consentito loro svolgere è fondato sull'iniziativa individuale,
soprattutto nel campo della tessitura tradizionale. Vivono lontano da
centri urbani e per tornare a casa devono percorrere lunghe distanze su
strade inadeguate e in condizioni atmosferiche difficili.
Secondo
Sei Lang, leader di comunità del ricovero Krung Jor, gli Shan che
fuggono dalle violenze necessitano di alloggi temporanei in cui vivere.
Eppure,
Lang non vede come in Birmania le cose possano cambiare in tempi brevi.
Vede invece Shan sempre più numerosi fuggire in Thailandia mentre
crescono le tensioni politiche e il regime militare in Birmania, il
cosiddetto Consiglio di stato per la pace e lo sviluppo (SPDC), è in
conflitto con i gruppi di insorti.
"Ci piacerebbe tornare nello
Stato birmano dello Shan, ma non è il momento. Non finché permane
questa situazione. Se questa dovesse cambiare, allora sì, ma deve
trattarsi di un cambiamento reale", ha detto.
"Sono venuti nei
nostri villaggi, hanno arrestato alcune persone e ne hanno uccise
altre. Hanno distrutto i nostri edifici e le case. Non ci è stato
possibile rimanere e siamo stati costretti a fuggire in Thailandia".
Lang, ex militare, ha raccontato che l'esercito birmano credeva che i rifugiati sostenessero una fazione militare shan.
Sopravvivere nel limbo
"Il
75 percento degli Shan vive in campagna e quindi non è istruito. Non
sarebbero in grado di spiegare le cause del conflitto alle autorità
thailandesi. Così le autorità non hanno dato loro il permesso di
restare qui", ha detto ancora Lang.
Alcuni rifugiati lavorano
illegalmente nei campi di aglio o svolgendo lavori manuali, altri
invece lavorano nel campo. Il JRS ha lavorato con i residenti del
ricovero per nove anni, offrendo loro opportunità di sussistenza come
la coltivazione dei funghi, il cucito e la tessitura.
"Nel
campo, la tessitura è l'attività di generazione di reddito (IGA) di
maggior successo. Quando il progetto ha avuto inizio, guadagnavano solo
30 baht (0,7 euro) al giorno, ora invece il reddito giornaliero si
aggira intorno ai 120 baht", ha raccontato Lang.
"Il JRS ci
aiuta a monitorare la qualità dei nostri prodotti e a trovare mercati
(vicini) a Mae Sot. Per il Nuovo Anno e Natale, abbiamo avuto parecchi
ordini speciali". Nonostante la vita in questa piccola comunità sia
difficile, non ci sono vere opportunità di lavoro, le razioni sono
tagliate per mancanza di fondi, e molti residenti non sanno cosa
riserverà loro il futuro – questo leader del campo chiede solo una
cosa: "vogliamo vivere in sicurezza qui fino a quando non potremo
tornare a casa".
Haiti: la Commissione interamericana ha sollecitato gli Stati Uniti a sospendere le espulsioni
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Nelle attuali circostanze, espellere persone che necessitano di cure mediche sui confini di Haiti è un trattamento inumano, Port-au-Prince, Haiti (Sergi Camara/JRS)
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| Alla luce di queste circostanze, la IACHR ha chiesto al governo di sospendere l'espulsione di haitiani gravemente malati o abbiano parenti negli Stati Uniti. |
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Washington DC, 4 febbraio 2011 – La Commissione interamericana per i
diritti umani (IACHR) ha sollecitato gli Stati Uniti a sospendere tutte
le espulsioni verso Haiti che riguardino persone di origine haitiana
che siano gravemente malate o abbiamo parenti negli Stati Uniti.
In
seguito al terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio 2010, il
governo degli Stati Uniti ha sospeso le espulsioni di haitiani su cui
gravino accuse o condanne penali. Secondo informazioni fornite alla
Commissione, il 9 dicembre 2010 il governo ha annunciato che avrebbe
sospeso la moratoria sulle espulsioni, e il mese scorso i media hanno
riferito che sono riprese le espulsioni di haitiani con la fedina
penale non in ordine.
Tenendo conto delle condizioni scadenti di
carceri, prigioni e centri di detenzione, nonché della crisi umanitaria
tuttora in atto nel paese, le espulsioni ad Haiti pongono a serio
rischio la vita di individui già gravemente malati. Secondo il parere
della IACHR, i centri di detenzione ad Haiti sono sovraffollati, e la
mancanza di acqua potabile e di igiene contribuiscono alla diffusione
di colera, tubercolosi e altre malattie.
La IACHR è inoltre
preoccupata per le condizioni in cui queste persone gravemente malate
potrebbero trovarsi arrivando ad Haiti: potrebbero infatti permanere in
stato di detenzione senza accesso al cibo, acqua potabile e cure
mediche adeguate. Per fare un esempio, le organizzazioni statunitensi
di advocacy in favore degli immigrati hanno riferito alla Commissione
che una persona di origine haitiana espulsa il mese scorso è deceduta
di recente in una prigione locale dopo aver presentato sintomi di
colera.
Nessun legame con Haiti
La
IACHR ha inoltre ricevuto informazioni preoccupanti su persone in
procinto di essere espulse che avrebbero parenti prossimi, tra cui
anche figli, negli Stati Uniti. Tra coloro che sono in attesa
dell'espulsione ce ne sono alcuni che non hanno alcun parente ad Haiti.
Alla
luce di queste circostanze, la IACHR ha chiesto al governo di
sospendere l'espulsione di haitiani gravemente malati o abbiano parenti
negli Stati Uniti.
"Questa moratoria dovrebbe rimanere in vigore
fino a quando Haiti non sarà in grado di garantire condizioni di
detenzione e accesso alle cure mediche che soddisfino almeno gli
standard minimi", ha detto Wooldy Edson Louidor, responsabile per la
comunicazione e l'advocacy del JRS America Latina.
"E ciò
fintanto che le procedure in atto per la determinazione e la revisione
delle espulsioni non prendano adeguatamente in conto il diritto alla
vita e all'unità familiare negli Stati Uniti di quanti sono soggetti
all'espulsione".
Sudan: il JRS cambia approccio per assicurare educazione di qualità
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Gli educatori imparano dal e insieme al personale nelle scuole sostenute dal JRS, Kajo Keji, Sudan (Peter Balleis SJ/JRS)
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| Nella pratica, ciò significa che le visite alle scuole saranno un po' più lunghe e frequenti, e che gli ispettori controlleranno sia il piano delle lezioni degli insegnanti, sia gli appunti degli studenti per assicurarsi che nessun alunno rimanga indietro. |
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Kajo Keji, 8 febbraio 2011 – A seguito di una valutazione esterna delle
proprie attività svolte nella contea di Kajo Keji, vicino al confine
tra Uganda e Sudan, il JRS sta lavorando per migliorare il suo progetto
educativo
I valutatori esterni hanno riscontrato numerosi
problemi nel sistema scolastico locale, tra cui: gestione carente da
parte dei capi insegnanti, frequente assenteismo degli insegnanti,
scarsi istruzione e apprendimento mirati in materie chiave. Adottando
un nuovo approccio, il JRS può contribuire a rettificare la situazione.
"Basandosi
sui risultati della valutazione, il Team del JRS per l'educazione
primaria ha rifocalizzato i propri sforzi e opera ora a maggior
contatto con l'ufficio di contea per l'educazione", ha raccontato Londo
Edward Eliason, coordinatore del JRS per l'educazione primaria a Kajo
Keji.
Il JRS aveva già affrontato queste problematiche con
riunioni e sessioni di formazione con i capi insegnanti, effettuando
visite di supervisione e workshop di formazione per insegnanti. Secondo
i valutatori, però, l'approccio seguito era troppo generico per un team
così esiguo. Il risultato della valutazione ha invece suggerito una
partnership con i funzionari di contea e un supporto agli insegnanti
maggiormente mirato.
Al lavoro con i funzionari di contea
In
seguito alla discussione sui risultati della valutazione, il JRS e i
funzionari della contea hanno identificato le priorità per il 2011,
vale a dire: offrire un sostegno migliore ai capi insegnanti a livello
di contea, affrontare il problema delle frequenti assenze degli
insegnanti e creare ambienti di apprendimento migliori agendo sulle
dimensioni delle aule e fornendo strumenti di sostegno più mirati agli
insegnanti.
L'assenteismo degli insegnanti è uno dei problemi
principali delle scuole primarie di Kajo Keji e i motivi sono di
diversa natura.
"Gli insegnanti si sentono indifesi, non sono
remunerati con regolarità, vengono trasferiti in modo casuale e
raramente consultati. Non sono soddisfatti del proprio lavoro perché
non si fidano ... In molti casi, per la classe gli insegnanti sono
l'unica fonte di informazione, pur tuttavia le loro conoscenze sono
scarse. Non vedono davanti a sé una possibile carriera", afferma il
rapporto di valutazione.
Ridurre l'elevato tasso di assenteismo degli insegnanti
Con
il sostegno del JRS, la contea ha ora introdotto un piano di
incentivazione che prevede che gli insegnanti che si assentano senza
permesso perdano una percentuale dello stipendio di quel giorno. Il
denaro sarà invece devoluto alla scuola, che lo utilizzerà per pagare
insegnanti volontari o coloro che hanno prestato aiuto mentre
l'insegnante era assente.
Il JRS fornirà inoltre maggior
sostegno diretto agli insegnanti. I capi insegnanti riceveranno
sostegno particolare in termini di competenze quali l'elaborazione di
budget e il lavoro con le associazioni genitori-insegnanti, mentre gli
insegnanti di classe saranno più sostenuti in fatto di apprendimento da
parte degli studenti.
Nella pratica, ciò significa che le visite
alle scuole saranno un po' più lunghe e frequenti, e che gli ispettori
controlleranno sia il piano delle lezioni degli insegnanti, sia gli
appunti degli studenti per assicurarsi che nessun alunno rimanga
indietro. Il feedback sulle visite sarà condiviso a livello di contea
per far sì che le difficoltà ravvisate siano oggetto di intervento.
"Speriamo
che mettendo in pratica questo nuovo approccio, la contea di Kajo Keji
sarà meglio in grado di rispondere alle necessità di apprendimento
degli studenti, e continuerà a fornire educazione di qualità dopo che,
nel 2012, il JRS avrà chiuso i propri progetti in questa zona", ha
detto Edward.
Lo staff del JRS si unirà regolarmente agli
ispettori della sub-contea per far visita e supervisionare le scuole.
Nel corso delle visite, l'attenzione sarà posta soprattutto sulle
istruzioni alla classe e il successivo apprendimento, più che su
questioni gestionali o di mantenimento del centro. Team di ispezione
verificheranno l'utilizzo del materiale didattico e se gli studenti
stiano progredendo nell'apprendimento di quanto previsto dal curriculum.
Europa: conferenza sui migranti indigenti
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Fornire sostegno ai migranti forzati a rischio di indigenza, Portugal, (Don Doll SJ/JRS)
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| Sulla base del suo recente rapporto intitolato "Living in Limbo", il JRS cerca di sviluppare strategie di comunicazione che illustrino ai centri europei del decisionismo politico e alle rispettive società la realtà dei migranti forzati. |
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Bruxelles, 11
febbraio 2011 – In tutta Europa, si contano a migliaia i migranti
forzati cui sono negati beni di prima necessità e il rispetto dei
diritti fondamentali.
In data 29 marzo 2011, il JRS organizzerà,
in collaborazione con una serie di organizzazioni tra cui la Caritas,
la Confederazione europea dei sindacati e l'Agenzia delle NU per i
rifugiati, una conferenza di un giorno sull'indigenza dei migranti
forzati. I partecipanti, provenienti da un ampio ventaglio di
organizzazioni della società civile, condivideranno buone pratiche e
cercheranno di individuare misura di ordine pratico in grado di
attenuare in Europa la situazione di indigenza dei migranti indigenti.
In
molti casi sono le leggi e le prassi poste in atto da numerosi stati UE
a determinare lo stato di indigenza dei migranti forzati, in quanto di
fatto negano loro cibo e riparo, nonché l'accesso alla scolarizzazione
e ai servizi sanitari. Viene loro inoltre impedito l'accesso al mercato
del lavoro retribuito. Ne consegue che l'essere esclusi dalla società
crea nuovi confini invisibili che separano questa fascia di popolazione
dalle comunità locali, isolandola di fatto nei contesti regionali e
nazionali.
Negli ultimi cinque anni, il JRS Europa ha condotto
una ricerca sulle condizioni di vita dei migranti forzati, esaminando
le politiche nazionali che hanno contribuito alla situazione. Sulla
base del suo recente rapporto intitolato "Living in Limbo", il JRS
cerca di sviluppare strategie di comunicazione che illustrino ai centri
europei del decisionismo politico e alle rispettive società la realtà
dei migranti forzati, contribuendo così a superare gli ostacoli e a
offrire migliori condizioni di vita a questa popolazione.
La conferenza
La
conferenza prevede interventi da parte di Gabriele Erpenbeck,
commissario per l'immigrazione della Bassa Sassonia (Germania) nonché
di Jean Lambert, membro di area Verde del Parlamento Europeo, cui
seguirà la proiezione in prima visione di un breve filmato sugli
immigrati in Europa dal titolo "Someone Among Us".
La conferenza
vedrà la presenza di membri del JRS provenienti dagli uffici di
Germania, Italia, Malta, Portogallo, Romania e Regno Unito. Verranno
discussi i principali fattori determinanti le condizioni di indigenza
nei rispettivi paesi e le misure adottate per farvi fronte.
Verranno
inoltre trattati temi connessi con l'indigenza dei migranti ed
elaborate strategie comuni in ambito educativo, sanitario, abitativo,
retributivo e dei servizi sociali.
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