Dispatches è un bollettino quindicinale dell'Ufficio Internazionale del JRS inviato via e-mail, che pubblica notizie riguardanti i rifugiati, comunicati stampa, articoli di approfondimento e aggiornamenti sui progetti in corso inviati dal nostro personale sul campo.


  Repubblica Democratica del Congo: tra i nuovi sfollati di Goma

 
Donne sfollate e i loro bambini aspettano la fine della lezione per entrare nella scuola dove hanno trovato rifugio vicino a Goma. In centinaia vi passeranno la notte dormendo per terra. Reppublica Democratica del Congo. (Danilo Giannese/JRS)

 
Le condizioni di vita, per gli sfollati di Mugunga, sono molto precarie.  

Goma, 15 maggio 2012 - Quando la incontriamo, Faida Zahir, 38 anni, sta allattando Dorica, di appena un mese, seduta sulla panca di una piccola chiesa protestante a Mugunga, a pochi chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. Come lei e Dorica, altre 500 famiglie hanno trovato rifugio chi nell'edificio religioso chi nella scuola primaria adiacente.

Alla base della fuga i combattimenti spietati in corso in queste ore tra l'esercito regolare congolese (FARDC) e centinaia di disertori seguaci di Bosco Ntaganda, l'ex generale delle FARDC su cui pende un mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità.

Le condizioni di vita, per gli sfollati di Mugunga, sono molto precarie.

"L'ultima volta che ho mangiato qualcosa, appena un po' di mais, è stato più di 24 ore fa – racconta Faida -. Sono stati degli amici che vivono non lontano da qui a donarmi questo cibo che ho diviso con i miei altri sette figli. Ma ora come posso continuare a sfamare la mia famiglia?".

Faida vive da sfollata a Mugunga da fine aprile. Dove viveva prima, a Kashebere, tra le colline di Masisi, all'interno del Nord Kivu, aveva un pezzetto di terra da coltivare, una casa e poteva vivere tranquillamente con la sua famiglia. Ora non ha più niente. Gli scontri tra ribelli e esercito le hanno portato via per sempre anche il marito.

"Almeno per ora non possiamo pensare di tornare al nostro villaggio: la zona è disseminata di cadaveri, le case sono state distrutte e la sicurezza non è stata ristabilita", spiega la donna, lo sguardo rivolto verso il basso.

Distribuzione urgente di viveri del JRS. Lo scorso 8 maggio il JRS è intervenuto distribuendo nella chiesa e nella scuola di Mugunga 5 tonnellate di farina di mais, 2 tonnellate di fagioli e 250 chili di sale alle circa 1100 famiglie presenti sul posto quel giorno.

"A parte la distribuzione del JRS, nessuno più è venuto a portarci dei viveri. Cerchiamo di darci da fare per trovare qualcosa da mangiare nei dintorni ma è davvero dura. Stiamo soffrendo la fame", afferma Masalio Chamolo, presidente della comunità di sfollati. 

Sulla vicenda si è espresso così padre Romeo Cagatin svd, direttore del JRS RDC: "Abbiamo deciso di intervenire in via del tutto eccezionale per venire incontro ai bisogni urgenti ed ingenti di questa popolazione. Ora, però, speriamo che possano ricevere l'assistenza ufficiale spostandosi nel campo di sfollati riconosciuto dalle Nazioni Unite". 

Dal giorno della distribuzione del JRS, infatti, il numero di famiglie si è notevolmente ridotto, visto che la maggior parte di esse sono potute ritornare nei propri villaggi, non lontano da Mugunga. Le famiglie rimaste, invece, è la linea adottata dal governo provinciale, dovrebbero raggiungere il campo di sfollati ufficiale detto "Mugunga III" dove ben 2080 nuove famiglie si sono aggiunte alle 565 che vi risiedono già da diversi anni, per un totale di quasi 9 mila persone. 

Nelle prossime ore, in questo campo, dovrebbe scattare il piano ufficiale di aiuti delle Nazioni Unite per fornire agli sfollati biscotti energetici, latte caldo e altri beni di prima necessità.

Accesso all'istruzione per i bambini. Per quanto riguarda invece il diritto all'istruzione, grazie a un accordo con il direttore della scuola primaria Lac Vert, i 120 bambini in età scolare presenti nella comunità di sfollati sono stati integrati nell'istituto didattico. Non possedendo tuttavia alcun materiale scolastico, il JRS ha predisposto un nuovo intervento di assistenza per dotare i bambini sfollati di penne e quaderni.

Nel campo Mugunga III, invece, ad oggi nessuno, tra i bambini, è ancora potuto tornare tra i banchi di scuola.


Kenya: siamo i custodi dei nostri fratelli

 
Il JRS assiste i rifugiati a Nairobi dal 1991. Il suo Programma per rifugiati urbani risponde alle necessità urgenti di nuovi arrivati, richiedenti asilo e rifugiati in circostanze di vulnerabilità attraverso le parrocchie delle zone più povere. Nairobi, Kenya (Peter Balleis SJ/JRS)

 
Ho ascoltato preghiere di pace per tutti i paesi che generano rifugiati, preghiere per le elezioni in Kenya e preghiere per gli ammalati.  

Nairobi, 25 maggio 2012 – Si può sempre trovare un bagliore di speranza, anche quando l'esistenza sembra troppo dura da sopportare. È questo il messaggio di un gruppo di rifugiati urbani che ho ascoltato parlare a Kitengela, nei pressi di Nairobi. I membri del gruppo hanno espresso compassione gli uni per gli altri incontrandosi ogni due settimane per pregare e sostenersi moralmente a vicenda. Incarnano davvero il concetto di "custodi dei nostri fratelli".

Cambio di città. A Nairobi il costo della vita si va facendo insostenibile, e i rifugiati urbani sono costretti a spostarsi in nuove zone sempre più lontane dal centro. Kitengela è una di queste. Sita a 30 chilometri di distanza dalla capitale, quest'area in rapido sviluppo offre affitti accessibili e disponibilità di posti di lavoro nelle aree in costruzione.

Mancano tuttavia i servizi per i rifugiati, e le persone sono costrette a recarsi a Nairobi per avere accesso alle strutture gestite dalle ONG. Le scuole sponsorizzate dal governo sono solo due, e la mattina i bambini rifugiati devono percorrere a piedi cinque lunghi chilometri. La gente del posto deve affrontare le medesime difficoltà: l'area infatti era territorio di una comunità dedita alla pastorizia, dotata di pochi servizi pubblici.

Le difficoltà hanno però funto da elemento di coesione tra i rifugiati. Il mese scorso, ho preso parte a un incontro di preghiera svoltosi a Kitengala cui hanno partecipato 40 rifugiati. Per loro le preghiere sono fonte di forza. Hanno tante necessità e tante speranze, e la preghiera è un modo di affrontare le necessità più opprimenti attraverso il rapporto con Dio. Ho ascoltato preghiere di pace per tutti i paesi che generano rifugiati, preghiere per le elezioni in Kenya e preghiere per gli ammalati.

Dopo le orazioni, i membri contribuiscono con offerte in denaro al finanziamento di coloro che più ne hanno bisogno. Ho ascoltato il Presidente raccontare di come il denaro raccolto la volta precedente fosse stato utilizzato per fare visita a una donna anziana in ospedale, e che ora si è completamente ristabilita. Per me si è trattato di un'esperienza straordinaria scoprire che anche nei momenti più difficili, i rifugiati sono capaci di aiutarsi a vicenda. 

Ospitalità kenyana. Sono rimasto stupito nello scoprire che due donne kenyane del luogo avevano preso parte all'incontro. Mary viene regolarmente ed è stata soprannominata affettuosamente "our Mama" (che in kishwahili significa "nostra madre"). Quel giorno aveva portato un'amica e, fedele al proprio nome, aveva con sé delle grandi borse piene di fagioli e di mais da donare al gruppo. Per Mary è una gioia stare con loro e condividere le loro sfide quotidiane.

"Non so come potrei sopravvivere se mi trovassi da rifugiata in un altro paese: per questo ritengo di dover essere generosa con loro", ha spiegato.

Al termine dell'incontro, i partecipanti hanno recitato la preghiera del Signore tenendosi per mano in segno di unità. È stato un momento meraviglioso e un segno di speranza sia per i rifugiati che per la comunità locale.

Irene Waweru, direttore di progetto, Nairobi, Kenya


Sud Sudan: studenti delle scuole del JRS ottengono il massimo dei voti

 
Un insegnante al lavoro in una scuola primaria di Palwar, nei pressi di Lobone. La formazione per gli insegnanti è nel Sud Sudan una delle attività di base del JRS. (Christian Fuchs/JRS)

 
Su 880 studenti che hanno sostenuto gli esami 2011, 12 dei 20 migliori (sei ragazzi e sei ragazze) provenivano da scuole sostenute dal JRS.  

Sud Sudan, 29 maggio 2012 – Secondo le valutazioni della performance pubblicate di recente dal Ministero dell'educazione e dell'istruzione del Sud Sudan (MoGEI) molti dei migliori studenti del paese hanno frequentato scuole sostenute dal JRS.

I risultati conseguiti agli esami di Diploma di scuola secondaria del Sud Sudan (SSCSE) edizione 2011, rilasciato il 20 aprile scorso, hanno evidenziato che sei dei dieci migliori studenti, e 72 tra i primi 100, provenivano da scuole sostenute dal JRS.

La performance straordinaria di questi studenti segna un passo significativo verso lo sviluppo del sistema di istruzione nella nazione più giovane del mondo, che in precedenza si appoggiava molto sugli esami dei paesi vicini: Kenya, Uganda e Sudan.

Su 880 studenti che hanno sostenuto gli esami 2011, 12 dei 20 migliori (sei ragazzi e sei ragazze) provenivano da scuole sostenute dal JRS. La Fulla Secondary School di Nimule si è aggiudicata la prima posizione, così come il candidato migliore con una votazione di 11.17 (A-meno) proveniva dalla Magwi Secondary School di Lobone; entrambi istituti scolastici che ricevono sostegno educativo globale da parte del JRS.

"Il JRS ha formato alcuni dei nostri insegnanti alla preparazione delle lezioni e dei piani di lavoro. La mia scuola riceve dal JRS materiale didattico. Questi servizi hanno contribuito a migliorare la performance dei nostri studenti" ha detto David Machar, direttore degli insegnanti della Lobone Secondary School.

I risultati hanno anche mostrato grandi progressi nell'affrontare alcune delle sfide poste all'istruzione, cui il presidente Salva Kiir aveva accennato nel 2011, tra cui l'allargamento dell'accesso all'istruzione e la costruzione di nuovi edifici scolastici. In sostanza la performance degli studenti è migliorata, e lo conferma un rapporto del governo da cui si evince che, rispetto al 34 percento del 2010, nel 2011 il 67 percento dei candidati ha raggiunto quantomeno il livello C.

Una duplice strategia per la sostenibilità. Il Team per lo sviluppo scolastico (SDT) è una delle iniziative educative innovative introdotte nelle scuole dal JRS al fine di creare sostenibilità a lungo termine. I team SDT si compongono di un direttore degli insegnanti e due tra i migliori insegnanti della scuola incaricati di consigliare, supervisionare e coordinare le attività scolastiche primarie ed extra curricolari al fine di assicurare lo sviluppo olistico della scuola. Il Team di sostegno allo sviluppo scolastico (SDST), che annovera professionisti dell'istruzione provenienti dal JRS e funzionari dei dipartimenti all'istruzione a livello di contea/sottocontea, forniscono sostegno accademico e morale all'SDT.

Altra priorità importante del JRS è la promozione di una maggiore frequenza scolastica da parte delle ragazze che spesso lottano per portare a termine la scuola a causa di norme culturali (matrimoni precoci e mancanza di sostegno all'istruzione da parte della famiglia), e alla carenza di adeguato materiale igienico-sanitario. Il JRS ha cercato di combattere l'elevato tasso di abbandono scolastico fornendo alle ragazze counselling, assistenza alla famiglia, set di materiale igienico e contributi economici allo studio a un numero selezionato di studentesse.

Gli sforzi compiuti per aumentare la frequenza sembrano aver dato risultati: le ragazze hanno ottenuto ottimi voti e raccolto i frutti della dedizione dimostrata e del duro lavoro svolto.

La terza migliore performance del paese è di una studentessa della Kajo Keji Secondary School, e la quinta e la decima performance rispettivamente di due studentesse della Loa Secondary e della Fulla Secondary; tutte e tre scuole sostenute dal JRS.

Per leggere la storia di Esther, insegnante presso la Fulla Secondary School, clicca qui.

Fondamenta per il futuro. A quanto afferma il dott. Francis Biryaho, coordinatore nazionale del JRS per l'istruzione nel Sud Sudan, il sostegno del JRS è stato un fattore significativo ai fini dell'elevato livello di performance delle scuole. Biryaho vede i risultati ottenuti come il frutto della cooperazione tra scuole, personale del JRS e funzionari del Dipartimento istruzione.

"I risultati dell'SSCSE del 2012 sono un dono per le scuole e un evento da conservare per il futuro", ha detto".

Lavorando in Sudan fin dal 1997, il JRS ha alle spalle una lunga storia di sostegno all'istruzione con quattro progetti istituiti a Kajo Keji, Lobone, Nimule e Yei.

Il sostegno del JRS alle scuole secondarie può comprendere il pagamento della retta e la fornitura di materiale didattico, la presa in carico delle tasse e dei costi dei trasporti per gli studenti che sostengono gli esami in Uganda, la formazione degli insegnanti e l'istituzione di team di sviluppo scolastico e corpo dirigente, la fornitura di materiale igienico-sanitario per ragazze, il counselling, la costruzione e il restauro di edifici e il sostegno post-scolastico.

Colombia: arte al cuore della violenza

 
Molti degli sfollati che risiedono a Buenaventura vivono nel quartiere di La Playita. Le abitazioni poggiano su palafitte e nei giorni di pioggia le strade si inondano. Buenaventura, Colombia. (Christian Fuchs/JRS)

 
Nostro fine è quello di dimostrare ai giovani che esistono persone migliori cui volgere la nostra ammirazione, che non siano i guerriglieri, i malviventi, i paramilitari che spadroneggiano nella nostra città, spiega uno dei fondatori della Fundación Rostros y Huellas.  

Buenaventura, 29 maggio 2012 – Tra la catena delle Ande occidentali e l'Oceano Pacifico, nella regione di Valle de Cauca, giace Buenaventura, principale città portuale della Colombia – e al contempo la più funesta.

Raramente ormai si parla sulla stampa internazionale del cinquantennale conflitto armato che in anni recenti ha provocato lo sfollamento di migliaia di colombiani. Buenaventura è una località strategica tanto per i guerriglieri di sinistra, quanto per le formazioni paramilitari di destra, che cercano di impadronirsi di preziose vie di comunicazione attraverso cui far transitare carichi di droga, armi e risorse minerarie. La città vanta i più alti tassi di sfollamento intra-urbano con una disoccupazione del 60%.

Paura e violenza si toccano con mano mentre si percorrono le vie dell'abitato, percezione che trova conferma negli incontri con i nostri colleghi del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, con le organizzazioni umanitarie,  partner della Chiesa cattolica, residenti sfollati, leader della comunità locale e altre ONG.

Sequestrati e terrorizzati. Incontriamo una coppia sfollata per ben tre volte negli ultimi 11 anni dalla propria fattoria per colpa di gruppi armati irregolari. Durante la loro ultima esperienza con un gruppo paramilitare, Don José* è stato sequestrato e torturato. Sua moglie, Doña Diana*, a quel tempo al settimo mese di gravidanza, ha perso la bambina di soli due mesi – dice per colpa dello stress della drammatica situazione. I due coniugi non riescono a liberarsi dall'incubo di quella separazione, non ce la fanno ad aiutarsi l'un l'altro.

Come spiega uno psichiatra che ha in terapia la coppia, il loro caso è emblematico del trauma che perseguita molti degli sfollati di quest'area. Le continue violenze e la mancanza di risorse di questa povera gente impedisce loro per anni e anni di guarire appieno dallo shock delle torture e delle sofferenze.

Ci viene spiegato che gruppi paramilitari, come le Aguilas Negras e i Rastrojos, controllano interi settori del centro di Buenaventura, mentre i fiumi e le aree rurali intorno alla città sono sotto il controllo principalmente delle FARC, gruppo armato irregolare di sinistra. Alla periferia della città scopriamo che l'estrazione illegale di minerali legata a gruppi armati irregolari è ormai un problema di dimensioni endemiche che devasta l'ambiente e scaccia le famiglie dalle proprie terre. 

Pare che il governo abbia per tre volte chiuso d'autorità una miniera controllata da una banda criminale: le attrezzature sono ritornate al loro posto e a distanza di una sola settimana dall'ultima ingiunzione governativa, la miniera è in piena attività operativa.

Sulle soglie delle abitazioni dei quartieri più poveri di Buenaventura vengono regolarmente affissi avvisi della presenza di gruppi armati irregolari. Preoccupanti sono gli opuscoli fatti circolare in cui si minacciano di violenza donne e ragazze, si specifica che tipo di abbigliamento è loro consentito indossare, e si stabilisce una specie di coprifuoco cui devono attenersi. Il nostro ufficio ha documentato un'impennata di minacce e di casi di violenza in particolare ai danni di studenti, leader di comunità, insegnanti e di quanti si battono per il rispetto dei diritti sui fondi e la restituzione delle terre. Sempre più frequente è anche l'assassinio e la scomparsa di leader di comunità.

I gruppi armati pretendono costantemente che gli abitanti della città versino loro dei balzelli; chi oppone resistenza viene ammazzato, violentato o fatto sparire nel nulla. Preoccupa in particolare che giovani e bambini siano fatti oggetto di pressioni perché si arruolino nelle fila dei ribelli.

L'arte della resistenza. Incontriamo un gruppo di giovani artisti della Fundación Rostros y Huellas, ventenni afro-colombiani di ambo i sessi che guidano un movimento di resistenza contro la violenza e lo sfollamento. Il JRS vi si è associato nel tentativo di impedire il reclutamento e l'impiego di bambini nelle fila dei gruppi armati.

Istituita in seguito al brutale massacro di atleti e artisti della comunità di Punta del Este, la fondazione si dà da fare per contattare i bambini di Buenaventura in età scolare con strumenti audiovisivi per consapevolizzarli riguardo al loro diritto di vivere sereni e in pace.

Uno degli artisti descrive con orrore il sequestro e smembramento dei giovani leader di comunità del proprio circondario.

"Abbiamo deciso che dovevamo trovare un modo per resistere," spiega uno dei fondatori della Fundación Rostros y Huellas.

"Ricorriamo alla musica, all'arte, alla poesia, all'hip-hop e alla danza. Nostro fine è quello di dimostrare ai giovani che esistono persone migliori cui volgere la nostra ammirazione, che non siano i guerriglieri, i malviventi, i paramilitari che spadroneggiano nella nostra città. Questa è casa nostra, e aspiriamo a un futuro migliore – un futuro senza femminicidi, iniquità razziali, sfollamenti. Pensiamo non sia troppo, chiederlo."

Richiamandosi all'eredità del defunto vescovo colombiano Gerardo Valencia Cano, la cui opera è stata per tutta la vita incentrata sui temi dell'inclusione e della giustizia per le comunità di origine africana presenti nella fascia costiera colombiana che si affaccia sul Pacifico, i membri della Rostros y Huellas esprimono la speranza di un futuro in cui sia dato ascolto alle loro voci, non vi sia più l'orrore della violenza, sia posto un freno alla imperterrita invasione di progetti di sviluppo finanziati dal governo che comunque lascerebbero le loro comunità prive di diritti e di una casa.

"Cerchiamo di dare voce alla nostra realtà", precisa un altro membro fondatore del gruppo, una giovane donna non ancora trentenne.

Sono colpito da questa loro missione, che vedo particolarmente importante nel clima di paura creato qui dai gruppi armati irregolari, che con assassinii, sparizioni e campagne di terrore hanno determinato ampi spazi di forzato e sofferto silenzio.

 

Shaina Aber, co-direttore dell'advocacy del JRS Stati Uniti
*Nomi di fantasia per motivi di sicurezza


Colombia: fuori dalla città, tutto cambia

 
A Soacha, su una popolazione urbana di circa 400.000 persone, ben 30.000 residenti sono stati registrati come sfollati. Convergono da tutto il paese in cerca di sicurezza e dei servizi offerti in loco, ma non sono in grado di sostenere il costo di una sistemazione abitativa nella capitale. (Christian Fuchs/JRS)

 
Penetrando questi gruppi paramilitari sempre più profondamente nel contesto urbano, si aggrava via via il problema dello sfollamento intra-urbano.  

Bogotá, 29 maggio 2012 – Riesce più facile essere ottimistici sulla situazione umanitaria in Colombia se la si guarda dalla prospettiva dei vivaci centri cittadini di Bogotá, Cartagena e Barranquilla. Fiorenti economie indotte da crescenti investimenti esteri, una classe media che si va espandendo, il calore della popolazione colombiana, possono dare l'impressione che tutto vada per il meglio; purtroppo però il paese ha alle spalle quasi mezzo secolo di guerra civile, e gruppi armati irregolari non meglio definiti e lungi dall'essere sconfitti continuano a seminare terrore.

Se però si superano i confini della Bogotá vera e propria per addentrarsi nel tentacolare insediamento urbano di Soacha, o si percorrono le brulicanti vie della città portuale di Bonaventura, o ancora ci si inoltra al di là dei fiumi Calima e San Juan, è tutt'altra storia: quella di un paese sempre ancora prigioniero di un conflitto interno che pone un'ardua sfida alla sicurezza, vale a dire al sacrosanto diritto delle persone di giungere a sera senza dover temere torture, rapimenti o la morte.

A Soacha, estrema periferia di Bogotá che conta circa 400.000 abitanti1, oltre 30.000 residenti sono dati ufficialmente per dispersi. Pur non essendo in grado di pagare un affitto per la casa, la gente converge qui da tutto il paese in cerca di sicurezza e dei servizi che la capitale può offrire.

Un'iniziativa comunitaria. Siamo entrati in contatto con il team del JRS e con una persona che si dimostra strumentale insegnando a un gruppo di 26 persone come impiegare tecniche di agricoltura organica mirate ad accrescere la sicurezza alimentare delle famiglie del circondario. Ciascun gruppo familiare partecipe dell'iniziativa dispone ora di un piccolo appezzamento di terreno su cui coltiva alberi da frutto, zucche, pomodori, cetrioli, erbe aromatiche, ecc.

Grazie al sostegno e accompagnamento da parte del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, le madri della comunità hanno potuto frequentare corsi di pronto soccorso medico e pianificazione nelle situazioni di emergenza.

Siamo ospitati nel grande orto di Doña Katia*, circondato da orchidee e alberi bonsai, dove si coltivano piante di citronella, papaya, menta, zucche e altri vegetali: un verde lussureggiante che si contrappone alla roccia consunta e alla grigia vallata che ci stanno di fronte. Camion che vanno e vengono dalla miniera di arenaria sollevano un misto di polvere e di residui di pneumatici che ben presto ci copre la pelle di un untuoso strato marrone.

Doña Katia guarda con fare preoccupato la figlia di dieci anni che si schiarisce la gola con rochi colpi di tosse. Sono molti i bambini della comunità affetti da problemi polmonari che si attribuiscono alla costante presenza nell'aria di polvere proveniente dalla trentina di miniere che punteggia il panorama di Soacha.

Soltanto una manciata è autorizzata, le altre scavano illegalmente i minerali che spetterebbero alla comunità, determinando contaminazione dei corsi e delle falde acquifere nonché erosione del terreno, con conseguente maggiore esposizione a inondazioni.

Apprendiamo dell'impegno civico della comunità e della collaborazione con le locali autorità comunali mirata a porre in evidenza le sempre più preoccupanti minacce e sparizioni imputabili ai gruppi paramilitari che imperversano nella zona, oltre che i problemi legati all'estrazione illegale di arenaria.

La comunità si preoccupa inoltre in modo particolare dell'accesso all'assistenza sanitaria, a un'adeguata istruzione e ai servizi spettanti agli sfollati in base alla sempre più attenta legislazione colombiana.

A quanto si dice, le FARC, gruppo ribelle di sinistra, sono tutt'ora diffusamente presenti nelle zone rurali intorno a Soacha, depredando la popolazione locale, esigendo tributi a sostegno della loro lotta e tentando di reclutare con la forza giovani del posto.

Penetrando questi gruppi paramilitari sempre più profondamente nel contesto urbano, si aggrava via via il problema dello sfollamento intra-urbano.

Shaina Aber, co-direttore dell'advocacy del JRS Stati Uniti

*Nome di fantasia per motivi di sicurezza.

1A quanto ci è stato detto durante la nostra visita, stando al censimento del 2005 la popolazione locale raggiungerebbe quasi il milione.

Siria: centro del JRS offre agli iracheni la possibilità di ricominciare

 
Il centro Deir Vartan si trova a Midan, un quartiere povero nel cuore di Aleppo, in Siria. Presso il centro, il JRS fornisce tutta una serie di servizi ai rifugiati e ai siriani in situazioni di vulnerabilità. (JRS)

 
Quando siamo al centro ci sentiamo a casa.... Senti proprio che per loro ogni persona è importante, a prescindere dall'origine etnica o dal credo religioso....  

Aleppo, 28 maggio 2012 – Dopo il ferimento alla gamba della figlia Ghufran, e l'attacco sferrato contro la sua casa e la sua attività, Bassam Abdullah era giunto al limite della sopportazione, e sei giorni dopo è fuggito. Trascorsi tre anni, nel 2010, la moglie e i suoi quattro bambini hanno scoperto il Centro Deir Vartan del JRS: un colpo di fortuna che ha cambiato la sua vita.

In Iraq, Bassam era preoccupato per la salute dei suoi figli. Ghufran in particolare era rimasta traumatizzata dall'attacco e dal fatto che il padre non fosse riuscito a impedirlo.

Ora Bassam è uno dei pochi iracheni abbastanza fortunati da aver trovato un lavoro e un luogo sicuro per la propria famiglia. Sono stati loro ad incoraggiarlo a frequentare un corso organizzato dal JRS per ottenere la patente internazionale per l'uso del computer (ICDL).

"Ho 47 anni," ha raccontato Bassam, "e all'inizio pensavo sarebbe stato difficile ricominciare a studiare. Ma quando sono arrivato al centro ho incontrato della brava gente. Mi sono sentito rilassato, potevo parlare liberamente con le persone. Era come a casa mia in Iraq. Tutti sono felici di sostenerti e aiutarti".

"Quando siamo al centro ci sentiamo a casa. È quasi una compensazione per l'assenza della nostra famiglia allargata. Tutti sono molto aperti. Senti proprio che per loro ogni persona è importante, a prescindere dall'origine etnica o dal credo religioso. L'aiuto e il servizio sono offerti a tutti senza distinzioni".

A quanto sostiene Bassam, la sua famiglia ha davvero beneficiato di questo tipo di approccio.

"Le mie figlie sono uscite dal guscio e si sono fatte più aperte e socievoli, interagendo a loro agio tra pari. Mio figlio ha nove anni, e prima era spesso molto maleducato. Dopo aver cominciato a prendere parte alle attività per bambini si è calmato: non strilla più come prima e ha imparato a dire grazie. Le attività educative del JRS hanno incoraggiato i miei figli a studiare seriamente e a essere tra i primi della classe nelle scuole pubbliche", ha detto ancora Bassam.

Con il sostegno dei suoi nuovi amici, anche la sua vita professionale va migliorando.

"Al momento lavoro come contabile … e da quando ho finito il corso ICDL si è fatto più facile. Sono in grado di usare internet per imparare nuove cose e migliorare la qualità del mio lavoro. A mio parere, l'ignoranza non è soltanto non saper leggere e scrivere, ma non saper usare un computer".

Eppure, guardandosi indietro, Bassam è ancora preoccupato per il futuro dei suoi figli e la possibilità di vivere dignitosamente.

"Non ho mai pensato di tornare in Iraq. Ho perso tutto quello che avevo lì. Mia madre è morta e tutti i miei fratelli e le mie sorelle sono sposati. In un primo momento ho pensato di stabilirmi in Siria, ma ora spero di essere reinsediato in un paese più sicuro".

Zerene Haddad, JRS Medio Oriente e Nord Africa


  JRS DISPATCHES è inviato dall'Ufficio Internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, CP 6139, 00195 Roma Prati, Italia. Tel: +39-06 689.77.386; Fax: +39-06 688 06 418; Email: dispatches@jrs.net; JRS on-line: http://www.jrs.net; Editore: Peter Balleis SJ; Redattore: James Stapleton; Traduzioni: Carles Casals (spagnolo), Edith Castel (francese), Simonetta Russo (italiano).

[JRS Dispatches Italiano] N. 318
Editor: James Stapleton