Bollettino quindicinale dell’Ufficio Internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Propone notizie in sintesi e aggiornamenti sui vari progetti che ci giungono dai nostri collaboratori sul campo.


  Ciad: bambini soldato smobilitati vanno aiutati a reintegrarsi

 
L'accordo di smobilitazione comporta la necessità di riconoscere un maggior sostegno agli ex bambini soldato e alle loro famiglie, Abéché, Ciad (Peter Balleis SJ/JRS)

 
Le NU stanno inoltre progettando programmi educativi, concentrandosi su scuole professionali che possano contribuire al processo di reintegrazione dei bambini.  

Roma, 22 giugno 2011 – Secondo un alto ufficiale delle NU, i bambini soldato smobilitati a seguito di un accordo firmato la settimana scorsa avrebbero bisogno di assistenza per reintegrarsi nella società.

Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del Segretario Generale delle NU per i bambini nei conflitti armati, riferendo sulla visita compiuta in Ciad per sottoscrivere il piano di azione firmato bilateralmente a N'Djamena, si è detta molto soddisfatta dell'impegno preso dal governo ciadiano, anche se ha espresso il timore che i bambini possano avere bisogno di aiuto nel reintegrarsi nelle rispettive comunità di appartenenza.

La Coomaraswamy ha soggiunto che tutti i bambini smobilitati saranno registrati, e che le NU intendono accompagnarli ai loro villaggi per sincerarsi che vi arrivino in sicurezza, e non siano nuovamente arruolati. Le NU stanno inoltre progettando programmi educativi, concentrandosi su scuole professionali che possano contribuire al processo di reintegrazione dei bambini.

Il loro completo recupero e reintegrazione nelle rispettive comunità farà sì che il governo ciadiano esca dal "libro nero" del Segretario Generale delle NU in cui sono elencati i governi che fanno uso di bambini soldato.  Vi sono presenti Afghanistan, Birmania, Ciad, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Somalia e Sudan.

Dal 2007, in Ciad più di 1.000 bambini sono stati recuperati salvandoli da subalternità a gruppi armati e forze governative.

Per informazioni sui programmi di smobilitazione del JRS: http://www.jrs.net/news_detail?TN=NEWS-20110606020814&L=EN



Afghanistan: stanchi della guerra, i giovani vogliono solo pace e sicurezza

 
Le ragazze rientrate nei loro villaggi non si lasciano sfuggire qualsiasi occasione si presenti, Herat, Afghanistan (Peter Balleis SJ/JRS)

 
A partire dal 2006, il gruppo si è impegnato nell'insegnamento di inglese, informatica, biologia e fisica a più di 3000 studenti universitari di Herat e Bamiyan.  

Roma, 30 giugno 2011 – Sebbene la metà degli afghani sia in età scolare (il 68% della popolazione, ovvero la più alta proporzione al mondo), pochi hanno l'opportunità di andare a scuola.

Contrariamente alla reputazione di cui il paese gode nei media sia nazionali che internazionali, ovvero quella di scenario di guerra e violenza, la maggior parte dei giovani afghani sono stanchi della situazione attuale e desiderano un'esistenza "pacifica e sicura".

In effetti, secondo le cifre fornite dal Ministero dell'Interno, dei 33 milioni di afghani solo 10.000 sono ribelli. Eppure, questo 0,05 percento monopolizza l'interesse e le risorse della comunità internazionale.

"I bambini afghani sognano di avere un'istruzione" ha detto il direttore del JRS Afghanistan, Stan Fernandes SJ.

"La nostra missione è quella di dare voce  all'altro 99,5 percento che lotta per andare avanti e spera con tutto il cuore in un futuro migliore".

Insieme alla popolazione locale, "speriamo e preghiamo per la pace e la stabilità in Afghanistan. Nel frattempo, proseguiamo il nostro viaggio tra queste persone, raggiungendo quanti sono più esclusi. In questo nostro lavoro, riceviamo più di quanto potremmo mai dare. Siamo arricchiti e sommersi dall'affetto di coloro che beneficiano del nostro operato".

"Saranno giovani come noi a guidare il paese. Lo ricostruiremo facendo avverare i sogni delle persone. Questa generazione, che ha vissuto il conflitto e l'esilio, va rafforzata perché ne siano focalizzate le energie, l'entusiasmo e le potenzialità ai fini della pace e dello sviluppo in Afghanistan", ha detto una studentessa.

JRS, dopo cinque anni in Afghanistan

Un gruppo di gesuiti indiani è attivo in Afghanistan dall'aprile 2005 soprattutto nel campo dell'istruzione, e opera per il JRS. Il loro primo progetto è stata la trasformazione, passo dopo passo, della Herat Technical High School in un'istituzione modello per l'Afghanistan occidentale. Oggi sono 600 gli studenti che hanno la possibilità di formarsi in elettrotecnica o edilizia; attività che assicurano futura occupazione.

A partire dal 2006, il gruppo si è impegnato nell'insegnamento di inglese, informatica, biologia e fisica a più di 3000 studenti universitari di Herat e Bamiyan. Portare avanti formazione per insegnanti a livello intensivo rivolta al personale delle scuole superiori è un altro degli efficaci risultati ottenuti dal JRS ad Herat, Kabul, Bamiyan, Chagcharan e Daikundi.

Questo programma si prefigge di fornire agli insegnanti una conoscenza di base dell'inglese e formazione pratica nel campo della didattica. Tra i 1.600 partecipanti, ci sono insegnanti provenienti dalle scuole pubbliche e da istituti di formazione privati, nonché studenti dei college in cui si insegna didattica e delle facoltà universitarie di pedagogia.

Nell'ambito di un'altra iniziativa, in cui si opera con famiglie di rientrati nella cittadina di Sohadat, a 35 km da Herat, il JRS è stato impegnato nel fornire servizi abitativi, sanitari e di formazione professionale.

In questo contesto, il JRS ha gestito una scuola primaria beneficiando circa 200 bambini, dai 50 del 2009, e un ambulatorio che ogni settimana fornisce assistenza sanitaria di base a oltre 250 pazienti, alcuni dei quali viaggiano per miglia per giungere dai villaggi circostanti.

Oltre a sostenere programmi abitativi, il JRS ha istituito tre gruppi di auto-aiuto per le donne. Ciò ha rafforzato in loro la fiducia, aiutandole a farsi parte più attiva nella pianificazione di comunità e nei processi decisionali. Due gruppi hanno avviato degli spacci alimentari e un terzo un'attività di produzione di sapone, contribuendo così significativamente allo sviluppo della cittadina.



Cambogia: università riconosce i risultati raggiunti da un attivista del JRS che si batte contro le mine terrestri

 
Tun Channareth, membro dello staff del JRS Cambogia e covincitore per conto della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine terrestri del Premio Nobel 1997, parla a degli studenti in occasione di una sua visita alla Seattle University il 2 giugno 2011. (Chad Coleman/ pnwlocalnews.com)

 
"Il sig. Channareth si è dedicato con compassione al servizio di altre vittime delle mine terrestri, lavorando al contempo senza sosta per liberare il mondo da queste armi insidiose", ha detto il presidente della Seattle University, Stephen Sundborg.  

Phnom Penh, 7 giugno 2011 – Nel corso della sua cerimonia di laurea che avrà luogo la settimana prossima, un attivista del JRS Cambogia, che si batte contro le mine terrestri nella provincia settentrionale di Siem Reap, sarà insignito del dottorato onorario dalla Seattle University.

Tun Channareth, anch'egli sopravvissuto a una mina, ha perso le gambe nel 1982 in Cambogia, suo paese di origine. Da quel momento, si è impegnato instancabilmente nella lotta contro le mine terrestri e le munizioni a grappolo, ordigni che sono tutt'ora una piaga nei paesi devastati dal conflitto come la Cambogia.

Dopo aver trascorso 13 anni in un campo rifugiati thailandese, dove ha ricevuto una formazione professionale, Channareth è tornato in Cambogia e qui ha cominciato a lavorare con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.

Uomo di considerevole talento, Channareth divide il proprio tempo costruendo sedie a rotelle per le vittime delle mine e fornendo loro sostegno e informazioni. Viaggia anche in tutto il mondo svolgendo attività di pressione politica contro la produzione di mine terrestri e munizioni a grappolo.

Un sostenitore instancabile

"Il sig. Channareth si è dedicato con compassione al servizio di altre vittime delle mine terrestri, lavorando al contempo senza sosta per liberare il mondo da queste armi insidiose", ha detto il presidente della Seattle University, Stephen Sundborg.

Quando gli è stato chiesto di accettare nel 1997 il Premio Nobel per la Pace per conto della Campagna internazionale contro le mine, con modestia Channareth ha dichiarato che "a vincere veramente sono le persone che nel mondo subiscono quotidianamente la minaccia delle mine terrestri e delle munizioni a grappolo".

Ha inoltre lodato gli studenti della Seattle University che hanno aiutato a raccogliere 2.000 dollari USA da destinarsi a progetti agricoli, educativi e sanitari.

"Le congratulazioni andrebbero rivolte agli studenti della Seattle University, alla facoltà e alle, poiché sono consapevoli di queste questioni globali e si fanno leader di azioni concrete" ha tenuto a precisare il "dottorando" Channareth.



Europa: gli stati non adottano le necessarie misure in favore dei rifugiati provenienti dal Nordafrica

 
Poche novità dall'Europa per i rifugiati in arrivo dalla Libia (UNHCR)

 
Il "dialogo su migrazione, mobilità e sicurezza" appare particolarmente eurocentrico e incentrato sull'aspetto della sicurezza, rispecchiando essenzialmente un generalizzato timore nei confronti dell'immigrazione piuttosto che una reale partnership tra due sponde del Mediterraneo.  

Bruxelles, 28 giugno 2011 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ha espresso disappunto nei confronti degli stati UE per l'inadeguata risposta di fronte alla necessità di assicurare protezione in Nordafrica ai rifugiati, in particolare a quelli provenienti dalla fascia sub-sahariana.

A dispetto dell'appello lanciato il 17 giugno da nove ONG internazionali all'indirizzo del Presidente del Consiglio Europeo, nessuno degli stati UE si è offerto di accrescere la quota di reinsediamento riservata ai rifugiati provenienti dal Nordafrica, né si è proposto di adottare qualsivoglia misura in favore dei rifugiati che cercano di fuggire da un conflitto.

Le ONG avevano chiesto ai vari governi di aumentare il numero dei reinsediamenti di rifugiati provenienti dalla Libia, garantire accesso all'asilo a quanti fuggivano da un conflitto, e assicurare l'ottemperanza alle leggi che regolano il soccorso in mare aperto.

Quasi un milione sono ormai le persone fuggite dalla Libia dall'inizio del conflitto; i più hanno trovato ospitalità in Tunisia ed Egitto. Contrariamente a quanto si pensa, il numero delle persone effettivamente giunte in Europa è contenuto, non raggiungendo nemmeno le 45 mila unità.

Dall'incontro è scaturita una serie di impegni che hanno suscitato favore. Il JRS ha apprezzato la nomina di un funzionario per i diritti umani che opererà nell'ambito delle missioni svolte dall'agenzia dell'UE per il controllo dei confini esterni. È stato promesso anche un aumento dei finanziamenti per far fronte al costo delle operazioni della Frontex, del suo personale, degli interventi di emergenza e delle attrezzature. Riconoscendo l'alto valore di questa decisione, il JRS ha pur tuttavia sollecitato Frontex ad assicurare che siano stanziati fondi sufficienti a garantire  il diritto di asilo e salvare vite umane lungo i confini.

Sicurezza, questione centrale

Purtroppo, la visione politica dell'UE per quanto riguarda la regione del Mediterraneo meridionale è tuttora limitata. Se vi fosse un vero impegno da parte dell'UE nel tutelare i diritti umani nelle regioni mediorientale e nordafricana, ciò comporterebbe una maggiore dimostrazione di solidarietà e umanità nei confronti degli sfollati che rischiano la vita nella ricerca di un porto sicuro dove riparare.

In effetti, il "dialogo su migrazione, mobilità e sicurezza" appare particolarmente eurocentrico e incentrato sull'aspetto della sicurezza, rispecchiando essenzialmente un generalizzato timore nei confronti dell'immigrazione piuttosto che una reale partnership tra due sponde del Mediterraneo.

Partnership che implicherebbe annettere centralità alle molteplici, roventi sfide poste dalla questione della protezione dei rifugiati; una centralità che di fatto è parte stessa della protezione dei diritti umani e di una governance democratica.

Per il testo integrale della lettera al Presidente del Consiglio Europeo e ai vari capi di Stato UE, cliccare qui



Internazionale: un altro paese dichiarato libero da mine terrestri

 
Il mondo compie un passo avanti verso la totale eliminazione delle mine terrestri (Tim Grant)

 
Al Trattato hanno aderito in totale 156 paesi.  

Ginevra, 24 giugno 2011 – In occasione di un incontro tenutosi questa settimana a Ginevra,  la Nigeria – aderente fin dal 2002 al Trattato di messa al bando delle mine – ha dichiarato essere il paese ormai del tutto bonificato da questo tipo di ordigni.

"Apprendiamo con grande piacere la notizia della bonifica avvenuta in Nigeria, così come del fatto che l'opera prosegue in tutte le zone del mondo infestate da questi ordigni", ha detto Kasia Derlicka, direttore della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine terrestri (ICBL).

"Ciò non toglie, tuttavia, che siamo profondamente preoccupati per il fatto che si continui a disseminare mine terrestri in Birmania, Libia e, a quanto pare, anche nel Sud Sudan.

Questa settimana, si sono incontrati a Ginevra per una serie di confronti sul Trattato del 1997 per la messa al bando delle mine, esponenti di 100 governi, come pure delle Nazioni Unite, di organizzazioni internazionali e dell'ICBL. Se l'occasione è stata caratterizzata da una serie di buone notizie, altrettanto non può dirsi di altre.

Cattive notizie

  • Human Rights Watch, membro dell'ICBL, ha confermato che nei Monti Nafusa le forze governative libiche hanno fatto uso di mine terrestri antipersona;
  • L'Autorità preposta allo sminamento del Sud Sudan ha reso noto che recentemente gruppi ribelli cosiddetti "rinnegati" hanno disseminato mine terrestri nella regione, precisando peraltro che il Sud Sudan intende aderire, non appena sarà dichiarato stato indipendente il prossimo 9 luglio, al Trattato per la messa al bando delle mine
  • Bielorussia, Ucraina e Grecia, come pure gli altri stati aderenti al Trattato che non hanno tenuto fede alla scadenza dei termini per la distruzione dei rispettivi arsenali, hanno esposto le misure che stanno adottando per la distruzione degli stessi.
  • Algeria, Cile, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea hanno chiesto siano prorogati i termini imposti dal Trattato per la bonifica di tutti i rispettivi territori infestati da mine terrestri.

La Cambogia ospiterà dal 28 novembre al 2 dicembre 2011 a Phom Penh l'undicesima Assemblea degli stati aderenti al Trattato per la messa al bando delle mine terrestri.

Al Trattato hanno aderito in totale 156 paesi.



Spagna: conferito premio al JRS

 
Il premio in denaro sarà destinato agli sfollati e rifugiati della Costa d'Avorio (Peter Balleis SJ/JRS)

 
Tra i precedenti vincitori del premio si annoverano l'ex primo ministro spagnolo Adolfo Suárez (1995), ... e il professor Muhammad Yunus, fondatore della Gramin Bank.  

Valencia, 15 giugno 2011 – La fondazione Justicia-Bancaja ha preannunciato che il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati sarà il decimo vincitore del premio annuale conferito dall'organizzazione a chi si sia distinto nel campo dei diritti umani.

Nella motivazione, la fondazione Justicia-Bancaja ha precisato che il premio sarà conferito al JRS per il "suo costante impegno e incessante contributo alla difesa e promozione dei diritti umani".

Il JRS ha già deciso di destinare il corrispettivo del premio, pari a 18.000 Euro, ai rifugiati e sfollati della Costa d'Avorio e dei suoi confini con la Liberia e la Guinea.

Nel comunicato stampa della fondazione si legge che in linea con la sua missione di accompagnamento, servizio e advocacy, il JRS ha fornito fin dal 1980 un'assistenza di elevato livello qualitativo nei campi dell'educazione, dei servizi sanitari, della cura pastorale agli sfollati con la forza, beneficiando ogni anno con i propri servizi più di 500.000 persone.

Sempre secondo il comunicato stampa, nell'arco di oltre un trentennio di servizio, il JRS è stato presente in paesi lacerati da conflitti e in quelli ospitanti rifugiati, in America centrale e meridionale, nella regione africana dei Grandi Laghi, e più di recente in Medio Oriente, difendendo strenuamente i diritti degli sfollati con la forza.

La giuria costituita dalle vincitrici dell'edizione 2009, le Suore della Carità, dai presidenti della Fundación por la Justicia e la Fundación Bancaja, nonché dai Presidenti e rappresentanti di una rosa di istituzioni pubbliche, ha scelto come vincitore il JRS tra un ventaglio di 15 altre nomination ufficiali.

Tra i precedenti vincitori del premio si annoverano l'ex primo ministro spagnolo Adolfo Suárez (1995), l'Associazione vittime del terrorismo, la Asociación Pro-Búsqueda de Niños y Niñas Desaparecidos de El Salvador, e il professor Muhammad Yunus, fondatore della Gramin Bank.

La cerimonia di conferimento avrà luogo il 6 luglio a Valencia, alle ore 19.30, nella chiesa della Beneficencia.



Uganda: opera di responsabilizzazione ambientale tra i rifugiati

 
Molte città africane sono invase da enormi quantità di rifiuti, Kampala Uganda (Peter Balleis SJ/JRS)

 
"Lo scopo è quello di educare al di là del mero apprendimento della lingua inglese", ci ha spiegato sr Hellen Tabea, insegnante del JRS.  

Kampala, 13 giugno 2011 – A quaranta tra rifugiati e richiedenti asilo è stata data l'opportunità di approfondire il tema della protezione ambientale nel corso di una sessione informativa organizzata dal JRS in occasione della Giornata dell'ambiente celebrata sotto l'egida delle NU il giorno 5 giugno.

Spiega Stephan Kuteesa, direttore del Programma urbano del JRS a Kampala, "Tenuto conto che gli effetti del cambiamento climatico si vanno facendo sempre più evidenti soprattutto in Africa, abbiamo inaugurato un breve corso sulle questioni ambientali."

Dopo una prima valutazione della competenza degli studenti in materia, si è passati a un approfondimento e alla presentazione di nuovi aspetti della protezione ambientale. La maggior parte dei partecipanti associava le questioni ambientali a quelle più propriamente legate alla natura. Dal workshop è derivata una maggiore presa di coscienza di altri aspetti, come quelli legati alle fonti energetiche, alle disponibilità idriche, e allo smaltimento dei rifiuti.

Lezioni pratiche

Il breve corso si è concluso con una serie di raccomandazioni per la salvaguardia ambientale, come ad esempio quella sul risparmio energetico, tratte dalla vita quotidiana nella capitale ugandese. L'eccessivo uso di sacchetti di plastica, qui chiamati kaveeras, ha colpito in modo particolare gli studenti, alcuni dei quali provenienti dal Ruanda, dove questo articolo è stato già da lungo tempo bandito.

I partecipanti, tutti già frequentanti corsi di lingua inglese organizzati dal JRS, hanno seguito il corso con grande attenzione, intervenendo con tutta una serie di domande.

"È giusto bruciare i rifiuti che invadono le vie di Kampala?", ha chiesto Chantal Mubalama, giovane rifugiata provenienta dalla Repubblica Democratica del Congo, dando così il via a un dibattito sulla gestione dei rifiuti.

Ai partecipanti sono stati suggeriti diversi modi di riutilizzare ipotetici rifiuti. Per esempio, le bottiglie e i sacchetti di plastica, così come la carta, possono essere riusati, mentre altri tipi di rifiuti possono essere separati e riciclati. Anziché gettarli lungo le strade, li si può conferire in punti di raccolta che si trovano in quasi tutti i quartieri di Kampala.

Dal maggio 2011, il JRS Kampala ha introdotto brevi corsi informativi su vari argomenti destinati prevalentemente ai partecipanti ai suoi corsi di lingua inglese.

"Lo scopo è quello di educare al di là del mero apprendimento della lingua inglese", ci ha spiegato sr Hellen Tabea, insegnante del JRS.

Una notevole frequenza ha visto anche un precedente corso sui diritti dell'infanzia.

"Un grande incoraggiamento ci viene proprio dalla partecipazione attiva degli studenti; stiamo infatti già studiando quali argomenti affrontare nel prossimo futuro".



  JRS DISPATCHES è inviato dall’Ufficio Internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Borgo Santo Spirito 4, 00193 Roma, Italia. Tel: +39-06 68977468 Fax: +39-06 6897 7461; Email: dispatches@jrs.net; JRS on-line: http://www.jrs.net; Editore: Peter Balleis SJ; Redattore: James Stapleton; Traduzioni: Carles Casals (spagnolo), Nicole Abbeloos (francese), Simonetta Russo (italiano).

[JRS Dispatches Italiano] N. 302
Editor: James Stapleton